La battaglia di Hacksaw Ridge: recensione del nuovo film di Mel Gibson

1942. Un giovane si arruola nell’esercito americano e finisce nella battaglia di Okinawa. Ma la sua scelta di non toccare neppure un’arma non gli renderà la vita facile…

Bentornato Mel Gibson! Il regista australiano, a dieci anni di distanza dal suo Apocalypto, torna alla regia per raccontare la storia vera di Desmond Doss, un soldato americano obiettore di coscienza durante la Seconda guerra mondiale.

 
La battaglia di Hacksaw Ridge, fin dalla prima inquadratura, una massa di corpi tumulati dalla guerra, riporta alla mente gli altri lavori di Gibson, che ha sempre prediletto un’estetica priva di troppi fronzoli, cruda e brutale tra sangue e primi piani raccapriccianti. Ovviamente il tema bellico offrirebbe un buon motivo per calpestare la narrazione, ma la scelta che rende onore al film è quella di seguire la strada dei grandi e di non concentrarsi solamente sulla battaglia, dividendo la storia in due parti.

Una sorta di introduzione che ci permette di comprendere la storia di Doss e della sua famiglia, della sua cristianità e soprattutto uno sguardo al padre (Hugo Weaving), diventato alcolista e violento dopo aver combattuto anche lui in guerra. Inevitabile l’influenza paterna sul carattere del protagonista.

Ampio spazio è dedicato anche alla storia d’amore tra Desmond, ritratto come buffo e impacciato e la bella infermiera (Teresa Palmer). In questo la scelta di Andrew Garfield come protagonista è stata ben valutata. Con il sorriso spontaneo e il fisico gracile ci fa comunque ricordare quel poco di buono che c’era nei due Amazing Spiderman. Ma Garfield non è solo un physique du rôle, la sua interpretazione è sontuosa e la nomination agli Oscar è davvero meritata. Da notare che per la seconda volta dopo Silence di Scorsese si trova nuovamente nei panni di un uomo di fede.
La terza parte ripercorre un po’ i cliché del genere militaresco: la crudeltà del arruolamento, la non accettazione da parte degli ufficiali, ecc. Il vero fascino di Hacksaw Ridge sta invece proprio nel rifiuto di Desmond di impugnare le armi. Lo straniamento del protagonista di fronte alla violenza della guerra è ben reso dallo stile iperrealismo con cui Gibson la racconta (un po’ come siamo stati abituati da “Salvate il soldato Ryan” in poi). La sofferenza dei soldati è rappresenta in modo schietto e crudo concentrandosi più su suoni e lamenti che su drammatiche colonne sonore. Sembra proprio di essere lì.
Con una costruzione non convenzionale, mettendo insiemi elementi diversi tra loro, ma stanno comunque alla base della cultura cinematografica americana (romanticismo, famiglia, guerra, non-violenza e fede), Gibson riesce a sfidare questo genere senza dimenticare le sue filosofie di vita come la fede e il coraggio.
Il risultato è un degno ritorno di un regista che speriamo di vedere più spesso. La battaglia di Hacksaw Ridge è film profondo che parla di guerra a 360° gradi, senza dimenticare di rifletterci e senza mascherare le conseguenze umane.

Voto: 8,5

Ayyoub

Ayyoub

Pazzo come Jack in Qualcuno volò sul nido del cuculo, scemo come le battute di Dodgeball, polymetis come Al Pacino ne Il padrino