Manchester by the Sea: un quadro romantico tra silenzio e sofferenza

Boston. Lee Chandler è un tuttofare scorbutico ed introverso che beve spesso seduto al bar da solo e provoca risse. La notizia della morte di suo fratello maggiore lo farà tornare alla cittadina di Manchester per prendersi cura del nipote

Inverno duro come la vita, la natura immensa e perfida che pervade l’animo umano, il passato che continua a perseguitare; un quadro romantico che viene rappresentato con maestria dal regista Kenneth Lonergan (al suo terzo film) in Manchester by the Sea.

Il personaggio di Lee Chandler è quello di un uomo senza voglia di vivere, che tenta ogni giorno di dimenticare il dolore dell’animo. Lee rivive a passi lenti il passato a cui cercava di scappare ed il film riesce abilmente ad avanzare su questo doppio binario, tra presente e flashback continui. Questo ci porta a scoprire un passato inaspettato del protagonista, ma soprattutto quanto era importante per lui la famiglia. Perché questo è innanzitutto un film sulla famiglia. Ed il significato è esplicato proprio nella prima scena di Manchester by the Sea, dove Lee sta facendo un uscita in barca con il fratello ed il nipote e chiede al piccolo:
– Se dovessi portare con te una sola persona, un uomo in gamba che ti fa sentire protetto e felice… tra me e tuo padre, chi sceglieresti?
– Mio padre!
– Secondo me è la scelta sbagliata!
Il film ci mette un po’ a rivelarci il motivo del suo esilio dal mondo. E si sprecano i simbolismi tra il calore dei sentimenti e il calore come oggetto di pericolo, in contrasto ad un freddo permanente e pervadente, sia del paesaggio sia del protagonista.
La vera tematica di Manchester by the Sea, quella che si coglie in ogni attimo del film, è la sofferenza ed i diversi modi di viverla. C’è chi la chiude dentro e affronta la morte con freddezza, c’è chi invece della morte non vuole parlarne, c’è poi chi ha bisogno di sfogarsi e chi pensa di dover proteggere gli altri da questa “malattia dell’animo”. Ma prima o poi tutti dobbiamo farne i conti ed imparare a trattare con essa. La dinamica è ben rappresentata da un abbraccio atteso per tutto il film tra zio e nipote, un abbraccio che dovrebbe portare la sicurezza e la comprensione della famiglia, ma che non arriva mai. Così come è ben rappresentato dalla scena più intensa del film, uno sfogo del personaggio di Michelle Williams e il tentativo di Casey Affleck di divincolarsene.
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Una sceneggiatura di alto livello quella dello stesso Kenneth Lonergan (e aveva firmato anche Gangs of New York tra le altre). Lonergan riesce a costruire in modo agile una struttura non facile, il senso tempo dell’andata e del ritorno nella vita. Evidenza molto bene il contrasto tra nipote e zio come opposti, ma simili allo stesso tempo.
Il pregio del film è comunque quello di superare i banali schemi del dramma e a raccontare questa storia struggente con la stessa riservatezza dei suoi personaggi. È il silenzio che da risalto al dolore.
La fotografia dipinge un quadro romantico, esaltando un paesaggio in cui cielo e mare si confondono come l’animo dei personaggi.
Banalmente lo diciamo, ma va detto: Casey Affleck è strepitoso, la sua interpretazione è davvero grande e la sua rappresentazione della sofferenza è reale. Non è un segreto che sia favorito agli Oscar.
Bravissimi e veri anche Michelle Williams e il giovane Lucas Hedges.
Ottima anche la colonna sonora che va da canzoni di Bob Dylan e Rey Charles a brani di Händel e Albinoni.Voto: 8,5

 

Ayyoub

Ayyoub

Pazzo come Jack in Qualcuno volò sul nido del cuculo, scemo come le battute di Dodgeball, polymetis come Al Pacino ne Il padrino