Stranger Things: il vero sottosopra

Se prima di leggere questo articolo volete farvi un’infarinatura generale su Stranger Things, allora cliccate qui.

La stranezza di Stranger Things

Stranger Things è una serie tv che spazia dalla fantascienza all’horror, eppure è riuscita a conquistare anche i cuori di chi non è un grande fan di questi generi. Com’è possibile?

Se proviamo ad aprire un altro mondo parallelo in merito a Stranger Things, per guardarlo da un’altra prospettiva, ci accorgiamo che siamo di fronte ad una vera e propria bomba emotiva. Certo, la serie parla di mostri, complotti governativi, soprannaturale…ma attraverso questo ci parla di qualcosa di più profondo e di estremamente reale.

Il discorso di David Harbour ai SAG Awards

Dunque, succede questo: Stranger Things vince il premio dei SAGA come miglior cast in una serie drammatica. Succede che il cast sale sul palco per ritirare il premio e fare il solito ringraziamento. Succede però che non si assiste al “solito ringraziamento”, bensì ad un qualcosa di diverso, che forse alcuni non si aspettavano; nemmeno il cast stesso, a giudicare dalle loro reazioni.

David Harbour, insomma, afferma che attraverso l’arte si possono rivelare “intime verità che servano come potente promemoria per la gente che si sente spezzata, impaurita e stanca.

E continua, rivolgendosi alle persone che sentono queste sensazioni: “Loro non sono soli. Noi siamo uniti in quanto esseri umani e siamo tutti insieme in questa orribile, dolorosa, gioiosa, entusiasmente e misteriosa corsa che ci rende vivi“.

Di cosa parla quindi Stranger Things?

Mettiamo da parte per un attimo la superficie della serie ed addentriamoci nel vero sottosopra. Stranger Things parla di un bambino che si è perduto in un mondo che inizialmente sembra inafferrabile. Parla di una madre che per nulla rinuncia alla ricerca di suo figlio. Parla della forza che ci vuole nel credere in se stessi anche quando tutto il mondo ti guarda come fossi folle.

Stranger Things

Undici

Undici – il personaggio della ragazzina con doti sovrannaturali – è uno dei motivi principali per i quali i non amanti del genere non sono riusciti a smettere di guardare Stranger Things. Se c’è una storia che entra nel cuore è proprio quella di Undici.

L’interpretazione di Millie Bobby Brown è estremamente intensa e si esprime principalmente con lo sguardo. Sono gli occhi di Undici a travolgerci, prima delle sue azioni o dei suoi poteri. Si tratta di un personaggio emotivamente esplosivo perché rappresenta il tentativo di rinascere da un passato tremendo. La sofferenza estrema, come quella che lei ha passato, è in grado di donare capacità soprasviluppate, necessarie per sopravviverle, ma lascia anche cicatrici indelebili.

Stranger Things

Puoi combattere, anche se hai paura

In Stranger Things assistiamo ad una lotta estenuante. Una lotta contro il tempo e la mancanza di senso che a volte la vita ci mette di fronte. I nostri eroi però si sono finalmente tolti maschera e mantello. Affrontano i mostri piangendo, urlando, in preda al terrore. E forse è questo che li rende così coraggiosi: il fatto che riescano a trovare la forza di combattere pur conservando la loro fragilità.

Stranger Things, insomma, ci insegna che i mostri possono essere combattuti anche se ci si sta cagando sotto. Forse basta non essere da soli a farlo.

Conclusione: coltiva la tua stranezza

I personaggi di Stranger Things sono strani, sfigati, squilibrati…oppure è il contrario? I veri strani non sono piuttosto quelli che tentano in tutti i modi di soffocare la propria “stranezza” costringendosi ad assumere un ruolo socialmente accettato? Non sono forse loro, alla fine, quelli più inquietanti? Nella serie si vede chiaramente. La famiglia ideale americana degli anni ’80, moglie puritana e marito lobotomizzato-ma-patriottico, è la parte davvero inquietante di Stranger Things.

Insomma, se dovessi scegliere di passare una serata con la madre di Nancy o con il Demogorgone non dovrei neanche pensarci…Demogorgone tutta la vita.

Jacopo

Jacopo

Amante della filosofia e del cinema. Specialmente dei drammi in cui nascondi il singhiozzo ma poi ti esce col rinculo e si sente il doppio. Registi preferiti: Alexander Payne, Wes Anderson e Noah Baumbach. Film preferito: Will Hunting.