Nirvana (1997): quando gli hacker parlano barese

Luisa Corna truccata da Dea Kālī.
Così ci accoglie tra le sue pieghe Nirvana, il folle esperimento di fantascienza di Gabriele Salvatores.

Era il 1997, il cyberpunk usciva dagli anni ’80, con Blade Runner e la fantascienza Philip K. Dick e William Gibson, e a breve sarebbe arrivato Matrix delle Sorelle Wachowski.

nirvana

La trama di Nirvana

Nella futuristica città Agglomerato Nord, Jimi Dini (Christopher Lambert) è un programmatore che lavora per la multinazionale Okosama Starr, e in tre giorni è previsto il lancio del suo nuovo gioco, Nirvana. A bloccarlo dal concludere il gioco vi sono due problemi: la fuga della sua ragazza Lisa, e Solo (Diego Abatantuono), il protagonista del videogame. Inizierà quindi una ricerca nei bassifondi cupi e sporchi della città, tra hacker e esotismo..

Il film

Un immensa città dall’aria opprimente, con i suoi grattacieli illuminati e le sue strade affollate, sporche e colorate, sui cui svettano cartelloni pubblicitari di gusto orientale, simbolo di multinazionali che controllano la società mentre gli hacker vivono in clandestinità. Blade Runner? No, Nirvana.

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Nirvana si presenta come un grande assemblaggio di fantascienza anni ’80 e ’90, mescolata con la commedia e la tradizione del cinema italiano. Il film è quindi un esperimento sgangherato, ma efficace, in cui la recitazione posata e calibrata di Christopher Lambert si infrange contro il tumulto recitativo e espressivo degli agitati attori italiani, uno su tutti Sergio Rubini, vera colonna portante del film, che interpreta l’hacker Joystick, accompagnato da una splendida Stefania Rocca.

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I numerosi volti noti della scena comica italiana degli anni’90 si susseguono nel film creando a volte momenti ridicolmente disturbanti (il cameo di Paolo Rossi che recensisce droghe sintetiche vale la visione). Ma a bilanciare questi eccessi comici si trova anche lo sguardo penetrante e di ghiaccio di Diego Abatantuono

L’Agglomerato Nord, lo sfondo di questa storia, si presenta in ambienti cupi e opprimenti, in piena tradizione cyberpunk, anche per una semplice necessità produttiva: con un budget minimo, buona parte delle scene sono state girate in una fabbrica abbandonata di Milano.

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L’influenza orientale poi non si esaurisce nell’estetica, ma diventa fondamentale per le tematiche proposte dalla pellicola.

Dubbi legati a memorie artefatte e a cosa possa essere definito reale, con un intelligenza artificiale bloccata in una realtà virtuale e costretta a seguire un ciclo di morte e rinascita perpetuo

Questo è il destino del protagonista del videogame Nirvana, Solo, che, ottenuta un autocoscienza (vero e proprio MacGuffin narrativo), non vuole altro che l’annullamento da una vita effimera.

Ma effimera è anche la vita di Jimi, il programmatore interpretato da Lambert, anche lui bloccato nello schema della propria grigia esistenza, che si ritrova disorientato nella realtà degli hacker dei bassifondi, fino a mettere a rischio sè stesso per esaudire la richiesta di un costrutto sintetico.

Risultato di queste insofferenze arriva, in piena dottrina buddhista, la volontà di dissolversi, come vuole fare Lisa nell’acqua della vasca, “come un fiocco di neve che non cade da nessuna parte”

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Il film di Salvatores risulta incredibilmente potente, nonostante i messaggi che cerca di veicolare siano molto spesso poco sviluppati nel poco tempo a disposizione, con efficaci elementi di fantascienza (la scena dell’intervento agli occhi robotici è un mix disturbante tra Cronenberg e Gilliam), e soprattutto per l’intuizione di creare un film di genere che non negasse la sua identità italiana ma che la esaltasse, nonostante il risultato non sia pienamente riuscito.

Consigliato a: agli appassionati di fantascienza cyberpunk e del cinema italiano. Ma tutti dovrebbero dare una possibilità a questo prodotto ibrido, unico nel suo genere.

Trailer:

Dove trovarlo?

Solo in DVD

Cosa dice la critica:

nirvana imdb 6.1/10

nirvana rotten tomatoes67%

  • Trama
  • Realizzazione
  • Impatto
8.0
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Il tuo voto 6 (2 voti)
Luke

Luke

Solitamente si fa chiamare Luke (ha proprio fantasia da vendere eh). La passione per il cinema lo accompagna dall'adolescenza, da quando curioso su cosa ci fosse oltre lo schermo si è appassionato anche di scrittura