Sab. Dic 7th, 2019

L’Uomo del Labirinto (2019): un fumetto tratto da un romanzo

Usciva ad ottobre 2017 il promettente esordio alla regia di Donato Carrisi, con un’indagine torbida e nebbiosa tra i paesaggi dell’Alto Adige, adattamento dell’omonimo romanzo da lui scritto. A due anni esatti di distanza è uscita in sala la sua seconda, e ancora più ambiziosa, prova registica, L’Uomo del Labirinto, anch’esso materia dei suoi romanzi.

La trama de L’Uomo del Labirinto:

La giovane Samantha Andretti viene rapita una mattina di inverno. Quindici anni dopo la ragazza si risveglia in un letto d’ospedale, non ricordando dove ha trascorso l’ultimo periodo. Insieme a lei il dottor Green ha il compito di aiutarla a recuperare la memoria, per individuare chi l’ha tenuta prigioniera. Ma anche l’investigatore privato Bruno Genko (Toni Servillo) sta seguendo privatamente l’indagine…

Il film

Ma cosa aspettarsi da un film in cui viene dichiarato che la minaccia è un uomo coniglio con gli occhi a forma di cuore?

C’è un rapimento (Carrisi ci sguazza), ma non si tratta di un’indagine meticolosa e con tutti i risvolti drammatici del caso, aderente alla nostra realtà. Il thriller psicologico qui imbastito è ancor più subdolo e, contemporaneamente, più follemente bizzarro di quanto si possa pensare.

l'uomo del labirinto

L’Uomo del Labirinto è un thriller surreale e ingannevole. Carrisi ha deciso di alzare la posta in gioco, e oltre a voler coinvolgere un attore di risonanza internazionale come Dustin Hoffman (non che Reno nel film precedente fosse da meno), decide di cimentarsi con un racconto di genere.

La pellicola si divertente immensamente, infatti, nonostante il tono drammatico e il ritmo incalzante, a ibridarsi con mille suggestioni dal cinema più internazionale, da Blade Runner (e quindi il nostro Nirvana) a Donnie Darko e Saw, fino ad arrivare a Sin City, il tutto con una spolverata di ironia.

Perché questo non è solo un film italiano di impianto drammatico: è un noir con atmosfere a volte pulp, a volte horror, a volte posticce e altre volte uscite direttamente da un fumetto, per la loro resa (la scena della locanda della palude su tutte).

l'uomo del labirinto

In tutto questo Carrisi conferma la sua attenzione per la composizione dell’immagine, per gli accostamenti di colori, di forme, tra oggetti di scena e caratterizzazione dei personaggi.

Tra uomini con bende sugli occhi, vialoni illuminati al neon di una metropoli moderna, ma al tempo stesso retrò, sospesa in una campagna con paludi americane, e con personaggi dai nomi mezzi internazionali e mezzi europei, l’Uomo del Labirinto esterna la propria appartenenza al cinema di genere, nel modo più sfacciato, appariscente, ma allo stesso tempo più soddisfacente possibile.

Il film, come il romanzo da cui è tratto, ama ingannare lo spettatore e i suoi stessi personaggi, facendoci immergere in atmosfere torbide e malsane, anche grazie alla suggestiva colonna sonora.

l'uomo del labirinto

Così il film è, paradossalmente, un adattamento di un romanzo, e se venisse riadattato nuovamente alla carta, il fumetto sarebbe la sua casa perfetta

Prosegue poi la collaborazione tra il regista e Toni Servillo, perfetto anche nel ruolo di un’investigatore stanco ma tenace, sudato e puzzolente, a tener testa a Dustin Hoffman, brillantemente in parte, ennesima dimostrazione dell’ambizione e attenzione profusa dal neo regista.

L’ottimo ritmo tentenna solo sul finale, cercando di tendere troppo il climax del momento e rischiando di creare confusione nello spettatore già disorientato dal gioco di inganni perpetrato ai propri danni da parte di Carrisi.

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Piuttosto convincente la fantastica Valentina Bellè, vera protagonista del film, ritrovatasi tra due attori che avrebbero potuto oscurarla e che invece non fanno altro che spianarle la strada per sequenze dal grande impatto visivo ed emotivo.

E viste le sorti del personaggio di Genko, la mia speranza è che la Mila Vasquez dell’ufficio persone scomparse (scenograficamente uno degli elementi più esaltanti del film) della Bellè torni presto con nuovi casi…

l'uomo del labirinto

Il consiglio è di dare un’opportunità al film e di farvi rapire dal labirinto, perdetevi nei suoi corridoi, con la speranza che Carrisi non perda la voglia di esplorare i suoi stessi romanzi, dando vita ad un universo narrativo in grado di spingersi in modo sempre più ambizioso verso un’idea di saga cinematografica, mai come oggi, necessaria per l’industria italiana.

Consigliato a: gli appassionati dei thriller, dell’horror e dei conigli…

Trailer:

Cosa dice la critica:

Spider-Man: Far From Home 6.5/10
Spider-Man: Far From Home non presente

  • Trama
  • Realizzazione
  • Impatto
8.3
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