Stranger Things 3: la recensione (SENZA SPOILER)

Stranger Things 3 è finalmente in streaming su Netflix e, dopo due anni di attesa, ha soddisfatto e forse superato le aspettative.

stranger things 3

Noi fanatici della serie non sapevamo cosa aspettarci. I fratelli Duffer – creatori della serie – avrebbero portato avanti lo stile della seconda stagione? Oppure sarebbero tornati alle origini horror della prima? Ebbene, nella terza stagione siamo di fronte a qualcosa di nuovo che si differenzia da tutte le precedenti.

L’anima di Stranger Things

Nella terza stagione conosciamo l’anima della serie in un modo più personale e, sebbene legato ancora all’epoca degli anni Ottanta, più indipendente dai suoi riferimenti culturali.

Certo, ovviamente i film usciti all’epoca hanno ispirato alcune parti della trama e questo ci viene suggerito esplicitamente, ma ormai è chiaro che Stranger Things abbia sviluppato uno stile narrativo suo.

Stranger Things 3

Lo stile narrativo
di Stranger Things 3

Una delle cose che più colpisce di questa stagione è come l’incastro delle varie vicende a cui assistiamo crei un perfetto equilibrio di emozioni.
Si ride, ci si spaventa, ci si commuove e tutto questo può accadere nel giro di una sola puntata. Si prende respiro dai momenti più cupi con delle scene esilaranti, ci si immerge nella psicologia dei personaggi – talvolta in senso letterale – fino a comprenderli nel profondo, per poi ritornare a quei momenti chiave in cui ci si può aspettare di tutto.

In poche parole, in Stranger Things 3 accade una cosa simile a quella che possiamo vedere nel mondo della musica: i generi si mescolano tra loro per crearne uno nuovo, non ancora catalogato.

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I personaggi

I personaggi principali sono cresciuti e, in un certo senso, dobbiamo imparare a conoscerli alla luce del loro cambiamento. Altri secondari sono tornati – guai se non avessero ripreso il detective paranoico Murray, ad esempio. E, ancora, qualcuno totalmente nuovo si è aggiunto al gruppo, come la figlia di Ethan Hawke e Uma Thurman, Maya Hawke, che interpreta Robin (2ª foto in alto).

Come tutti i personaggi interagiranno tra di loro, ovviamente, non ve lo sveliamo.

L’estetica
e la colonna sonora

Stranger Things 3 è una stagione coloratissima che esprime tutta l’allegria dell’estate – periodo in cui è ambientata – e del periodo storico di metà anni Ottanta. Fidatevi, questa allegria all’arcobaleno vi servirà per riprendervi dai momenti più neri.

La colonna sonora, pur mantenendo i caratteristici temi elettronici a cui siamo abituati, pesca tra svariati generi di quegli anni per ridarci delle canzoni che, in alcuni momenti, diventano delle vere indimenticabili coprotagoniste.

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La filosofia
di Stranger Things

Oltre a tutte queste cose, quello che ci conquista davvero è il messaggio che sta dietro a Stranger Things 3, ovvero: anche il dramma più grande può essere affrontato se si è in grado di creare una squadra su cui poter contare davvero. Una squadra in cui, a prescindere dalla differenza di età e di sesso, si collabora con rispetto per il ruolo che ciascuno ricopre.

Non bisogna dimenticare, infatti, che quando una serie conquista così tanti spettatori diversi tra loro lo fa perché sta toccando delle corde comuni in cui ognuno può riconoscere, al di là degli effetti speciali, un frammento della sua storia e, se è fortunato, guarire delle ferite ancora aperte.

Buona visione a tutti!

 

Jacopo

Jacopo

Amante della filosofia e del cinema. Specialmente dei drammi in cui nascondi il singhiozzo ma poi ti esce col rinculo e si sente il doppio. Registi preferiti: Alexander Payne, Wes Anderson e Noah Baumbach. Film preferito: Will Hunting.