The Dirt: Mötley Crüe (2019), elogio del marcio

In meno di un anno cinematografico vedono la luce Bohemian Rapsody, l’imminente Rocketman su Sir Elton John e The Dirt, produzione Netflix sopravvissuta a un decennale production hell per mancanza di produttori affidabili (vero MTV?). I biopic musicali sono tornati, e gli anni ’70-’80 sono la preda più ambita.
Ed eccoci, scarti putrescenti del demonio, a presentarvi The Dirt, film dedicato alla band heavy/glam metal Mötley Crüe, ispirato all’omonima autobiografia scritta a più mani dagli stessi componenti della band, e approdato da poco su Netflix.

La trama di The Dirt:

Los Angeles. Anni ’80. Una voce narrante apre il film. Sarà un racconto di eccessi, decessi, cessi, sessi, droghe e rock’n’roll. Il racconto della dissoluta quotidianità dei membri della band, sullo sfondo dei ruggenti anni ’80. Che lui odia. Lui? Oh sì, ve lo presento. Nikki Sixx, frontman dei Mötley Crüe.
E The Dirt è la loro storia.

Il film:

the dirt

Una storia sporca, violenta, eccessiva fino al midollo, che esplora il periodo di ascesa della band, nel suo effimero zenit al termine di quel decennio musicale che li stigmatizzò quale simbolo estremo dell’hard rock.

A rimetterci però tra sesso, droga e rock’n’roll in The Dirt è proprio quest’ultimo aspetto, presente ma non preponderante.

La vera notorietà della band deriva infatti, non tanto dalla loro musica (un glam metal potente ma non inedito), quanto dalla loro vita. Follia e depravazioni senza alcun freno, non per immagine, ma per volontà, per vivere il rock nella sua essenza.

Su questo viene impostato il tono di tutto il film, genuinamente anarchico, fottuto di cervello come i suoi protagonisti, non risparmiandosi scene di sesso, droga e violenza, fino alla saturazione (il regista di Jackass resta fedele al suo curriculum).

the dirt

Il film, rispetto a Bohemian Rapsody (col quale The Dirt condivide poco, proprio per la diversità di stile e operazione) rifiuta toni agiografici o edulcorazioni di qualsiasi tipo, anche per evitare danni di immagine alla band (il politicamente corretto è proprio pericoloso).

Ma The Dirt rispetto ad altri biopic musicali, utilizza un espediente inedito ed interessante: la rottura della quarta parete (e non a testate). Così gli stessi protagonisti intervengono, si rivolgono in camera e si lamentano, degli altri, della situazione narrata, dei tagli o delle omissioni di eventi reali, quasi a voler mettere le mani avanti, non per allungarle sulle groupie (quelle sono sotto il tavolo), ma per ricordare con autoironia la distanza tra realtà e finzione.

A dar corpo al film un cast di attori non sempre perfetto, ma comunque piuttosto convincente (senza essere macchiettisticamente identico alla sua controparte reale).

the dirtTra questi spiccano  Tommy Lee, “l’ingenuo” batterista, interpretato con passione dal rapper Machine Gun Kelly, e Mick Mars, “l’anziano” e scorbutico chitarrista, il più pacato (si fa per dire) del gruppo, interpretato spassosamente da Iwan Rheon (Game of Thrones).

The Dirt, quindi, scorre con un buon ritmo e una storia biografica fatta a balzi, stordendo lo spettatore con crudezza inaspettata (l’incidente di Neil e Razzle), ma trattando frettolosamente alcuni momenti cruciali, fino ad arrivare ad un finale troppo riconciliante rispetto alle premesse.

the dirt

Senza ipocrisie e con fierezza The Dirt racconta di 4 folli ragazzi, sopravvissuti ai difetti del Rock, umanizzandoli e ironizzandoci. Divertimento sfrenato, senza approfondimenti psicologici o speculazioni morali di alcun tipo.

Consigliato a: agli amanti del metal, dei Mötley Crüe e dei biopic musicali. Astenersi puri di cuore impressionabili.

Trailer:

Cosa dice la critica:

the dirt imdb 7.1/10

the dirt rotten tomatoes44%

  • Trama
  • Realizzazione
  • Impatto
7.7
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Luke

Luke

Solitamente si fa chiamare Luke (ha proprio fantasia da vendere eh). La passione per il cinema lo accompagna dall'adolescenza, da quando curioso su cosa ci fosse oltre lo schermo si è appassionato anche di scrittura