Loro 1 (2018): se è una bomba deve ancora esplodere

Una pecora non sa che il suo corpo non è fatto per reggere a lungo 1°C, ma bela lo stesso. Bela e fissa il condizionatore, i gradi che calano. Il verso diventa stridulo. L’elettrodomestico pare invece essere alimentato dal motore di un boeing a pieni giri. E collassa, in un gelido anonimato, la pecora smette di belare. Così, forse ammiccando al Cavaliere animalista, intollerante ai comunisti ma non al lattosio, si conclude la prima scena di Loro 1.

La trama di Loro 1

Sergio Morra è un pugliese che corrompe politici locali offrendo loro delle escort. Decide di espandere il giro assieme alla moglie/complice Tamara. Approda quindi a Roma, dove brama un contatto con Loro, i vertici del potere, ma soprattutto con Lui.

Il film

Un belato che apre un film su Berlusconi lascia ben sperare. La sensazione che danno i minuti seguenti, però, è che questa prima parte non riguardi lui. Il vero protagonista è infatti Sergio Morra (Riccardo Scamarcio). Un talent scout di escort, con contorno di coca e MDMA, che brama un contatto coi poteri forti. E mentre l’avvocato di Tarantini (talent scout di escort, con coca e MDMA) smentisce ogni collegamento col suo assistito, Sorrentino sembra aver fatto centro. Una pellicola del genere, infatti, non può che produrre un sequel a costo zero, prettamente mediatico. Lo spettacolo sembra essere appena iniziato da ambedue le parti. La prima, quella fittizia e arbitraria, è già un successo al botteghino. La seconda, quella costituita da nomi e processi, compare in più articoli il giorno dopo l’anteprima.

Loro 1

Tornando a un 2006 arbitrariamente narrato, l’approccio di Morra al potere è morboso, almeno quanto la sua dipendenza alle droghe. Più distaccato e freddo è invece il rapporto con la moglie e complice Tamara (Euridice Axen), la cui interpretazione va elogiata. A Roma il cammino dei due inizia con un primo passo, in direzione Santino Recchia (Fabrizio Bentivoglio). Ex ministro del centro-destra, al termine del terzo governo Berlusconi, Recchia ha le fattezze della pedina perfetta. E come tale viene sfruttato.

In Loro 1 senti che qualcosa sta per esplodere, ma vedi solo la miccia che si consuma

Loro è un film che unisce e divide, e in entrambi i casi ne esce vincitore. Unisce nella critica recensori e addetti alla cronaca, interpreti e interpretati. Divide pressoché gli stessi, per i contenuti non ancora “schierati”. È infatti sì un’aspra critica al potere, ma al contempo romantica e persuasiva rincorsa alle attenzioni dell’ex Cavaliere. Senti che qualcosa sta per esplodere, anche se Sorrentino – almeno in questa prima parte – ti mostra solo la miccia che si accorcia. Ciò è dato anche e soprattutto da personaggi non ancora svelati, primo fra tutti Dio. Sì, non è un errore dato dal correttore: Dio. In secondo luogo una escort di lusso, Kira (Kasia Smutniak) di cui si sa ben poco, ma pare essere stata amante del Cav.

L’attesa quindi è resa bene, seppur ricca di dettagli narrativi fini a se stessi, frutto forse del gemellaggio francese nella produzione dell’opera. Non che La Grande Bellezza fosse un action-movie. Anche se la trama fatica a procedere, l’atmosfera riesce ancora una volta a intrattenere. Va attribuito il merito all’ormai fido sceneggiatore Umberto Contarello.

Forse l’immagine più compendiaria che si può avere di Silvio Berlusconi è questa: un torero. (Paolo Sorrentino)

Elena Sofia Ricci è la Lario, la moglie del Cav. Scocciata e insoddisfatta in una relazione tutt’altro che stabile. Berlusconi (Toni Servillo) è il villain e da buon cattivo si palesa dopo un sacco di tempo. Un villain che, tra estetica e interpretazione, starebbe bene anche nella sala accanto, contro gli Avengers nella Infinity War. Ciò che gli manca è uno scopo, se non quello di farsi attendere e corteggiare da una scuderia di arrivisti. La sensazione è però quella che lo scopo, o meglio, lo scontro stia arrivando. I due mondi ora devono solo collidere, arrivisti e escort da una parte, Loro e Lui dall’altra.

  • Trama
  • Realizzazione
  • Impatto
7.5
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Rosario

Rosario

Emigrato dalla Calabria all'età di due anni, ha lasciato alle spalle la campagna trasferendosi in città. Dovendosi adattare alla nuova lingua, trova nel cinema un mezzo per condividere gusti e opinioni. Predilige fin da giovane il genere horror, trascorrendo interi pomeriggi a terrorizzare il fratello minore. Oggi studia psicologia.