Stand By Me (1986): il crocevia tra fanciullezza ed età adulta

Stand by Me – Ricordo di un’estate è un film del 1986 diretto da Rob Reiner, tratto dal racconto Il corpo (The Body), di Stephen King.

La trama di Stand by Me

Quattro ragazzi decidono un giorno di partire da Castle Rock, dove abitano, per una escursione verso il bosco, incamminandosi lungo i binari della ferrovia. Uno di loro ha sentito il fratello parlare del ritrovamento del corpo di un ragazzo e i quattro vorrebbero essere i primi a scovarlo…

Stand By Me

Il film

Ricordo ancora la prima volta che ho visto Stand By Me: Avevo si e no l’età dei protagonisti (12 anni) e mi colpì molto. Mi riconobbi in quei ragazzi, dove il proprio mondo si limita a quell’ambiente tanto stretto dell’età pre-adolescenziale, dove gli amici sono il nostro mondo intero, di fronte all’infinito e terrificante ignoto esterno.
Oggi, quasi quindici anni dopo, il film ha un sapore molto diverso ed estremamente nostalgico. Come sembrava tutto più facile a quell’età…
E sono convinto che con il tempo scorgerò ulteriori sfumature.

Stand By Me è un film particolare: riesce ad essere letto in chiavi diverse a seconda dell’età nonostante il tema drammatico del racconto e delle vicende. E gli stilemi sono classici del romanzo d’avventura, con la crescita dei personaggi e la scoperta di se stessi e la bellezza della sincerità e la spensieratezza tra gli amici. E in questa leggerezza di superficie si inciampa in vicende dai risvolti profondi, che colpiscono continuamente lo spettatore con la brutalità della realtà della crescita.

Stand By Me

La realizzazione della fragile condizione umana rappresenta un rito di passaggio della propria formazione e il film coglie nel segno tutti i punti di svolta principali per questa crescita. Non sono a caso la scelta dell’ambientazione estiva, simbolo di una stagione di passaggio e di “maturazione”, e il viaggio di questi ragazzi. Un viaggio il loro da prima lungo i binari, un percorso semplice e prestabilito, per poi doversi allontanare da essi per affrontare la vera avventura.

Il narratore onnisciente, uno dei ragazzi da adulto, che rivive le proprie avventure, racconta quei momenti con tenerezza e nostalgia. Impossibile non essere coinvolti. Le vicende vengono introdotte e commentate a tratti, ma senza essere invadenti. La voce narrante di Stand By Me, è la voce della ragione adulta, schietta, ma anche malinconica. Cerca di dare un senso a quella libertà e a quella innocenza cercando di tirare le fila di una storia, che in fondo era un’avventura e tanto bastava.

E il finale, è perfetto.

“Non ho mai più avuto amici come quelli che avevo a 12 anni. Gesù, ma chi li ha?”

E il titolo riprende appunto la canzone “Stand By Me” di Ben E. King.

Non ho altro da dire su un film così. A niente serve un’analisi tecnica o parlare delle interpretazioni e via dicendo.
Questo film l’ho visto la prima volta con il cuore, e continuerò a farlo.

E credo andrebbe visto con questo spirito.

Consigliato…

se provate dei sentimenti umani o se vi piacciono le storie di Stephen King.

Sconsigliato…

se non avete avuto amici durante l’infanzia o siete nati “già adulti”.

Trailer:

Dove trovarlo:

just watch

Cosa dice la critica:

8,1/10
 91% – 94%

  • Trama
  • Realizzazione
  • Impatto
9.0
Lorenzo

Lorenzo

Cresciuto come tanti bambini degli anni '90 a pane e film di Bud Spencer, da sempre ama il cinema in tutte le sue forme. Programmatore di giorno e videoamatore a tempo perso, negli ultimi anni ha iniziato a detestare il cinema Americano da Blockbuster (salvo sporadiche eccezioni) e ad apprezzare i decisamente poco blasonati film orientali moderni. È finito che non ha più amici da invitare a casa per un film: preferiscono drogarsi.