The Terminal (2004): l’America e i suoi sogni

The Terminal è un film del 2004 diretto da Steven Spielberg ed interpretato da Tom Hanks, Catherine Zeta-Jones e Stanley Tucci. Ispirato ad una storia vera è stato presentato, fuori concorso e come “evento speciale”, alla 61ª Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia.

La trama
Il Signor Viktor Navorski atterra all’aeroporto di New York dalla Krakozhia, uno stato immaginario nato dalle ceneri dell’ormai defunta Unione Sovietica. Purtroppo per lui, in contemporanea, il suo paese subisce un colpo di stato, fatto che lo rende improvvisamente apolide, intrappolandolo nel terminal dell’aeroporto.

Il Film
È il 2004, sono passati pochi anni da quell’11 settembre 2001 che ha cambiato il mondo. L’isteria di massa non si è affatto assopita, nonostante le massicce operazioni militari di Bush Junior in Iraq e l’arresto di Saddam Hussein.
In questo clima di contorno, a cui il Spielberg non accenna neppure, si delinea la storia del Signor Viktor Navorski,. timido ed garbato abitante della Krakozhia, improvvisamente scomparsa dalle mappe politiche.
Navorski viene fermato allo sportello documenti in quanto, non esistendo più il suo paese, è obbligato a rimanere nella “terra di nessuno”,. in attesa che la burocrazia (o la storia) si muovano per liberarlo. A ciò viene aggiunto il disappunto del capo della sicurezza Frank Dixon (Stanley Tucci). che lo vede solo come un fastidioso problema burocratico che deve assolutamente scomparire dalla sua rubrica, e ci prova in tutti i modi.

Un film senza tempo che sa “purtroppo”, parlarci ancora oggi

Il bello è che a Viktor va bene così (ripetendo il suo meraviglioso “io attendo”), accetta senza remore in quanto, il suo sogno è quello di recarsi in un pub di New York,. dove ottenere l’ultimo autografo di un jazzista per la collezione del padre da poco defunto, e poi tornare a casa per renderli omaggio.
Il Signor Navorski vive il non sogno americano, ben rappresentato dall’ottimo Stanley Tucci,. che ben delinea la mentalità post attentati (ed ancor oggi viva e vegeta) verso il paradigma straniero/problema che non può far parte del sogno americano in quanto “apolide” ad esso. Che si faccia un sogno suo.
Nel frattempo passano le settimane ed i mesi e, mentre la politica aggressiva di Dixon fallisce miseramente, Viktor fa amicizia con diversi membri della vita quotidiana aeroportuale e ne condivide storie e sentimenti.
Una su tutte la splendida Amelia Warren (Catherine Zeta-Jones), una hostess che passa di li una, due volte a settimana e che lentamente viene conquistata dal personaggio.

Hanks interpreta magistralmente l’ennesima fiaba di Spielberg

The Terminal rientra comunque nel classico film di Hollywood, nel quale Spielberg sguazza pienamente a suo agio: abbiamo il buon protagonista, la bella, gli amici divertenti, lo scenario complesso, il cattivone, la musica di John Williams ed il finale agrodolce. Tuttavia The Terminal, pur nella sua “classicità”, è un film godibilissimo, che sa emozionare e trasmettere il suo messaggio della necessità di fratellanza oltre i problemi del mondo.

Curiosità
Il film è ispirato alla vera storia del rifugiato iraniano Mehran Karimi Nasseri che, nel 1988 all’aeroporto di Parigi “Charles de Gaulle”, si è visto rifiutare il visto di ingresso dal Regno Unito a causa del furto del suo passaporto. Nasseri visse nel Terminal 1 del Charles de Gaulle sino ad agosto 2006. Pare che Spielberg abbia pagato circa 300.000 dollari per poter portare la sua storia al cinema. Insomma, tutto bene quel che finisce bene!

Nel cast due superstar del cinema degli ultimi anni, la splendida Zoe Saldana (la Gamora de “Guardiani della Galassia“) ed il giovanissimo Diego Luna, oggi magnifico Miguel Ángel Félix Gallardo in Narcos: Messico.

Consigliato a: Chi talvolta si sente spaesato ma, seguendo i suoi sogni, trova la propria patria. Se vi piace l’accoppiata Hanks-Spielberg qui la recensione del loro ultimo film: The Post (2017)

Trailer:

Dove recuperarlo?

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Cosa dice la critica:

7,3/10
Tomatometer 60%, Audience 73%

  • Trama
  • Realizzazione
  • Impatto
8.3
Max

Max

Vivere in un epoca dove i mestieri migliori (archeologo alla Schliemann, filosofo di corte e famoso pirata), non ci sono più, in favore di ben pagate noie, non ci resta altro che sognare. Socrate ed Erodoto ci insegnano che un ottimo metodo sta nel viaggiare, ridere e nutrire l'anima. Il cinema in parte risponde a tutte e tre le necessità in un mix travolgente che sa unire storie, sensazioni, colori ed illusioni in maniera assolutamente dirompente. Penso alla spacconeria negli occhi di Clint, al nichilismo di Allen, alle provocazioni di von Trier ed all'incanto dell'anima di Troisi.