La febbre dell’oro (1925): l’oro come sogno americano

La febbre dell’oro (The Gold Rush) è un film muto diretto, interpretato e prodotto da Charlie Chaplin.

La trama di La febbre dell’oro

Charlot si avventura nelle montagne nevose del Canada alla ricerca di una miniera aurifera. Sperdutosi, dopo diversi giorni, raggiunge una capanna abitata da un delinquente evaso dalla prigione. A loro si unisce anche Giacomone, un altro cercatore, in cerca di riparo da una tormenta. Presto le provviste finiscono e dovranno fare i conti con la fame…

Il film

In seguito all’uscita nel 1925, La Febbre dell’Oro di Chaplin è stato ri-editato nel 1942 per sostituire gli intertitoli e incorporare il sonoro dei dialoghi, “tecnologia” ormai rodata e a quasi 100 anni dalla sua uscita, il film riesce ad avere ancora una leggerezza e una magia accessibile a tutti.

Chaplin venne ispirato dal film in seguito alla proiezione di alcune pellicole riguardanti i cercatori d’oro nel Klondike del 1898. Il cineasta decide di raccontare un lato triste e oscuro della storia recente del suo paese. La classe sociale operaia, disillusa e senza vere prospettive, si getta in una delle corse all’oro più estreme, in un clima inospitale e in un territorio di difficile accesso.

L’ambientazione è inoltre, per molti, un contesto “noto”, in quanto la stessa Disney l’ha sfruttata per caratterizzare uno dei suoi personaggi più iconici, Paperon de Paperoni. Inutile dire che il sogno di fama e ricchezza dati dal trovare una miniera d’oro (o un tesoro) fa parte del nostro immaginario dell’avventuriero.

La realtà, come ci insegna Paperone, è che il lavoro del cercatore è duro e sfiancante e molti sono morti tra i ghiacci del Klondike.

Chaplin ci fa vivere quegli scorci, ricordandoci però, che dietro l’intrattenimento del suo film…

i suoi personaggi sono esseri umani reali, con non solo sogni di ricchezza, ma anche di libertà, di speranza e di una vita migliore lontana dai morsi del freddo.

La storia narrata de La Febbre dell’Oro ha un ritmo alternato, si parte da una commedia con sketch comici per approdare a una narrazione più drammatica e intima, con l’amore che sboccia nel cuore del Vagabondo-cercatore d’oro, per tornare poi alla commedia classica del cinema muto.

Quello che rende Chaplin un gigante del cinema (al tempo come oggi) è la sua capacità di confezionare un film di sketch e gag, e riuscire a tenere non solo un filo conduttore, ma a utilizzarle come base di gag seguenti. Un’eredità del cinema comico muto, certo.

Per fare un esempio: nel momento in cui i nostri comici moderni, abituati a siparietti in TV, approdano al cinema con il proprio lungometraggio, il più delle volte non riescono a tenere il ritmo di una narrazione continua e l’attenzione crolla. Chiaramente si deve avere il contrario: la storia deve portare il protagonista in quelle situazioni tragicomiche, dove la risata deve lasciare spazio al continuo della vicenda.

Gli sketch interni a La Febbre dell’Oro sono una vera estensione della narrazione e, come in altri film di Chaplin, ogni sketch è un “cult” a se stante, ripresi, citati e di ispirazione a generazioni di cineasti e della televisione. Le scene più famose sono la cena di Natale con la scarpa (ispirata a una spedizione dove per sopravvivere i ricercatori hanno dovuto mangiare il proprio equipaggiamento in cuoio e… altro) e la scena di “ballo” con forchette e panini.

Ma quasi tutte le scene sui morsi della fame e le allucinazioni sono delle piccole perle, magari ad oggi finite un po’ in soffitta e da rispolverare.

In generale il La Febbre dell’Oro è un film da recuperare per tutte le sue sfaccettature.

Chaplin ci ha regalato una colonna sonora estremamente orecchiabile che attacca a suonare nella mia testa anche in questo momento che scrivo. In un film muto l’accompagnamento era vitale e in questo film regala ritmo ed emozioni. Ecco, una delle grandi capacità di Chaplin era saper far emozionare, oltre che ridere. Sono molte le inquadrature intime sulla volontà instancabile del suo personaggio di ergersi e superare le difficoltà. Se il Vagabondo-Charlot è un personaggio in genere malinconico e sfortunato, ne La Febbre dell’Oro riesce ad avere molte rivincite. L’amaro lascia spazio a un finale dolce e carico di speranza.

La Febbre dell’Oro ancora non spicca per maturità e critica dei contenuti, sopratutto rispetto ad altri suoi lavori seguenti, come “Tempi Moderni”, ma…

indubbiamente un tassello imprescindibile della sua carriera

 

Consigliato…

Ai fan della commedia, alle famiglie e ai bambini e agli amanti della storia del cinema che ancora non l’hanno visto (Ahi!)

Sconsigliato…

Impossibile. Dovete essere allergici al “bianco e nero” e non ha senso…

Trailer:

 

Cosa dice la critica:

8,2/10
100% – 93%

  • Trama
  • Realizzazione
  • Impatto
9.3
Lorenzo

Lorenzo

Cresciuto come tanti bambini degli anni '90 a pane e film di Bud Spencer, da sempre ama il cinema in tutte le sue forme. Programmatore di giorno e videoamatore a tempo perso, negli ultimi anni ha iniziato a detestare il cinema Americano da Blockbuster (salvo sporadiche eccezioni) e ad apprezzare i decisamente poco blasonati film orientali moderni. È finito che non ha più amici da invitare a casa per un film: preferiscono drogarsi.