Il filo nascosto (2017): l’abito spinoso di Paul Thomas Anderson

Quest’anno è capitato molte volte e, anche per Il filo nascosto, il pubblico è spaccato a metà. L’abito cucito a mano da Paul Thomas Anderson non calza a tutti. Le misure variano, come variano i gusti per i materiali e le tinte. C’è chi lo ha trovato delicato e chi invece scomodo, spinoso. Chi addirittura se n’è andato dalla sala e chi, in preda ad un raptus, ha iniziato a sbattersi una bottiglietta in testa. Insomma, non tutti lo ricorderanno come sarto di fiducia. Quel che è vero è che tutti lo ricorderanno.

La trama de Il filo nascosto

Reynolds Woodcock è un rinomato stilista nella Londra del dopoguerra. Il suo metro avvolge i fianchi di figure rilevanti nella politica del suo tempo. Una carriera che viene stravolta, però, quando ad essere avvolta è la vita di Alma.

Il film

Chi obbietterebbe, in fondo, se dicessi che la cura per i dettagli è il pezzo forte? Tutto nella pellicola, a partire dalla fotografia e passando per le musiche, non permette distrazioni. La trama è talmente ristretta che a fare da padrone è il contesto. Sono protagoniste le stoffe, le pietanze, le abitudini ricorrenti di uno stilista a tempo pieno. Dettagli talmente rilevanti che è l’amore, col passare del tempo, a divenire antagonista.

Decisivo è l’incontro tra Reynolds (Daniel Day-Lewis) e Alma (Vicky Krieps). Una routine, quella del protagonista, che tentenna di fronte all’irregolarità della donna. Gli dà del filo da torcere, restando in tema, con una personalità tanto forte quanto misteriosa. Figura che si intromette, per così dire, nel già consolidato rapporto di fiducia tra lo stilista e la sorella-assistente Cyril (Lesley Manville).

Il filo nascosto punge al tatto ed è difficile da scovare. L’intreccio di stoffe e vicende narrate accompagnano lo spettatore alla consapevolezza. L’amore da antagonista, come già accennato, trova con forza attraverso sadismo ed egoismo un equilibrio malato.

Uscendo dalla sala, interrogandomi su quale altra pellicola simile avessi visto in precedenza, non ho trovato risposta. “Forse Dracula” propone Aaron, che ha visto con me il film. Forse sì, ma se da una parte abbiamo un film che resterà nella storia, dall’altra abbiamo una pellicola nascosta di nome e di fatto. Di nicchia, d’impatto per chi lo ha visto, nel bene e nel male, ma nell’ombra di pellicole certamente più considerate.

Il parere

Se è vero che è difficile tenere testa a Daniel Day-Lewis, è altrettanto vero che la performance della Krieps non è assolutamente oscurata. Al di là della mancata candidatura. Candidatura che invece premia, con merito, la sorella Lesley Manville. Tra queste, oltre ovviamente al miglior attore, troviamo anche colonna sonora, film, regia e costumi. Personalmente reputo quanto visto meritevole di ulteriori riconoscimenti anche se, tra quelli menzionati, preferisco la colonna sonora di Shape of Water.

Trailer

Cosa dice la critica:

7,8/10
 91%

  • Trama
  • Realizzazione
  • Impatto
8.2
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Rosario

Rosario

Emigrato dalla Calabria all'età di due anni, ha lasciato alle spalle la campagna trasferendosi in città. Dovendosi adattare alla nuova lingua, trova nel cinema un mezzo per condividere gusti e opinioni. Predilige fin da giovane il genere horror, trascorrendo interi pomeriggi a terrorizzare il fratello minore. Oggi studia psicologia.