Sab. Dic 7th, 2019

Klaus (2019): poetica natalizia targata Netflix

klaus

Un film sul Natale. Ehi, no, frena. Beh, allora un film su Babbo Natale. No, nemmeno. Ricominciamo. Klaus, diretto da Sergio Pablos, potrebbe essere solo questo, ma è principalmente un film sulla necessità umana di raccontare storie e di come queste, grazie ad un elemento essenziale della mente umana come l’immaginazione, influenzino le nostre azioni… Meglio? Perfetto, partiamo.

La trama di Klaus – I segreti del Natale:

Jesper, viziato figlio di papà e peggiore studente dell’Accademia delle Poste, viene spedito a consegnare la posta in uno sperduto villaggio, Smeerensburg, sito su un’isola oltre il Circolo Polare Artico. Gli abitanti, schivi e irosi, non hanno voglia di scambiare lettere e faranno perdere le speranze al giovane, fino al suo incontro con un misterioso falegname…

Il film

L’infelice sottotitolo italiano palesa l’idea alla base del film, una origin story (poco supereroistica tranquilli) di un mito, ma rischia forse di banalizzare il vero valore di un film che lungo tutta la sua durata riesce, con naturalezza disarmante, a raccontarci personaggi vivi, delle loro debolezze e paure, delle colpe dei padri che ricadon sui figli e di quanto la bontà, come la gravità, possa necessitare solo una piccola spinta.

Grazie al personaggio viziato di Jesper (una versione più bastarda e odiosa del Kuzco disneyano), il film non ci risparmia una certa dose di cinismo in un racconto che cede presto il passo ad una dolcezza genuina e per niente retorica nel momento in cui entra in scena il personaggio del titolo.

Particolarità di Klaus è che il suo personaggio-bandiera venga raccontato sommessamente e con pochissimi cenni, lavorando invece sulla caratterizzazione degli altri, tutti interessanti e mai banali

Cosa poi non scontata, nonostante sia un film natalizio che fa del mito del rosso barbuto, che regala doni ai bambini buoni, il suo punto focale, è l’aver dato reale importanza ai bambini, vero cardine di tutta la narrazione, tanto matura, folle e divertente, da far terminare la visione con una soddisfazione analoga a quanto possa capitare con prodotti Pixar.

klaus

La solidissima sceneggiatura è poi accompagnata da un comparto tecnico decisamente strabiliante, grazie ad uno stile d’animazione particolarissimo, che mescola l’animazione tradizionale di personaggi in 2D, in movimento attraverso paesaggi al limite del pittorico, in un ambiente in 3D.

Alla realizzazione di questo gioiellino visivo è artefice lo studio d’animazione spagnolo The SPA Studios, in stretta collaborazione con il regista Pablos, come si può notare dai design eccentrici e caricaturali vagamente somiglianti a quelli dei progetti in cui Pablos collaborò come animatore in Disney, (Hercules e Tarzan).

Il lavoro svolto sulla resa dei volumi, dei colori e soprattutto dei giochi di luci ed ombre, è una gioia per gli occhi.

Anche in ambito musicale il film riesce a difendersi bene, con una suggestiva colonna sonora (in cui stonano forse solo gli inserti di brani contemporanei).

Per il pubblico italiano poi il film presenta una serie di ottimi doppiatori (Pannofino ormai è abbonato a Santa Klaus, come in Le 5 Leggende) affiancati ad un paio di talent che, a modesto parere di chi scrive, si difendono particolarmente bene (soprattutto Marco Mengoni).

Netflix ci tiene a ribadire, nelle campagne marketing, come questa proposta natalizia sia il suo primo film animato originale, e non ha torto. Klaus di Sergio Pablos deve a Netflix il riavvio dei lavori produttivi sulla pellicola, ormai in lunghissima gestazione, e la sua successiva distribuzione. E visto quanto il risultato finale emerga nettamente al fianco di prodotti simili  di major decisamente più forti, tanto di cappello, Netflix…

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Consigliato a: gli appassionati del Natal- no, a tutti gli amanti delle belle storie, con la giusta dose di cinismo e poesia.

Trailer:

Dove recuperarlo?

just watch

Cosa dice la critica:

klaus rotten tomatoes89%

klaus imdb8.4/10

  • Trama
  • Realizzazione
  • Impatto
9.0