Queer As Folk: la libertà di essere se stessi

Anche se appena finito, siamo ancora in tempo per celebrare il mese del PRIDE e lo facciamo parlando ovviamente di Queer As Folk, so:

Queer As Folk 1

Prima del suo avvento, nella televisione americana gli omosessuali erano in minoranza, affiancati a personaggi eterosessuali (Will e Grace), o addirittura relegati a ruoli marginali (l’ex moglie di Ross e il padre di Chandler in Friends). All’epoca inoltre non c’erano ancora tutta la considerazione e la sensibilità nei confronti della comunità LGBTQ e la lotta per i pari diritti non era ancora all’ordine del giorno.
Nel 2000, quando le avventure di Michael (Hal Sparks), Emmett (Peter Paige), Ted (Scott Lowell), Brian (Gale Harold) e Justin (Randy Harrison) arrivarono sui piccoli schermi, fu una vera e propria rivoluzione.

There’s nowt so queer as folk.

Facciamo un passo indietro e partiamo dall’Inghilterra. Non tutti sanno che la serie infatti nacque proprio nel Regno Unito e più precisamente dalla mente di Russel T. Davies, papà del moderno Doctor Who. Il titolo deriva da un modo di dire inglese, usato per sottolineare quanto a volte la gente sia strana. Il termine queer però, oltre a “strano” può voler dire anche “gay”, et voila: Queer As Folk. La serie andò in onda nel 1999 e terminò nel 2000 con una stagione e due speciali conclusivi.
Nello stesso anno, Ron Cowen e Daniel Lipman videro del potenziale nella serie britannica e decisero di produrne una versione per gli schermi americani, anche se non fu facile reperire degli attori disponibili a partecipare a un tale progetto. La trama originale venne mantenuta, cambiò ovviamente l’ambientazione: Pittsburgh, Pennsylvania, USA.

Queer As Folk 2

Dovete sapere che tutto ruota attorno al sesso. Sembra che gli uomini pensino al sesso ogni ventotto secondi… gli etero, ovvio. I gay ci pensano ogni nove secondi.

Al “Babylon”, mentre tutti ballano e la musica pompa forte dalle casse, Michael ci introduce al suo mondo e ai suoi amici: Emmett l’eccentrico, Ted il contabile, Brian, il maschio alfa e Justin, il novellino. Oltre a loro, ci sono la coppia di lesbiche neo-mamme – grazie a Brian – formata da Melanie e Lindsay, Debbie, madre di Michael e Vic, fratello di Debbie.
Nonostante ci possano essere degli imprevisti, la loro quotidianità si snoda tra il lavoro, la palestra, i locali e il sesso. 

Se non consideriamo gli archi narrativi di ogni personaggio, a grandi linee questa era la trama. Nel dettaglio, si trovano fatti, o episodi che fecero presa sul grande pubblico. Solo nella prima stagione c’erano Vic malato di AIDS, Michael costretto a mentire sulla sua identità sessuale per non essere vessato dai colleghi, la difficoltà di fare coming out alla famiglia da parte di Justin e l’omofobia dilagante nella sua scuola.

Queer as folk 4

Nessuno pensava avrebbe funzionato in America e invece ottenne un successo clamoroso. I produttori osarono moltissimo, a partire dal sesso. Il sesso gay era considerato un taboo e venne portato in scena in maniera esplicita più o meno in ogni puntata, ma attenzione. Anche se praticato nelle backroom delle discoteche, nelle saune o nei vicoli bui, non sempre era gratuito. Alle volte aveva uno scopo ben preciso, come Brian che lo usò con Justin per riabituarlo al contatto umano dopo il pestaggio.

Queer As Folk fu una serie estremamente all’avanguardia per quei tempi. Fu la prima a concentrarsi solo ed esclusivamente sugli omosessuali, presentandoli nella loro interezza e distruggendo il credo comune che fossero tutti delle “fottute fatine”. Il gruppo di amici ne era la prova schiacciante. Ognuno diverso dall’altro, dimostravano quanto fossero veri e capaci di vivere una vita normale, sesso incluso. In pratica, mostrare che tra i gay e gli etero non c’era alcuna differenza. Esistevano, avevano una voce e come loro, la loro discriminazione e le loro problematiche, che nessuno aveva osato trattare fino a quel momento. Parliamo appunto di AIDS, di prese in giro e appellativi offensivi, di bullismo, di unioni civili e adozioni.

«No excuses, no apologies, no regrets.»

Quando a Brian vandalizzarono la Jeep con la scritta “faggot” (frocio), lui continuò a guidarla fregandosene delle opinioni altrui. Mostrò al mondo chi era, perché orgoglioso di se stesso, lo stesso che fece Queer as Folk. Si fece inconsapevolmente manifesto della comunità LGBTQ, mettendo al primo posto la libertà di essere se stessi, senza vergognarsi e senza dover scuse a nessuno. Accese l’attenzione su un mondo che doveva smettere di essere emarginato, o considerato stravagante e aprì le porte alla rappresentazione frequente e concreta della comunità nel mondo televisivo (The L WordRuPaul’s Drag Race, Modern Family, Looking, Sense8).

A 13 anni dalla sua conclusione, il magazine americano Entertainment Weekly ha deciso di riunire il cast e di parlarne ancora, perché anche le nuove generazioni possano conoscere la forza e il potere di questa serie.

«I often say people came for the queer, but they stayed for the folk.»
(Peter Paige)

Ilaria

Ilaria

Figlia di quegli anni '90 che hanno partorito le boyband, ma anche Twin Peaks. Cinefila in erba, musicista di giorno e divoratrice di serie tv la notte