Il film Okja, Netflix, gli animalisti e il pubblico trasversale

Con il film Okja Netflix punta sempre di più all’innovazione dei generi e ad una nuova politica, lontana da quella delle major hollywoodiane.

In Okja una multinazionale ha scoperto un nuovo tipo di maiale. Gli esemplari vengono dati per 10 anni a degli allevatori sparsi in tutto il mondo. Al termine il maiale migliore verrà premiato e mandato al macello insieme a tutti gli altri della sua specie. Ma una bambina non ne vuole sapere di separarsi dal suo amato maiale Okja.

Viviamo nel mondo delle mode nutritive e delle etichette. Impazziamo per il “bio”, sbandieriamo il “senza olio di palma” e tante altre minchiate simili. Non siamo più onnivori. Siamo vegetariani, vegani e persino respiriani. Il “senza glutine” per molti è un modo di pensare più che un alimento adatto ai celiaci, mentre ovunque siamo nel mondo possiamo avere, in qualunque stagione, frutta colta dall’altra parte del globo. Il tutto condito da un paradosso incredibile: una sovrapproduzione alimentare nei paesi sviluppati e una costante carestia nei Paesi del Terzo mondo. È quella globalizzazione iniziata ormai da mezzo secolo e che non ci dispiace affatto, purché non diventi follia collettiva. Di questa follia parla proprio Okja.

Con Okja Netflix ci racconta il nostro mondo mostrandocene l’assurdità

In concorso allo scorso Festival di Cannes, il film del regista sudcoreano Bong Joon-Ho è una favola moderna un po’ animalista, ma soprattutto realista. Strutturata come una classica favola avventurosa per ragazzini, il film narra l’avventura di una bambina e del suo maiale Okja e del loro legame di amicizia. Quando parlo di struttura classica mi riferisco a quella del “salvataggio” o del “ritorno a casa” abbastanza tipica dei film hollywoodiani. Penso per esempio a film come In fuga a quattro zampe, Toy Story, Alla ricerca di Nemo o Pets.

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Pur muovendosi in questa struttura il film ha uno stile tutt’altro che classico. Almeno per metà il film è parlato in coreano ed in generale non ha moltissimi dialoghi. C’è molta azione e la regia in alcuni momenti ricorda un Wes Anderson un po’ più ritmato. Pur proponendosi come favola non è un film adattissimo ai più piccoli. Il finale per esempio è davvero tosto, anche per i più grandicelli.

Pur distante da altri film di Bong Joon-Ho come Snowpiercer o Memories of Murder, Okja mantiene racchiude quella critica sociale presente in tutti i titoli del regista coreano.

Superficialmente si potrebbe vedere Okja come un film “vegetariano” in difesa degli animali. Non è proprio così. Parla di rispetto per gli animali anche nell’ottica dell’alimentazione. Soprattutto dell’inutilità di mangiare ciò di cui non abbiamo bisogno. Esemplificata dalla scena in cui Mija butta i pesci nel laghetto tenendo solo quello che mangerà a cena.

I gruppi animalisti sono degli eroi, ma è importante che non esagerino. Anche in questo caso non li si difende totalmente e se ne mostra la follia. Come il ragazzo che nel film non mangia da giorni per rispetto alla natura ecc.

In ogni cosa la follia nasce dall’eccesso

Al di fuori del bosco in cui vive la piccola Mija tutto sembra costruito e artificioso. Così anche la recitazione, i costumi, le scenografie. Sembra di essere in un freddo cartoon o in un fumetto. Tilda Swinton si sdoppia e interpreta un perfetto villain fumettistico privo di emozioni. Jake Gyllenhaal è irriconoscibile nella parte di un folle allevatore da programmi televisivi. Paul Dano è pacato, poetico e innaturale nei sentimenti nella parte dell’eroe animalista. La sconosciuta Ahn Seo-hyun interpreta la piccola Mija e regge molto bene l’intero film in modo sorprendente.

Menzione d’onore per il personaggio di Okja, di un realismo impressionante e di una tenerezza incredibile. Il supermaiale protagonista del film è un personaggio che ti entra nel cuore e difficilmente si dimentica.

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Okja è un film strano. È una favola eccentrica che non punta a nessun pubblico in particolare, ma che sicuramente è in grado di trovarlo in modo trasversale. Sembra rappresentare proprio la politica di Netflix completamente opposta agli studios. Una politica che punta a scommettere su titoli alternativi adatti ad una fascia di pubblico compresa tra i 20 e i 45 anni che spazia dagli anime ai thriller e alle commedie. Netflix sta creando un pubblico onnivoro amante della qualità. Non so voi, ma io mi ci ritrovo molto bene.

Consigliato a: agli amanti delle storie di amicizia, delle favole, ma anche di un cinema meno classico

Trailer:

Cosa dice la critica:

IMDb: 7,6/10
Rotten Tomatoes: 85%

 

  • Trama
  • Realizzazione
  • Impatto
8.9
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Aaron

Aaron

Laureato in Scienze storiche all'Alma Mater di Bologna e smanettone informatico, ma da sempre appassionato di cinema. È un vero onnivoro e non c'è genere che non apprezzi. Primo film visto al cinema: Jurassic Park. Film preferito: Harry ti presento Sally.