Il ritorno di Samurai Jack: l’arte della narrazione

Il ritorno di Samurai Jack: l'arte della narrazione 1

Era il 25 settembre 2004. Dopo 4 anni dalla prima messa in onda vennero trasmessi gli ultimi episodi mai prodotti di Samurai Jack per Cartoon Network.
La rete chiuse la serie senza troppo preavviso e così Tartakovskij e soci non ebbero tempo di offrire al pubblico un degno finale per le avventure del Samurai senza nome che vaga per le terre di Aku. Un episodio autoconclusivo come tanti altri. Questo videro i fan.

Samurai Jack

Lo spirito scontento dei fan alimentò lo stesso team di sviluppo che negli anni a seguire progettò in ogni modo un modo per dare un finale a Jack, ma nulla andò in porto. Poi il silenzio.
All’improvviso l’annuncio. Adult Swim, sezione matura della rete di Cartoon Network, avrebbe mandato in onda la stagione finale prodotta dallo stesso Tartakovskij.

Una degna conclusione per Samurai Jack. E’ davvero così?

Chi è stato almeno una volta in contatto con un prodotto di Tartakovskij non potrà non riconoscerne lo stile unico: un animazione spoglia, tradizionale sotto certi aspetti, fisionomie squadrate e design fantasiosi e colorati usciti da un trip d’acidi. Una narrazione calma e irriverente, con gag mute e momenti riflessivi, che lasciano spazio a scene d’azione ben costruite degne di Tarantino

Samurai Jack

Sergio Leone e Tarantino incontrano i Monty Python, Charlie Chaplin e Jackie Chan

Tartakovskij ama citare i suoi idoli, gli artisti che lo hanno entusiasmato da giovane e profondamente influenzato. Quindi non c’è da stupirsi delle numerose inquadrature alla Leone (taglio degli occhi), scene di combattimento slapstick tipiche del cinema di Chan, e di smorfie ed espressioni da cinema muto, presenti in tutte le precedenti stagioni della serie.

Ma questa volta ci si è spinti oltre. Tartakovskij, complice una messa in onda tanto attesa e su una rete più libera, ha dato pieno sfogo al suo bagaglio citazionistico, fondendolo con la storia che voleva raccontare e una spiccata poeticità narrativa e visiva (l’episodio 03 presenta una sequenza intera che oltre ad essere visivamente spettacolare è un immenso omaggio a Leone & Morricone SPOILER)

Fatto innegabile di questa nuova stagione di Samurai Jack è l’assoluto valore artistico del suo impianto visivo, in un insieme di rimandi ad opere, artisti e concetti assolutamente incredibile. Questa stagione di Samurai Jack è Arte.

Samurai Jack

L’ultima stagione della lotta tra Bene e Male

Ma la messa in onda su Adult Swim ha permesso di osare maggiormente anche sulle tematiche: l’intro degli episodi lo ribadisce puntualmente. Hope is lost.
Davanti ai nostri occhi non si presenta lo stesso Jack visto per l’ultima volta nel 2004, ma un uomo spezzato dagli eventi, con una mente sconvolta (a tal punto da sentire i propri antenati intimargli di compiere il Seppuku per il disonore subito!)

Samurai Jack

Il Samurai protagonista deve riscoprire sé stesso prima di poter riprendere la propria missione. Che è sempre quella, tornare nel passato e fermare Aku, prima che schiavizzi l’umanità intera e compia genocidi. Prima della nascita di tutto ciò che Jack sperimentato, di tutti coloro che ha incontrato da quando è nel futuro di Aku.
Ma il mio dubbio è: è ritenuta attuabile questa linea d’azione? E chissà che non se lo chieda anche Jack alla fine di tutto.

Ogni nuovo episodio è perfettamente calibrato, e lentamente la storia si evolve. E in questo viaggio di (ri)formazione, Tartakovskij & co. non hanno resistito ad inserire anche una certa linea romantica, che anche se raccontata con poesia ed ironia, stona leggermente con i toni della serie fin qui conosciuta.

I nuovi episodi vanno in onda il sabato sera sul canale americano Adult Swim. Ne mancano due alla fine di tutto. Se il livello resta questo, ne sarà valsa la pena attendere tutti questi anni per il ritorno di Samurai Jack.

*Watch out!*