Fahrenheit 11/9 (2018): Michael Moore torna a spaccare

Fahrenheit 11/9 è il nuovo e atteso documentario firmato Michael Moore, che non delude le aspettative.

La trama di Fahrenheit 11/9

In questo documentario Michael Moore si interroga, alla luce delle recenti elezioni americane, sul significato di “democrazia”. Si parte dalle elezioni di Donald Trump, per poi passare ad uno sguardo sulla situazione politica americana generale, democratici inclusi. L’obiettivo di fondo non è tanto quello di conoscere Trump in quanto persona, bensì in quanto “fenomeno”: cosa significa l’elezione di Trump? Da cosa è stata causata e, soprattutto, dove ci porterà?

fahrenheit 11/9

Il film

Fahrenheit 11/9 fa parte di quei documentari di Michael Moore che, fin dalla prima scena, catturano lo spettatore. Ci si sente coinvolti in prima persona, si è scossi da una serie di domande che non lasciano vie di fuga. La voce narrante di Moore è molto piacevole, simpatica e suggestiva. Il ritmo – scandito da un succedersi di interviste, filmati e documenti televisivi – è sostenuto, pur concedendosi la possibilità di approfondire alcuni temi.

Sebbene si parli degli Stati Uniti, è impossibile non vedere delle somiglianze con la nostra realtà italiana. D’altronde Trump, come sappiamo bene, ricorda non poco Berlusconi.

Democrazia senza elettori

Fahrenheit 11/9 si chiede che senso abbia chiamare “democrazia” un sistema politico che vede diminuire progressivamente i suoi elettori.

fahrenheit 11/9

Per indagarne le cause Michael Moore analizza alcuni errori compiuti da Hillary Clinton durante la sua campagna elettorale. Tra questi due in particolare:

  1. tenere dei comizi per delle grandi banche – guadagnando ingenti somme – chiedendo che i discorsi fatti rimanessero segreti
  2. nascondere il risultato di alcune elezioni per le primarie dei democratici che vedevano come vincitore Bernie Sanders, e non lei

Questi errori, dice Moore, assieme ad altri imputabili ad Obama, hanno dissuaso gli elettori di sinistra dal credere che una nuova politica fosse davvero realizzabile. In questo modo – e questo è un punto chiave del documentario – le elezioni non sono più l’espressione della maggioranza dei cittadini, ma soltanto di quei “pochi” che vanno a votare. A questo punto Moore si chiede: è corretto dire che la maggioranza dell’America ha eletto Trump?

L’opinione

Questo è il Michael Moore che ci piace. Forte, combattivo e con un obiettivo ben chiaro in testa. Fahrenheit 11/9 ha un’energia simile ai suoi documentari più riusciti (Bowling a Columbine, Fahrenheit 9/11, Capitalism: A Love Story). Questa volta però, invece di impressionarci con immagini potenti (che pure non mancano), sceglie un registro più delicato, volto a risvegliare il nostro sentimento politico.

Il succo del film, infatti, è che è proprio l’assenza di una passione politica a rappresentare il maggiore rischio per la democrazia. Come a dire: le cose peggiori accadono quando lasci fare agli altri; ecco perché poi ci chiediamo, sorpresi, “ma come siamo arrivati a questo punto?”

Consigliato a: a chi si sente politicamente smarrito, a chi ha perso la voglia di lottare

Trailer:

Cosa dice la critica:

5,6/10

79%

  • Trama
  • Realizzazione
  • Impatto
8.7
Jacopo

Jacopo

Amante della filosofia e del cinema. Specialmente dei drammi in cui nascondi il singhiozzo ma poi ti esce col rinculo e si sente il doppio. Registi preferiti: Alexander Payne, Wes Anderson e Noah Baumbach. Film preferito: Will Hunting.