Macchine mortali (2018): la maledizione dei film steampunk

Macchine mortali è un film del 2018 diretto da Christian Rivers, adattamento dell’omonimo romanzo di Philip Reeve, ed interpretato da Hera Hilmar, Robert Sheehan e Hugo Weaving.

La trama di Macchine mortali

In un futuro post-apocalittico, a mille anni da ora, l’umanità rimasta si rifugia in città mobili e le città più grandi fagocitano quelle più piccole. Ma qualcuno sta cercando di consolidare il potere.

Il film

Personalmente c’era molto hype per Macchine mortali. Potrei ricondurlo a due motivazioni di base: la prima è che è ambientato in un futuro post-apocalittico in stile steampunk, la seconda è che era fortemente voluto da Peter Jackson. Il rischio quando c’è tanta attesa era, appunto, nel soddisfarla.

Lo steampunk è un genere fantastico o fantascientifico che mescola uno stile tecnologico e scenografico all’interno di un periodo storico che stona, in modo anacronistico. L’esemplificazione, da cui nasce appunto la parola stessa, è l’idea di inserire tecnologia moderna in epoca vittoriana. Gli esempi nel cinema sono molteplici, ma raramente sono stati fortunati. Partiamo da Wild Wild West, detestato da critica e pubblico, passando per La bussola d’oro, chiuso al primo capitolo, per arrivare a Tomorrowland, che doveva diventare una saga ma si è spento in partenza. Va detto che si tratta di un genere, quello steampunk, che è sempre stato difficile da far digerire al pubblico e si è spesso sbagliato l’approccio. Casi riusciti sono stati quelli di Sherlock Holmes, il cui successo va legato senz’altro a Robert Downey jr. e al talento registico di Guy Ritchie.

Insomma, lo steampunk è un genere maledetto, che vanta pochissimi successi al cinema

Macchine mortali poteva decretarne un ritorno in grande stile o l’ennesima conferma della difficoltà di trasposizione. Quindi com’è andata?

macchine mortali

Partiamo dagli aspetti negativi…

Il film sceglie di sdoganare il genere al grande pubblico, quello ormai affezionato alla fantascienza young adult in stile Hunger Games,  e di conseguenza tenta di condensare moltissimi fatti, eventi e personaggi in due ore e poco più. Si tratta di una scelta abbastanza sensata se la paura era quella di non incassare abbastanza soldi da poter proseguire con altri capitoli. Infatti il film è, di fatto, autoconclusivo, anche se apre alla possibilità di futuri capitoli. Così la sceneggiatura ci propone tutti questi avvenimenti senza lasciare troppo spazio all’approfondimento dei personaggi o semplicemente al gusto dell’immagine. C’è, purtroppo, tanta banalità nei dialoghi e nello sviluppo degli avvenimenti e lo spettatore non ha abbastanza tempo per affezionarsi ai personaggi per poter davvero essere sensibile a certi avvenimenti.

macchine mortali

L’altro tasto dolente è senz’altro la regia, affidata all’esordiente Christian Rivers. Piange il cuore a pensare che poteva essere Peter Jackson a dirigere l’opera, ma alla fine si è limitato ad alcune scene. Rivers non riesce ad aggiungere alcuna personalità a Macchine mortali e, soprattutto, non ha la capacità di dirigere solidamente gli attori, che si trovano spesso spaesati. Il risultato in alcuni momenti è quello di un lungo episodio di una serie TV di serie B.

…per arrivare a quelli positivi

Macchine mortali ha senz’altro un impatto visivo eccezionale. Non si tratta solo degli incredibili effetti visivi (Weta Digital, ma guarda un po’…) che fin dalla prima incredibile sequenza tengono incollati alla poltrona, ma anche delle straordinarie scenografie e dei costumi. Gli interni della Londra del film sono impressionanti, ma anche quando i personaggi si muovono negli ambienti esterni c’è da rimanere sbalorditi (i videogiocatori troveranno tanti punti in comune con gli scenari di Fallout, mentre in alcuni momenti la memoria va al film Labyrinth). Per non parlare delle macchine volanti e dei vari marchingegni. Insomma, il film è talmente riuscito dal punto di vista visivo che ci si dimentica delle sue debolezze. E qui ci ricolleghiamo a uno degli aspetti negativi. Forse con un po’ più di rischio si sarebbe potuto seguire l’esempio de Il Signore degli Anelli e lasciare più spazio all’immagine e ai personaggi senza propinarci un avvenimento dietro l’altro. Poteva davvero essere un film grandioso.

macchine mortali

Se alcuni personaggi sono buttati lì, altri sono talmente potenti da lasciare il segno appena entrano in scena. È il caso di Shrike, voce e movimenti di Stephen Lang, che è senza alcun dubbio il personaggio più riuscito del film. I protagonisti funzionano, ma non sono così convincenti, mentre il villain, interpretato da Hugo Weaving, è trattato in modo un po’ troppo superficiale.

L’opinione

Poteva essere grandioso, ma si è accontentato di molto meno. Macchine mortali ha scelto la strada più facile e probabilmente non sarà adeguatamente ricompensato. Non è comunque detto che rischiando di più avrebbe avuto maggiori possibilità. Il film conquista sicuramente dal lato visivo, ma chi cerca una sceneggiatura solida, priva di buchi e con personaggi forti può guardare dall’altra parte. Secondo noi comunque vale il prezzo del biglietto. Con un costo di 100 milioni di dollari, Macchine mortali potrebbe riuscire almeno a non far perdere alla Universal i soldi spese, ma i primi esiti al box office preannunciano un flop. È la maledizione dei film steampunk!

Consigliato a: chi ama il genere post-apocalittico, lo steampunk ed i romanzi young adult alla Hunger Games.

Trailer

Se vi è piaciuto guardate anche…

Waterworld, L’uomo del giorno dopo, La città perduta, Ember – Il mistero della città di luce, 9

Cosa dice la critica:

6,5/10
27%

  • Trama
  • Realizzazione
  • Impatto
7.5
Aaron

Aaron

Laureato in Scienze storiche all'Alma Mater di Bologna e smanettone informatico, ma da sempre appassionato di cinema. È un vero onnivoro e non c'è genere che non apprezzi. Primo film visto al cinema: Jurassic Park. Film preferito: Harry ti presento Sally.