Sab. Dic 7th, 2019

Cesare deve morire (2012): Shakespeare a Rebibbia

Cesare deve morire è un film del 2012 diretto da Paolo e Vittorio Taviani ed interpretato tra gli altri da Salvatore Striano e Giovanni Arcuri.

La trama di Cesare deve morire

Nel carcere di Rebibbia un folto gruppo di detenuti della sezione di massima sicurezza, si cimenta con una famosa opera di Shakespeare (il Giulio Cesare), il teatro all’uso di chi ha bisogno di reinserirsi nel mondo reale. Lo stile utilizzato è quello del docu-drama in bianco e nero.

Il film

La pellicola comincia dalla fine, con la rappresentazione del “Giulio Cesare” all’interno del carcere di Rebibbia.
Sei mesi prima, durante le lunghissime ore di quei lunghissimi giorni nell’infinito degli anni da scontare, in attesa dell’espiazione (per lo meno civile). della propria pena, la crème de la crème rinchiusa nell’ala più pericolosa di Rebibbia,. viene lentamente convinta a tentare uno spettacolo teatrale di quel noiosissimo Signor William dal ‘600, talvolta sentito nominare negli androni scolastici.

Attraverso il casting per i ruoli di Cesare, Bruto, Cassio, Marco Antonio, Cicerone e tutti gli altri, il regista ci racconta i “veri”. personaggi, quei carcerati dalla pena che va dagli anni 15 al per sempre (ma senza romanticismo) che attraverso il teatro cercano di fuggire dal proprio “io”,. trovando un “loro stessi ed un noi” più adatto a quello che vorrebbero per loro stessi.

Scusate la ciceronata ma era essenziale per capire il messaggio del film che usa l’opera di Shakespeare,. fatta di uomini veri, seppur ricchi e potenti, che prendono una decisione sbagliata (seppur quella di uccidere un dittatore), e ne pagheranno le conseguenze. Senz’altro alcuni di essi hanno vissuto un’esperienza paragonabile a quella di Bruto, tradendo tutto e tutti e sentendosi in colpa per l’eternità.

La vita dell’uomo attraverso il teatro è un leit motiv dei programmi di sviluppo carcerario,. rari ma d’eccellenza anche nel nostro paese che si fa troppo spesso notare per casi di sovraffollamento e vita ai limiti del possibile.

Il film è girato quasi totalmente in bianco e nero, eccetto i momenti finali, in modo da dividere il passato. (senza colori) dal futuro (a colori) dei suoi protagonisti. Non è certo il Giulio Cesare del ’53 di Mankiewicz, anzi forse è il contrario, qui le battute degli attori viene dal loro io (attraverso anche la meraviglia del loro dialetto), molto più credibile che da parte di Marlon Brando.

Il risultato è un piccolo grande capolavoro made in Italy, che si aggiudicherà l’Orso d’oro al Festival di Berlino 2012 e ben 5 David di Donatello dello stesso anno (film, regisa, produttore, montaggio, fonico di presa diretta).

 

Consigliato a

A chi cerca e riesce a trovare felicità anche in situazioni belle toste.

Trailer

Cosa dice la critica:

7,3/10
92% Tomatometer ; 73% Audience

  • Trama
  • Realizzazione
  • Impatto
7.7