Sab. Dic 7th, 2019

Gli Uomini d’Oro (2019): finti criminali allo sbando

gli uomini d'oro

Due giustizieri che facevano il verso a Batman, ma in modo molto discutibile, erano i protagonisti della commedia pulp ambientata a Napoli, esordio alla regia di Vincenzo Alfieri, in veste anche di attore.
Con la seconda opera il cambio è folle. Da Napoli a Torino. Da commedia a dramma noir. Questi sono Gli Uomini d’Oro.

La trama de Gli Uomini d’Oro:

1996, Torino. Luigi (Giampaolo Morelli), sogna una pensione e di trascorrere il resto della sua vita in Costa Rica, ma lavora come impiegato postale, guidando un furgone portavalori.  Presto quel carico del furgone diventerà l’obiettivo di una calcolata rapina, insieme ad alcuni complici…

Il film

Un film ispirato a fatti di cronaca, già adattati da Gianluca Maria Tavarelli Qui non è il Paradiso (2000), ma rivisti qui in chiave pulp.

gli uomini d'oro

Gli Uomini d’Oro, per cattiveria, crudezza e impatto visivo, stordisce come un pugno in pieno viso, soprattutto in relazione all’opera precedente del regista. Ma nonostante questa sua diversissima natura conserva alcuni elementi distintivi di Alfieri, dal forte ma mai pacchiano citazionismo (qualcuno ha detto Tarantino?) alla cura particolare per scenografie, costumi e direzione degli attori.

Gli Uomini d’Oro è l’ennesimo riscatto del cinema di genere, in ambito italiano

gli uomini d'oro

A partire da un De Luigi stanco e silenzioso, con un’energia nello sguardo sempre pronta ad esplodere, che interpreta Alvise, personaggio profondo e tragico, passando all’ex pugile un po’ stordito interpretato efficacemente, anche se con pochi cenni e battute, da Edoardo Leo, fino all’impiegato in cerca di rivalsa di Morelli, tutti propongono interpretazioni particolarissime e quasi inedite rispetto ai loro precedenti ruoli.

Un noir cupo, come cupi e lividi sono i palazzi e i cieli di una Torino di fine anni ’90 in cui si possono trovare disco-club da far invidia a Los Angeles, bar fuori porta che potrebbero ospitare raduni di biker americani, e algidi sarti/strozzini somiglianti a John Malkovich regalatoci da un Gianmarco Tognazzi (vera sorpresa della pellicola), pazzo, breve ma memorabile.

gli uomini d'oro

Tutto questo e molto altro in un film amarissimo, dall’ottimo ritmo e dalla splendida fotografia, sviluppato con una storia ad incastro, narrata in 3 diversi capitoli da una sceneggiatura minuziosa scritta da 4 teste, tra cui quella (Giuseppe Stasi) che aveva già splendidamente diretto De Luigi in un ruolo inedito.

Un film non semplice e decisamente straniante, in cui il massimo momento di tensione arriverà mentre un agente di polizia sta mangiando delle patatine e in cui, al netto dei protagonisti maschili, a farla da padrone sono 3 figure femminili dannatamente forti.

Consigliato a: gli appassionati dei noir, degli attori coinvolti e del cinema italiano.

Trailer:

Cosa dice la critica:

Spider-Man: Far From Home 6.9/10

  • Trama
  • Realizzazione
  • Impatto
8.3