Poltergeist (1982) e il demone nel televisore

Gli anni ’80 furono anni di sperimentazione per il cinema Horror. In questa fase, donare una certa atmosfera al film era più preponderante di spaventare a morte lo spettatore.
Poltergeist (ribattezzato da noi Demoniache Presenze) diretto da Tobe Hooper (coff coff magari), non fa eccezione…

La trama di Poltergeist

Nella tranquilla cittadina californiana di Cuesta Verde vivono i Freelings, una famiglia composta da Steve (Craig T. Nelson) e Diane, con i loro tre figli, Dana, Robbie e la piccola Carol Anne (Heather O’Rourke) La loro quieta esistenza viene presto turbata da strani fenomeni e presenze…

Il film

Elettrodomestici che si accendono e spengono, sedie che si spostano, spiriti che attraversano le stanze, luci che arrivano da luoghi eterei e alieni, che chissà quanto pagano di bolletta.

poltergeist

Queste sono solo alcune del manifestazioni legate ai poltergeist che la famiglia protagonista del film dovrà affrontare fino all’esaurimento nervoso, per chiedere poi l’intervento di studiosi del paranormale (no, i Ghostbusters erano impegnati…), con situazioni sempre più folli dal ritmo incalzante.

Poltergeist è una grande avventura, dalla regia che rimanda all’horror classico degli anni ’30 e ai film dello stesso Spielberg (soprattutto Lo Squalo e Incontri Ravvicinati), con effetti speciali e trucchi prostetici che all’occhio odierno appaiono ingenuamente trash, ma dal forte impatto (come la scena del lavandino e della bistecca), e musiche che ricordano i prodotti Amblin di quegli stessi anni.

Tutto dona al film un’atmosfera fiabesca e inquietante, tale da rendere Poltergeist un cult, non privo di difetti e che dimostra i suoi anni, simbolo del modo di fare Horror, e Cinema, di quel periodo.

Poltergeist potrebbe esser definito, più che un vero horror, un dark fantasy, un horror favolistico con tratti grotteschi

poltergeist

Il film non colpisce solo visivamente, ma tenta di fare satira con due elementi portanti della società americana del periodo: la televisione e i nuovi quartieri di villette a schiera.

Non è un caso quindi che tutto nasca da un televisore con effetto neve, che inquietantemente attira una bambina e ci parla, visto quanto gli americani fossero assuefatti alla scatola magica. Uno degli elementi più familiari e sicuri della quotidianità non è più tanto sicuro (come dimostra l’ironica scena finale al motel).

E tra un fantasma e un urlo ecco che anche il simbolo della società del tempo: le villette a schiera. Tutte identiche e curate, rappresentazione di un falso idillio, sono il teatro di un disastro e di un incubo per una famiglia felice (la prossima volta guardate bene dove scavate, parola di archeologo).

 

Perchè Horror

L’horror nasceva per veicolare temi e creare suggestioni nello spettatore. Spaventare e sconvolgere molto spesso non erano lo scopo primario, ma il mezzo per raggiungere menti e cuori degli spettatori. L’emotività puntava alla riflessione, anche se impercettibile. Di decennio in decennio l’horror si è reinventato per adattarsi alle società, all’occhio e alla mente dello spettatore a cui si rivolgeva.

Negli anni ’80 l’obiettivo di colpire emotivamente si unisce al desiderio sfrenato degli autori di osare con le nuove tecnologie, sperimentare e divertirsi per coinvolgere e divertire il pubblico (idea portante anche di un certo film di Joe Dante e John Goodman). Il mai troppo citato Sam Raimi, così come i maestri italiani e non, gioca con le inquadrature, fa impazzire gli attori sul set con idee folli, divertendosi, come un bambino col pongo, con effetti prostetici e make-up.

È la grande stanza dei giochi anni ’80, forse troppo spesso nostalgicamente desiderata, ma in grado di emozionare

Di fantasmi, morti e prestanomi

Dagli anni ’70 si sviluppa la passione (mai totalmente passata, vero The Conjuring?) per possessioni demoniache, fantasmi e presenze, creando uno dei tanti e prolifici sottogeneri dell’Horror.

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112 Ocean Avenue, Amityville, Contea di New York. Nel 1974 Ronald DeFeo Jr. si esercita col fucile sui membri della sua famiglia…

Ben presto si diffuse la leggenda, accompagnata da varie testimonianze, secondo cui la casa fosse infestata. Letteratura e cinema trovarono in questo un terreno fertile, a partire dall’Amityville Horror di Rosenberg del 1979.

Lo stesso anno dell’omicidio di Amityville, Tobe Hooper usciva al cinema con il suo film a basso budget Texas Chain Saw (quel Non aprite quella porta italiano vittima di troppe battute e giochi di parole).
Nel 1982 Steven Spielberg scrisse soggetto e sceneggiatura di un film di fantasmi (no, le voci nella mia testa mi dicono poltergeist, non semplici fantasmi). La regia venne affidata a Hooper, ma negli anni successivi voci vicine alla produzione hanno sempre affermato diversamente.

Uno dei motivi che resero famoso Poltergeist fu infatti la voce secondo cui il ghost director del film fosse in realtà Spielberg, e Hooper solo un volenteroso mestierante che seguiva fedelmente la supervisione dell’Altissimo. Ma in tanti anni nessuno dei coinvolti si è veramente sbilanciato oltre l’allusione.

Sempre quell’anno Steven era in cabina di regia per E.T. e nel contratto per l’extraterrestre compariva una clausola che gli impediva di risultare per lo stesso anno regista di altre pellicole.

Racconti dall’altro mondo

L’altro ben più macabro motivo a cui il film deve la sua fama è una maledizione (ecco, lo sapevo, quei pirati non sanno tenere le mani a posto… Ah no?).
Alcuni membri del cast e della troupe morirono in tragiche circostanze negli anni successivi al film. La piccola Heather O’Rourke, per esempio, morì giovanissima nell’88 per l’aggravarsi di condizioni mediche, mentre l’attrice che interpretava la sorella Dana venne uccisa dal fidanzato a pochi mesi dall’uscita del film…

poltergeist

e poi gli scheletri della scena finale erano veri. Se costano meno di quelli finti..

Consigliato a: gli amanti degli anni ’80, di Steven Spielberg e dei fantasmi.

Trailer:

Dove recuperarlo?

poltergeist just watch

Cosa dice la critica:

poltergeist imdb 7.4/10

poltergeist rotten tomatoes88%

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8.0
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Luke

Luke

Solitamente si fa chiamare Luke (ha proprio fantasia da vendere eh). La passione per il cinema lo accompagna dall'adolescenza, da quando curioso su cosa ci fosse oltre lo schermo si è appassionato anche di scrittura