Come si fa a dire “questo è un buon film”?

L’arte è sempre andata di pari passo con le opinioni di chi la percepisce. Il giudizio esterno, la critica, sono fattori insiti nella carriera di chi espone e si espone al pubblico. E col superamento del commento “a freddo”, del “mi piace” o “non mi piace”, si ha la recensione. Si ha un’analisi più ampia, elementi discussi e messi a confronto per decretare un giudizio. Ma quanto può essere soggettivo questo giudizio?

Sono felice di riportarvi una chiacchierata fatta con Peter, de La Redazione (prima solo Movies News Line), in merito a questo argomento. Prima di tutto – dice – la critica cinematografica italiana è molto tradizionalista e si basa moltissimo sulla conoscenza della cinematografia. Questo è un approccio molto professionale, il che va benissimo, ma io non rappresento questo. Occupandosi in larga misura di recensioni e opinioni sul cinema, ciò di cui si occupa Peter è grosso modo lo stesso che facciamo noi qui. La differenza sta nell’utilizzo di un altro mezzo: YouTube.

La crisi di Hollywood

Nel mio canale spesso ritorna l’argomento: “la crisi di Hollywood”. Subito potrei citarti due film che smentiscono questa teoria: Gravity e Don Jon. Gravity ha usato la tecnologia più moderna in modo che non fosse semplicemente uno strumento di spettacolo, Don Jon invece è un film mainstream che però ha usato un’idea originale.

Secondo me non è il cinema ad essere in crisi, ma il pubblico. Lo so, è un atteggiamento ingenuo, ma se ad esempio non andassero in così tanti a vedere la saga di Transformers, non ci sarebbero degli inutili film del genere. Gli incassi servono ad un film, ma gli incassi arrivano da noi. Abbiamo un potere in mano. Per questo dico che se esiste un film per cui per davvero valga la pena, senz’altro è da vedere al cinema, pagando il biglietto.

I punti chiave di un buon film

Il rapporto opera-spettatori, e il conseguente utilizzo del budget in linea ai gusti collettivi e al periodo storico, sono argomenti affascinanti quanto vasti. L’etica del mainstream, il ricorso ai blockbuster per spendere tanto e sul sicuro. Hollywood ci campa, inutile dirlo. Spesso e volentieri le idee originali non bastano a pagare le bollette. E’ anche vero che sono proprio quelle, però, a decretare la storia e l’evoluzione del cinema. L’arte, inutile dirlo, è fatto di idee, prima che di grandi investimenti. E’ il motivo per cui i classici vengono ricordati per sempre, mentre un semplice “boom al botteghino” sopravvive fino al nuovo record. Nel primo caso la ricompensa più grande è la memoria, nel secondo è l’attimo di gloria.

Di cosa è fatto un “buon film”, allora?

Beh, la domanda è interessante perché questi punti per ogni persona significano una cosa diversa. E qui colgo l’occasione per accennare: Il film perfetto non esiste. Non esiste una ricetta o un prodotto artistico che incarni la perfezione universale per cui il cielo si apra e venga attraversato da Gesù Cristo. Non esiste. E perché dovrebbe? Uno dei miei film preferiti, una delle produzioni più decisive nella mia vita è orribile, criminale, invalutabile.

buon film

Ma ad esempio in Salvate il soldato Ryan, considerando la parte tecnica, il lavoro degli operatori non è fenomenale, ma come film è fantastico. Perciò nessuno va a dire che “sì, ma le luci potevano essere queste, o i contrasti quelli”.

Quindi naturalmente ci sono i dettagli tecnici, come il montaggio, la regia, la recitazione, ma oltre questi io mi baso moltissimo sull’esperienza che da il film. Che cosa mi ha insegnato, che pensieri mi crea e soprattutto: che utilità ha oltre la bellezza?

Ecco, The Invitation di Kusama, oppure Coherence di Byrkit. Sarei curioso di sapere quante persone tra coloro che leggono questo articolo siano a conoscenza dell’esistenza di queste pellicole. E se non lo sono, consiglio loro di vederle subito, perché un film low (davvero low) budget può offrire molto. Bisogna andare oltre la superficialità, perché è incredibile ma non serve andare troppo lontano per trovare un capolavoro. Nemmeno oggi.

Il canale di Peter

Rosario

Rosario

Emigrato dalla Calabria all'età di due anni, ha lasciato alle spalle la campagna trasferendosi in città. Dovendosi adattare alla nuova lingua, trova nel cinema un mezzo per condividere gusti e opinioni. Predilige fin da giovane il genere horror, trascorrendo interi pomeriggi a terrorizzare il fratello minore. Oggi studia psicologia.