Everest (2015): la montagna tra vita, gloria e morte

Nel maggio del 1996 due spedizioni partono verso la vetta più alta del mondo, l’Everest, con lo scopo di conquistarla. Tuttavia una tempesta sta avanzando senza dar modo agli alpinisti (alcuni dei quali inesperti) di rientrare in tempo.

La trama di Everest

Duecentoventi sono le vittime accertate legate alla scalata dell’Everest nella storia, non la più difficile vetta al mondo, tuttavia una delle più imprevedibili e pericolose. Il regista Baltasar Kormákur narra le vicende di una delle spedizioni più tragiche mai avvenute, basandosi sui racconti di Jon Krakauer in “Aria sottile”, ed “Everest 1996”, di Anatolij Bukreev e Gary Weston Dewalt, tutta gente che quell’esperienza l’ha vissuta (ed ha potuto raccontarlo..).

La scalata legata al film riguarda quella del 1996, dove persero la vita 8 alpinisti, sconfitti nell’infinita competizione tra uomo e natura.

Il film

L’Everest, con i suoi 8848 metri, non è solo la montagna più alta del mondo, ma anche la più ambita. Il film ci fa capire bene quale sia il sentimento che va per la maggiore tra gli alpinisti che tentano l’impresa: la gloria. Una gloria ed una competizione tra ricchi più o meno esperti scalatori, che può costare molto cara, più degli oltre cinquantamila euro che si può arrivare a pagare tra permessi, guide e viaggio per poterlo poi raccontare agli amici.

Ci sono Jason Clarke, Jake Gyllenhaal, Josh Brolin, John Hawkes, Robin Wright e Michael Kelly ad interpretare i temerari che cercheranno di emulare l’impresa di Edmund Hillary, che nel 1953 la scalò per la prima volta (nel cast anche Keira Knightley, ma sta sempre al telefono). Da allora le attrezzature sono molto migliorate, ma il problema è che probabilmente è peggiorato l’atteggiamento verso la montagna, non più vista come una sfida personale tra uomo e natura, ma come ricerca di gloria e competizione tra le varie compagnie. Questo è ciò che ci racconta la visione del regista Kormákur dall’Islanda,. che con un budget di circa 65 milioni di dollari è riuscito (lui si nell’impresa) di realizzare questo spettacolare (e glaciale) dipinto della vetta più famosa del Nepal.

Un po’ lento in avvio, a causa della presentazione dei personaggi, ottiene una sostanziale accelerata nel finale, quando la decisione di tentare ugualmente. la scalata prende il sopravvento sul buonsenso dei protagonisti, che dunque punteranno la vetta, consapevoli (?) del loro destino. I due elementi che contraddistinguono il film sono il vento, che soffia costantemente, e le vertigini, che avvertiamo regolarmente lungo la salita.

In conclusione non credo si possa dire che si tratti di un “film di montagna”, ma più di un film d’avventura/drammatico che vale la pena vedere non solo per gli scenari spettacolari ma anche per l’avvincente trama.

Piccole curiosità:

Oltre che in Nepal, le riprese hanno avuto luogo in Alto Adige (Val Senales), a Roma e nel Regno Unito.

La sfortunata spedizione del 1996 causò 8 morti, superati solo dalla valanga del 2014, che ne causò 16 e dal terremoto del 2015, che provocò la morte di 18 scalatori.

Consigliato a: a chi ama la montagna e la rispetta

Trailer:

Cosa dice la critica:

Dark Crystal 7.1/10
Dark Crystal Tomatometer: 73% ; Audience: 68%

  • Trama
  • Realizzazione
  • Impatto
8.5
Max

Max

Vivere in un epoca dove i mestieri migliori (archeologo alla Schliemann, filosofo di corte e famoso pirata), non ci sono più, in favore di ben pagate noie, non ci resta altro che sognare. Socrate ed Erodoto ci insegnano che un ottimo metodo sta nel viaggiare, ridere e nutrire l'anima. Il cinema in parte risponde a tutte e tre le necessità in un mix travolgente che sa unire storie, sensazioni, colori ed illusioni in maniera assolutamente dirompente. Penso alla spacconeria negli occhi di Clint, al nichilismo di Allen, alle provocazioni di von Trier ed all'incanto dell'anima di Troisi.