Dancer in the dark (2000): il dark musical di Von Trier

Dancer in the dark è un film del 2000 del regista danese Lars Von Trier. Il film va a chiudere la cosiddetta “trilogia del cuore d’oro”, che Lars von Trier iniziò con Le onde del destino Idioti. Il filo conduttore è il dramma delle persone dall’animo nobile, le cui azioni portano ad un triste epilogo.

La trama di Dancer in the dark

Selma (Björk) è un’immigrata cecoslovacca, arrivata negli Stati Uniti insieme al figlio Gene. La sua roulotte è vicino alla casa di Bill, un poliziotto che si prende spesso cura del figlio quando lei è al lavoro. Oltre ad avere una grande passione per i musical, Selma lavora in fabbrica e colleziona straordinari per poter mettere da parte soldi e far operare Gene, che soffre della sua stessa malattia agli occhi e che un giorno lo porterà alla cecità. Kathy (Catherine Deneuve), amica e collega, è l’unica a conoscere la malattia della ragazza e ad assisterla, anche nelle piccole cose.
La vita di Selma viene stravolta quando Bill – in bancarotta – si approfitta di lei.

Il film

Quando lavoravo in quella fabbrica sognavo di trovarmi in un musical perché nei musical non accade mai niente di terribile.

La nostra “dancer in the dark” è un’inedita Björk, premiata con una palma d’oro come miglior attrice a Cannes. Una ragazza madre, disposta a qualunque cosa pur di donare al proprio figlio una vita normale e felice. L’unica via di fuga che si concede per non pensare alla realtà sono i musical hollywoodiani. Selma ne è talmente appassionata da immaginarsi ad occhi aperti dentro uno di essi. Le bastano dei rumori per cominciare a cantare, ballare e coinvolgere chi le sta attorno in veri e propri numeri musicali in piena regola, anche se solo nella sua testa. Sarà proprio il musical ad aiutarla a elaborare e sdrammatizzare la tragica situazione in cui involontariamente si ritroverà e sarà proprio un’ultima canzone – quella che Selma non ha mai sopportato – a chiudere il film.

Anche se Trier l’ha definito l’anti-musical, Dancer in the dark è comunque un musical – o se non altro un omaggio sui generis al genere -, a partire dal titolo, preso da una canzone di Fred Astaire. Non ci sono le canzoni grandiose, il lieto fine e la gioia incontrastata delle pellicole hollywoodiane. Al loro posto ci sono brani rumorosi, la dura realtà, l’illusione che le persone possano prima o poi redimersi e di lieto non c’è niente, nemmeno il finale dagli applausi scroscianti.

Un pugno allo stomaco.

L’America dei grandi sognatori non lascia posto alle persone oneste dall’animo puro, Lars Von Trier ce lo sottolinea chiaramente. Non c’è posto per Selma, la cui unica colpevolezza è quella di essere fedele al suo credo e ai suoi sogni, rinunciando a uno spiraglio di libertà. La sua forza di volontà e ingenuità sono caratteristiche che portano lo spettatore prima ad affezionarsi a lei e poi a provare pietà. Impossibile rimanere impassibili man mano che la sua condizione peggiora, fino alla cecità. Impossibile non scoppiare in lacrime di fronte al suo destino, che si delinea sotto i nostri occhi, fino ad arrivare all’ultima sequenza del film, in cui 107 passi di crudele agonia la separano da un epilogo spietato che avrebbe potuto evitare, se solo avesse rinunciato alle sue convinzioni e alle sue scelte.

Girato con una camera a mano e con inquadrature traballanti, quasi da sembrare una testimonianza di vita vera, Dancer in the dark lascia il segno, perché colpisce in faccia come uno schiaffo, doloroso e inaspettato.

Consigliato a:

chi non ha paura di affrontare la realtà (e chi non sopporta la falsità dei musical)

Il trailer

Cosa dice la critica

imdb 8.0/ 10

rotten tomatoes 91%

  • Trama
  • Realizzazione
  • Impatto
8
Ilaria

Ilaria

Figlia di quegli anni '90 che hanno partorito le boyband, ma anche Twin Peaks. Cinefila in erba, musicista di giorno e divoratrice di serie tv la notte