After Life: un concentrato di Ricky Gervais

Che dire, già prima di After life sapevamo che Gervais fosse un artista potente in grado di suscitare più reazioni assieme (vedi Humanity); questa nuova serie targata Netflix non fa che confermarlo.

after life ricky gervais

La trama di After life

Tony, dopo venticinque anni di relazione, rimane vedovo. Lisa, la sua amata uccisa da un cancro, rappresentava per lui il centro del suo mondo. Tony si ritrova così a dover affrontare il difficile e oscuro percorso del lutto, fino alla fatidica decisione: continuare a vivere o morire?

La serie

In After life Ricky Gervais affronta i temi a lui più cari: fede, senso della vita, morte. Ma forse risaltano maggiormente i “sottotemi”: il significato delle relazioni interpersonali, l’amicizia, il rapporto tra bontà e malvagità. Ovviamente queste questioni sono affrontate in stile Gervais, quindi in modo sincero, comico, polemico e a volte drastico (vedi la vicenda che riguarda Julian).

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Gervais sfrutta la condizione emotiva del lutto per uno scopo ben preciso: poter dire e fare tutto quello che vuole senza curarsi delle reazioni altrui. È questa possibilità che consente al suo personaggio di essere libero da ogni “censura” e, in qualche modo, moralmente giustificato a causa del grande dolore che sta vivendo.

Tony e l’importanza della scelta

Tony ha perso quello a cui teneva di più, quindi ora si sente vuoto e, paradossalmente, invincibile proprio perché non ha più nulla da perdere.

Questa sorta di invincibilità la sfrutta per compiere una scelta rivoluzionaria: smettere di sopportare in silenzio i fastidi che le altre persone spesso ci causano.

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La questione è questa: più sopportiamo passivamente, più accumuliamo frustrazioni che, tra l’altro, rischiamo di sfogare sulle persone che amiamo. E siccome la vita è una sola, tanto vale affrontare le proprie paure e tenere lontano ciò che non ci piace. Insomma, una cosa tanto semplice da capire quanto difficile da attuare nella quotidianità.

L’ultima esplosiva puntata

Nella sesta ed ultima puntata di After life tutti questi temi si concentrano e si evolvono dando vita ad una mezz’ora di puro piacere. Ricky Gervais qui non si limita a riproporre i suoi temi preferiti, ma riesce ad approfondirli a tal punto da darci una nuova e potente visione dell’esistenza.

Quei rapporti interpersonali che nelle prime puntate apparivano vuoti e noiosi ora risplendono sotto una nuova luce e mostrano che anche nella banalità c’è qualcosa a cui è bene non rinunciare. La rabbia della depressione poi può essere un’occasione per capire meglio se stessi e il mondo, con una dose non indifferente di fatica e senza retoriche vuote. La vita, infine, può essere considerata “speciale” anche se non la si vede come il “dono di dio”.

L’opinione

Basti dire questo: durante la visione di After life si fantastica su come sarebbe bello avere Ricky Gervais come zio. Si fantastica sull’andare con lui in un pub e stare ore a parlare di tutto. Questo è il vero superpotere di Gervais: riuscire a fare qualcosa di speciale rimanendo una persona comune.

E non era forse questo lo scopo della sua comicità quando presentava i Golden Globe? Ovvero far capire alle star hollywoodiane che rinunciare ad essere una persona comune per diventare un’icona irraggiungibile è la cosa più stupida che si possa fare.

Consigliato a: tutti

Trailer:

P.s.

Se ancora tutto questo non vi ha convinti, vi do altri cinque motivi che potrete capire solo guardando la serie:

  1. Baby Hitler
  2. Budino molto materno
  3. Psycho-psichiatra
  4. Pedofilo!
  5. Mia moglie è una zoccola

 

 

 

  • Trama
  • Realizzazione
  • Impatto
9.3
Jacopo

Jacopo

Amante della filosofia e del cinema. Specialmente dei drammi in cui nascondi il singhiozzo ma poi ti esce col rinculo e si sente il doppio. Registi preferiti: Alexander Payne, Wes Anderson e Noah Baumbach. Film preferito: Will Hunting.