Léon – il professionista (1994): killer, amore e piante

Léon: il professionista, è un film del 1994, diretto da Luc Besson  e interpretato da Jean Reno, Natalie Portman e Gary Oldman.

La trama di Léon

Léon è un sicario italoamericano che vive a Little Italy, famoso quartiere di New York. Le sue giornate sono scandite da una routine quasi ossessiva, per lo più dedita alle attività del killer. Unico legame: una pianta di cui si prende cura e che considera sua simile visto che, come lui, non ha radici. Questa routine viene scombussolata da Mathilda, la vicina undicenne alla quale gli agenti della DEA, comandati dallo psicopatico Stansfield, hanno ucciso la famiglia.

Il film

Era il 1994, Luc Besson stava lavorando a Il Quinto Elemento, quando, per gli impegni di Bruce Willis, la produzione del film subì dei ritardi. Per non perdere il momento creativo e non sprecare il team di produzione, iniziò a scrivere Léon. Dopo 30 giorni di scrittura e 90 di riprese, il film era pronto e impacchettato. Nonostante sia nato come prodotto “riempitivo”, la critica lo ritiene migliore de Il Quinto Elemento.

È un film che riesce egregiamente a raggiungere la linea del moralmente accettabile, evitando di oltrepassarla. Trattenendosi nei punti giusti e concentrandosi solamente sull’aspetto platonico, risulta comunque molto efficace nel trasmettere i sentimenti tra i protagonisti.

Léon pistola

I personaggi

Partendo dal cattivo, con il personaggio di Stansfield, Gary Oldman ci regala una performance da urlo. Risate isteriche, discorsi decontestualizzati sulla musica, urla improvvise rendono bene l’idea di psicosi euforica da droga. Appena lo vedi, sai già che quest’uomo non porterà altro che guai per tutta la durata del film. Eppure non è un personaggio irrazionale, nonostante gli attacchi nevrotici è freddo e calcolatore, e darà del filo da torcere al preparato sicario italoamericano.
Grazie anche ad alcune parti totalmente improvvisate, Oldman, come sempre, crea un antagonista magnetico ed esplosivo, che non riesce a farsi odiare fino in fondo, perché costringe lo spettatore a volerne ancora di quella magnifica interpretazione.

Mathilda è una ragazzina sveglia per la sua età e si destreggia per tutto il film tra le pulsioni di vendetta verso Stansfield, e quelle amorose verso il suo salvatore. Perché questo è per lei Léon: il suo salvatore, la sua nuova colonna portante, l’unico uomo nella sua vita ad averle dato qualcosa che non fosse dolore. Tutte queste emozioni, in una dodicenne senza famiglia, collidono in un’attrazione che va oltre la semplice cotta adolescenziale. Lo dimostrano, infatti, i suoi tentativi di sedurre il sicario, anche in pubblico, cosa che mette a disagio ma soprattutto in una posizione di pericolo l’uomo.

Sì, perché se è vero che da una parte di questa strana relazione abbiamo una ragazzina di dodici anni, dall’altra abbiamo un uomo di quarantanni che ammazza la gente.

Léon e MathildaNon è il lavoro di Cupido più riuscito.

Eppure funziona

Léon è solo. La sua vita è un alternarsi di persone uccise, piante annaffiate e allenamenti per uccidere persone. Non ha contatto con i vivi se non con Tony, l’uomo che l’ha salvato quand’era piccolo e che ora gli procura gli ingaggi. È una figura a tratti paterna che cerca, a modo suo, di tenere Léon al sicuro. Questo stile di vita fatto di reclusione, non lo aiuta quando arriva a doversi confrontare con Mathilda. È impacciato e scorbutico, molto restio ad incrinare la propria routine. Col passare del tempo, però, anche Mathilda entra nella sua quotidianità, distorcendo le sue abitudini. Se lui è diventato il pilastro della ragazza, lei diventa indubbiamente la sua parte più umana, il suo ponte per una vita “normale”. Tra gli allenamenti e i momenti botanici, si inframmezzano i giochi, i travestimenti, le cene al ristorante. Il freddo sicario abbassa finalmente la guardia.

Léon PiantaLéon è come la pianta che cura con minuzia ogni giorno: senza radici

Il loro indecifrabile rapporto alterna momenti padre-figlia, ad altri maestro-allieva ma sempre coperti quel sentimento che lo spettatore fino all’ultimo tenterà di respingere, ma che alla fine dovrà accettare: l’amore. Un amore insolito, un amore inesperto, perché è una cosa nuova per entrambi, e che entrambi sperimentano in maniera diversa per via dell’età. Eppure in maniera molto simile visto la precoce maturità di lei e il velato ritardo di lui. Chi è davanti allo schermo si sente un po’ come Léon: impacciato, imbarazzato, quando Mathilda sfoggia avances fin troppo provocatorie. Cerca di dissimulare questo amore con un atteggiamento paterno, come un guardiano che protegge la propria creatura, anche da se stessa. È un processo mentale che siamo abituati ad avere da sempre. La differenza d’età è troppa. Eppure…

Eppure Besson sa quando fermarsi, conosce i limiti dell’accettazione comune e li cavalca senza mai andare oltre. Gioca benissimo con i tira e molla tra i due e arriva, infine, a convincere lo spettatore che tutto quello che potrebbe esserci di sbagliato in un rapporto del genere, qui non c’è. È un rapporto diverso il loro, platonico certo, ma molto di più di questo. A dare una mano a creare tutto questo, ovviamente sono stati i genitori di Natalie Portman che imposero non pochi limiti al regista e lo stesso Reno che scelse volutamente di dare velato ritardo mentale al killer, per alleggerire l’intera questione.

Léon Mirino

Di chiunque sia il merito, resta il fatto che, nonostante la trama del narcotraffico e della vendetta, questa rimane una storia d’amore come poche ce ne sono in giro. Che spinge al massimo i limiti imposti dalla società e riesce comunque a colpire al cuore, come solo un sicario italoamericano riesce a fare.

Consigliato a:

Tutti quelli che vogliono una storia d’amore insolita, condita con pallottole e quell’atmosfera un po’ degradata e magica che solo Besson riesce a dare!

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Cosa dice la critica

nirvana imdb 8.6/10

nirvana rotten tomatoes71%

  • Trama
  • Realizzazione
  • Impatto
8.0
Marco

Marco

Un panda batterista travestito da web designer, con la passione per tutto ciò che si può leggere o vedere a schermo, grande o piccolo che sia.