La bellezza disarmante di Rogue One e la sua importanza in Star Wars

rogue one a star wars story 2016

Rogue One è il primo spinoff di Star Wars, uscito nel 2016 a cavallo tra Episodio VII e VIII. Con questi ultimi due non c’entra praticamente una mazza, si è trattato del primo esperimento di una serie antologica di film “scollegati” dalla saga principale. Esperimento andato egregiamente se si pensa che ha incassato oltre 1 miliardo di dollari nel mondo. La serie antologica è poi collassata con il flop clamoroso di Solo: A Star Wars Story e attualmente il futuro è tutto da scrivere.

L’idea di Rogue One: A Star Wars Story

Star Wars Episodio IV – Una nuova speranza inizia praticamente in media res con la principessa Leila intenta ad affidare i piani della Morte Nera a R2-D2 che fuggirà su Tatooine prima dell’arrivo di Darth Vader. Dove erano stati presi questi piani? E a chi era venuta la strabiliante idea di piazzare un punto debole nello scarico di questa macchina da guerra?

La bellezza disarmante di Rogue One e la sua importanza in Star Wars 1
Play it again Luke

Queste domande erano rimaste senza risposta per molto tempo, finchè John Knoll, supervisore degli effetti visivi della trilogia prequel, non pensò di renderle il soggetto di un film. Sfida interessante se si pensa a quanto freddamente vengono considerati i prequel della saga (ad eccezione di Episodio III).

L’ombra dell’impero

Ciò che negli episodi I-II-III era stata una debolezza, Rogue One lo rende un enorme punto di forza. Una grossa critica alla trilogia prequel di Star Wars è stata quella di aver dilatato enormemente il mutamento di Anakin Skywalker in Darth Vader, appesantendola di particolari ridicoli e irrilevanti. Insomma poteva funzionare tutto condensato in al massimo due film. La consapevolezza del suo futuro diventava una straziante attesa con, a detta di alcuni fan, risvolti molto deludenti.

rogue one a star wars story 2016

Rogue One condensa invece l’intera azione in poco più di 2 ore. Si tratta certo di una storia meno importante rispetto a quella di Anakin, ma viene talmente arricchita di particolari affascinanti da risultare efficacissima. Anche questo film gioca sull’attesa:

tutti sappiamo che quei piani arriveranno ai Ribelli, ma siamo molto curiosi di sapere come

È proprio questa conoscenza che ci mette ancora più in ansia rispetto agli avvenimenti del film. Quell’Impero che avevamo visto nascere in episodio III, e che nella vecchia trilogia era qualcosa di già dato per scontato, qui è un’ombra sulla ribellione, ancora inconsapevole della sua estrema potenza. Noi sappiamo come andrà a finire, sappiamo che la Morte Nera è micidiale, ma i Ribelli non ci credono. Vorremmo prenderli a sberle e convincerli, ma non possiamo. Questa nostra impotenza è la prima vittoria del film.

rogue one a star wars story 2016

Cos’è successo nel frattempo?

Perchè nei prequel era tutto moderno e scintillante, mentre nella trilogia classica (ambientata circa 20 anni dopo) sembra di essere tornati indietro anni luce con la tecnologia? Perchè nei prequel la “forza” era trattata in modo più scientifico (ricordate i midichlorian?), mentre poi di questi esserini non c’è più traccia e sembra più una filosofia o una religione?

A nessuna di queste due domande viene data esplicitamente risposta in Rogue One, ma osservando bene le risposte ci sono.

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Ad occhio sembra che l’Impero si sia impossessato di tutte le risorse utili. I ribelli catturati vengono fatti lavorare, quelli fuggiti probabilmente si sono accapparrati delle principali tecnologie prima di nascondersi su un unico pianeta. Gli Jedi erano stati distrutti dopo l’ordine 66. Dalla trilogia originale sappiamo che Obi Wan e Yoda sono gli unici sopravvissuti e quindi gli unici a portare celato il segreto della Forza.

sono tutt’uno con la forza la forza è con me

In Rogue One scopriamo che su Jedha esiste una sorta di Mecca consacrata alla Forza, in cui permangono alcune nozioni della stessa nell’ordine dei Guardiani dei Whills. Insomma il concetto scientifico si è tramandato in modo difforme, diventando qualcosa di più mitico, conosciuto da pochi.

Episodio III bis

Rogue One è uno spinoff. Non ha a che fare con la saga Skywalker. All’inizio del film non c’è alcun testo che scorre. Questo lo rende a tutti gli effetti un film a parte. Eppure…

rogue one a star wars story 2016

Eppure i punti in comune con gli altri film sono davvero troppi per non considerarlo una sorta di episodio III bis vero e proprio. Vediamoli:

  • Ci sono diversi personaggi minori già comparsi nei prequel o nella trilogia originale tra cui soprattutto Bail Organa, Tarkin e Mon Mothma. Tutti fungono da perfetto collegamento tra le due trilogie.
  • La colonna sonora presenta alcuni dei temi della saga
  • Sono presenti ben due Skywalker: Anakin/Darth Vader e Leila. Questo dovrebbe quindi renderlo parte della saga Skywalker
  • Ci sono C3PO e R2D2 e, a detta di George Lucas, i droidi sono gli unici personaggi che dovrebbero essere presenti in tutti i film della saga Skywalker.

Bello in modo assurdo

La squadra di Rogue One, capitanata da Gareth Edwards, ma di cui va lodato l’ottimo lavoro nella fotografia (Greig Fraser), nella sceneggiatura (Chris Weitz e Tony Gilroy) e nel comparto musicale (Michael Giacchino) oltre che l’ottima scelta di casting, ha fatto un ottimo lavoro.

I nuovi pianeti sono una ventata di aria fresca rispetto alla scarsa creatività della nuova trilogia, ma ciò che colpisce maggiormente è senz’altro la cura delle immagini nel film. C’è un uso pregevole dei campi lunghi che in alcuni casi (la sequenza iniziale e quella finale) lascia davvero di stucco. Le battaglie spaziali, il design delle varie location, la simmetria di certe scene, tutto è molto curato.

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Ci sono tante idee interessanti che erano state accennate solo nei romanzi o nei fumetti: i cristalli Kyber che servono per fare le spade laser (ed il laser della Morte Nera), la base di Darth Vader sul pianeta Mustafar. Giusto per fare qualche esempio!!

Riuscire dove altri hanno fallito

Se un nuovo capitolo di una saga non è necessario, sarebbe meglio non farlo.

In effetti Rogue One riesce a rendersi necessario nella sua capacità di spiegarci, alla fine, il senso del titolo di Episodio IV. Nel suo essere “un collegamento” tra due trilogie, il film da forza all’idea di “una nuova speranza” che fa capolino nell’impotenza generale. Di fronte all’incredibile forza dell’Impero e della sua arma di distruzione di massa, è il sacrificio dei Ribelli a creare la breccia che porterà al conflitto decisivo.

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Gli ultimi minuti del film, dalla comparsa della Morte Nera sopra a Scarfin fino alla serrata corsa con i “piani” su cui incombe il minaccioso Vader, sono quanto di più eccezionale l’intera saga di Star Wars ci abbia mai regalato. Funzionano perchè si integrano perfettamente tra ciò che sappiamo e ciò che non sappiamo.

Rogue One prende quanto di più buono c’è stato nei primi 6 episodi della saga e ne fa qualcosa di unico e favoloso. Difficile per la nuova trilogia reggere il paragone, ma la nuova strada intrapresa dalla serie tv The Mandalorian ci fa sperare che questo lavoro non rimanga isolato. Una nuova speranza?