Sab. Dic 7th, 2019

#metoo: cosa ha significato?

#metoo

Attrici e attori che si schierano a favore, altri che non lo sopportano. Chi lo ritiene una rivoluzione, chi l’ennesima mossa di facciata. Ma che cosa è stato davvero il movimento #metoo?

#metoo

Dopo il movimento #metoo sembra che tutti siano dei molestatori o che, al contrario, non lo sia nessuno. L’alto numero di accuse mosse contro alcuni dei volti più noti di Hollywood ha scosso l’opinione pubblica. Ad ogni nuovo dito puntato ci si chiedeva “anche lui? Sarà vero?”. Salvo poi vedere alcuni effetti boomerang come nel caso Asia Argento che prima accusa, poi viene accusata.

#metoo

I meriti di questo movimento sono stati due: quello di aver parlato delle violenze sessuali legate all’abuso di potere, ma soprattutto quello di aver chiarito che ci possono essere delle molestie gravi anche al di là della violenza sessuale. Queste molestie “minori”, prima del movimento #metoo, erano considerate nell’immaginario comune maschile come una “bravata” che poteva dare sì un po’ di fastidio, ma niente di più.

Si sapeva che toccare il sedere, ad esempio, fosse una cosa inappropriata, eppure la maggior parte delle persone era disposta a minimizzare il problema fino a renderlo innocuo, a tal punto da far passare per inappropriato il disagio di chi questi comportamenti li subiva.

#metoo

Ecco perchè la voce del #metoo è stata un’ondata d’aria fresca, con tutte le sue contraddizioni e punti deboli. Lo è stata perché finalmente minimizzare la gravità delle molestie non era più possibile. Ovviamente la cosa che subito ha impressionato è stata l’enorme quantità di scheletri negli armadi di Hollywood.

Le derive del #metoo

È stato proprio il senso di colpa hollywoodiano, causato dal complice silenzio accumulato nel tempo, ad incoraggiare le derive discutibili del #metoo.

Si è passati da smascherare delle azioni ripugnanti (cosa nobile) a demonizzare le persone e la loro arte (cosa meno nobile). Questo ovviamente rispecchia il nostro concetto di “giustizia” che troppo spesso fa rima con “vendetta”.

#metoo

Mi spiego: I Robinson rimane una delle mie serie tv preferite da cui, ironia della sorte, ho imparato molto sul concetto di “famiglia”. Se però mi chiedete cosa penso delle azioni di Bill Cosby, vi risponderò che sono state terribili e che le persone di cui ha abusato sono delle vittime e meritano di essere risarcite.

Soffro forse di doppia personalità? No, semplicemente distinguo il lavoro di una persona dalla persona in sé. A dire il vero, alcune volte la persona neanche mi interessa. Se ci pensate potete apprezzare molto un film senza sapere nulla del regista. “Non sapere nulla” significa che non sapete né le cose belle, né le cose brutte che lo riguardano.
Quello che sapete è che la sua opera vi ha trasmesso qualcosa e tanto basta.

#metoo

So che non è un discorso facile. Siamo persone, proviamo delle emozioni ed è quindi normale provare un estremo senso di rigetto verso chi commette crimini così brutali come la violenza sessuale. Vendicarsi pubblicamente sull’arte di queste persone limitando la circolazione dei loro film – e quindi in un certo senso privare la collettività di qualcosa – non è però un granché come reazione. Perché allora lo si fa?

Separare l’opera
dall’artista: si può fare?

Separare l’opera dall’artista è un’operazione difficile che ci mette di fronte a questa verità: anche una persona che ha compiuto degli atti terribili può creare qualcosa di bello. Vorremmo che l’arte nascesse solo da persone ammirevoli con alle spalle storie commoventi e scelte condivisibili. Lo vorremmo perché così non saremmo obbligati ad entrare in conflitto col nostro sentimento morale. Quel sentimento che ci suggerisce che è sbagliato apprezzare l’opera di qualcuno che ha commesso degli abusi.

Conclusione

È normale che ci sia questo conflitto e ognuno ha il diritto di scegliere da che parte stare. Distinguiamo però le nostre scelte private da quelle pubbliche. Io posso anche smettere di guardare I Robinson, ma pretendere che la serie venga tolte dalle piattaforme e dai palinsesti televisivi è un’assurdità. Piuttosto creiamo delle condizioni lavorative dove questi terribili giochi di potere abbiano meno probabilità di accadere.