Big Mouth: la pubertà è un mostro

Ci sono serie animate soft e altre irriverenti. Ci sono serie di confine, come i Griffin, e altre che lo oltrepassano, come Rick and Morty. E poi c’è Big Mouth. Una serie Netflix sulla pubertà, sull’identità sessuale, sui primi approcci e gli scompensi ormonali in un’età difficile. L’animazione sembra quasi una copertura, per bilanciare un umorismo volgare ma intelligente, privo di un filtro politically correct.

Nick e Andrew, insieme ai loro amici, scoprono i cambiamenti, le meraviglie e gli orrori dell’adolescenza, con il supporto dei loro genitori e dei mostri della pubertà, Maurice e Connie.

L’inizio di stagione è d’impatto. Più che allo sviluppo dei personaggi si bada allo sviluppo dei generi. Si trattano problematiche prettamente maschili e altre femminili. Poi si trattano l’omosessualità e l’eterosessualità, indagando le sfumature dell’identità sessuale, senza sconti o mezzi toni. Gli impulsi, le fantasie e i desideri dei ragazzi sono concentrati ed esternati in due creature: Maurice e Connie.

big mouth

In lingua originale, l’ideatore della serie Nick Kroll presta la sua voce sia a Nick, amico poco sviluppato di Andrew, sia al mostro Maurice. Ed è proprio quest’ultimo, come incarnazione dei pensieri più irrazionali ed impulsivi, a dettare le regole e scandire il ritmo in tutti e dieci gli episodi. Come Virgilio guida Dante tra i pericoli dell’inferno, Maurice guida Andrew in un inferno di emozioni, scortandolo verso il purgatorio degli adolescenti. Una guida, però, senza filtri né inibizioni. Più un caprone perennemente arrapato, che un grillo parlante. Ma che ve lo dico a fare. In fin dei conti ci siamo passati tutti, giusto?

“Sei la fatina della pubertà?”
“COME CAZZO MI HAI CHIAMATO?”

Con tutti, intendo tutti. Anche le ragazze si arrapano. E oltre ad essere il titolo di uno degli episodi, è un dato di fatto che in Big Mouth prende le sembianze di Connie. Connie è la guida spirituale della sessualità femminile. Si occupa in prima linea dello sviluppo di Jessie, dalle sue relazioni al rapporto col proprio corpo. Anche in questo caso si tratta di un resoconto fedele e onesto di turbe sentimentali tipiche. I due mostri si avvicinano alla realtà più di quanto non lo abbiano fatto degli esseri umani in altre serie o film in tema.

Non è una serie perfetta e non ambisce ad esserlo. L’imperfezione e l’irrazionalità muovono i fili come un burattinaio, che alla fine della messinscena ha un rapporto sessuale col proprio burattino. Imperfetta, però, è anche la gestione del ritmo. Il dinamismo e la qualità dei primi episodi abituano lo spettatore ad uno standard ambizioso, che arranca un po’ nel finale. Non è un’eiaculazione precoce (seguite la metafora), ma neanche un rapporto esaustivo. Necessita di un’altra stagione per dare spiegazione ad alcuni interrogativi che si sollevano durante gli episodi. Sotto questo aspetto, Big Mouth non è un’opera completa. Note di merito vanno invece alla grafica, pulita e minimale, alla sigla, che reputo geniale, e all’approccio diretto a un tema difficile da trattare. Difficile, sì, ma comune a tutti noi. L’immedesimazione di conseguenza è immediata.

Consigliato a: chi vuol farsi una risata ripensando ai “bei tempi”, o a chi li sta passando.

Sconsigliato a: chi vuole arrivare casto al matrimonio.

Trailer:

Cosa dice la critica:

IMDb: 8,3/10
Rotten Tomatoes: 100% (pubblico: 79%)

  • Trama
  • Realizzazione
  • Impatto
8.2
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Rosario

Rosario

Emigrato dalla Calabria all'età di due anni, ha lasciato alle spalle la campagna trasferendosi in città. Dovendosi adattare alla nuova lingua, trova nel cinema un mezzo per condividere gusti e opinioni. Predilige fin da giovane il genere horror, trascorrendo interi pomeriggi a terrorizzare il fratello minore. Oggi studia psicologia.