The Imitation Game (2014): la magia della criptografia

The Imitation Game è un film del 2014 basato sulla biografia di Alan Turing.

Trama

Durante la seconda guerra mondiale,  Alan Turing un genio di matematica e soprattutto di logica, riuscì con l’aiuto di alcuni più esperti del suo tempo a livello criptografico e logico e con l’aiuto di una donna,  a creare una macchina che riusciva a decifrare i codici progettati dai nazisti per comunicare segretamente le operazioni militari. Si suicidio al età di 41 anni dopo che stato condannato per omosessualità.

Film  

The imitation game è costruito in forma circolare, dal inizio alla fine, anticipazione del racconto per poi essere ripresa alla fine e superarlo, per superare quel didascalismo del passato che narravo le figure matematiche. Tre atti dunque, ideati alla stregua di un testo classico con un preambolo introduttivo, il corpus centrale e l’epilogo. Il film risulta avvincente poiché non narra solo l’impresa compiuta ma anche parla del suo gruppo di lavoro e dei aspetti di vita privata.  Il regista norvegese Morten Tyldum, che si accosta al materiale con totale rispetto dei codici di comunicazione inglesi per raccontarne le contraddizioni e i limiti de umanizzanti. Non è un caso poi che parte del team creativo dietro The Imitation Game sia europeo ma non inglese: oltre al regista e alla scenografa Djurkovic, che è anglo-cecoslovacca, ci sono il direttore della fotografia spagnolo Oscar Faura e il compositore francese Alexandre Desplat. La loro “Inghilterra ai tempi della guerra” sembra disneyana ma è proprio questa rappresentazione astratta  a rendere il contrasto con la diversità non compatibile di Turing così stridente.

The Imitation Game tiene conto di svariati esempi cinematografici recenti, da A Beautiful Mind a The Social Network nel ritratto di un protagonista il cui genio viaggia di pari passo con la sua asocialità ai limiti dell’autismo, ma anche del background recitativo di Benedict Cumberbatch, che porta nella sua interpretazione di Turing l’eredità del Julian Assange di Il quinto potere e dello Sherlock Holmes televisivo, creando una continuità ideale fra l’eccentricità irriducibile di ieri e di oggi.

Approfondimento

Alan Turing nacque il 23 giugno del 1912 in un sobborgo di Londra, venne iscritto ad Hazelhurst, una piccola ma prestigiosa Public School, nel gennaio 1922, proprio in quella scuola ebbe modo di ricongiungersi con il fratello maggiore John e di divenire uno sperimentatore molto determinato, guardato con sospetto da compagni e insegnanti. Nel 1931 entrò nel King’s College di Cambridge, ottavo tra i majorscholars , cioè titolari delle borse più importanti, qui iniziò a fare i conti con la matematica “vera”. Durante la seconda guerra mondiale Turing mise le sue capacità matematiche al servizio del Department of Communications inglese per decifrare i codici usati nelle comunicazioni tedesche, un compito particolarmente difficile in quanto i tedeschi avevano sviluppato un tipo di computer denominato Enigma, capace di generare un codice che mutava costantemente. Durante questo periodo al Department of Communications, Turing ed i suoi compagni lavorarono con uno strumento chiamato Colossus che decifrava in modo veloce ed efficiente i codici tedeschi creati con “Enigma”; era un insieme di valvole, aveva una memoria volatile di appena 25 bit ma la sua logica binaria era particolarmente adatta per decodificare testi cifrati, riducendo enormemente i tempi, fu sostanzialmente il primo passo verso il computer digitale e fu preziosissimo nella decrittazione di messaggi tedeschi. Dopo questo contributo fondamentale allo sforzo bellico, finita la guerra continuò a lavorare per il National
Physical Laboratory (NPL), continuando la ricerca nel campo dei computer digitali. Fu in questo periodo che iniziò ad esplorare la relazione tra i computer e la natura; scrisse un articolo dal titolo Intelligent Machinery, pubblicato poi nel 1969. Fu questa una delle prime volte in cui sia stato presentato il concetto di “intelligenza artificiale”. Turing, infatti, era dell’idea che si potessero creare macchine che fossero capaci di simulare i processi del cervello umano, sorretto dalla convinzione che non ci sia nulla, in teoria, che un cervello artificiale non possa fare, esattamente come quello umano (in questo aiutato anche dai progressi che si andavano ottenendo nella riproduzione di “simulacri” umanoidi, con la telecamera o il magnetofono, rispettivamente “protesi” di rinforzo per l’occhio e la voce). A questo proposito, scrisse nel 1950 un articolo in cui descriveva quello che attualmente è conosciuto come il Test di Turing; in particolare egli era affascinato dalla possibilità di simulare per via computazionale alcune facoltà cerebrali umane e il suo obiettivo era trovare un criterio per poter stabilire, con una certa ragionevolezza, se una macchina “pensa”. L’articolo Computing Machinery and Intelligence apparso nel 1950 conteneva, infatti, il famoso test che rappresentava la risposta a quella esigenza. Il destino, tuttavia, bussò alla porta sotto le sembianze di un giovane e affascinante londinese conosciuto da Turing nei primi anni del 1951. La passione per il ragazzo fu tanto intensa quanto breve e ne causò la condanna per omosessualità; quando fu scoperto, la sua pena fu una massiccia dose di ormoni se voleva evitare il carcere. Neppure un segno, neppure una parola di presagio: il 7 giugno 1954, iniettò una forte quantità di cianuro in un mela e masticò alcuni bocconi, ponendo fine a una breve, intensa, sofferta avventura umana e intellettuale. Alan Turing, sconosciuto e improbabile eroe, venne dimenticato; una biografia, uscita la prima volta nel 1983, lo riportò in scena e nel 2013, dopo petizioni su internet di migliaia di inglesi, la Regina gli concedette il perdono reale, in virtù dei servizi resi al paese.

Cast

Il film, infine, vanta un cast di tutto rispetto che dimostra le sue capacità recitative per tutta la durata della pellicola. A partire da Benedict Cumberbacth, che impersona lo scienziato Alan Turing in modo magistrale nei suoi atteggiamenti, nel suo carattere schivo e silenzioso e nella sua sofferenza, e per questo ruolo è stato candidato all’Oscar come miglior attore protagonista. La Knightley, invece, è candidata nella sezione miglior attrice non protagonista per la sua interpretazione di Joan Clarke, quasi moglie di Turing, che compare anche alla fine del film mentre rincuora il grande matematico ormai prostrato nella sua sofferenza e gli dice che è sposata con un militare.

Trailer:

Consigliato a: agli amanti dei film biografici dei geni e strani!!!!
Dove recuperarlo:
Acquisto/Noleggio: DVD

Cosa dice la critica:
IMDb: 8/10
Rotten Tomatoes: 91%

 

 

 

 

  • Trama
  • Realizzazione
  • Impatto
8.7
Ayyoub

Ayyoub

Pazzo come Jack in Qualcuno volò sul nido del cuculo, scemo come le battute di Dodgeball, polymetis come Al Pacino ne Il padrino