La grande fuga (1963): Quando Steve McQueen e compagni sbeffeggiarono i nazisti

La Trama

La grande fuga parla della vera storia di un enorme fuga da un campo di prigionia tedesco, attraverso furbe gallerie scavate sotto la prigione dedicata ai soldati alleati, le “mele marce..”. Un cast strepitoso ed un film pieno di pathos resero questa pellicola leggendaria e ancora oggi avvincente.

La grande fuga

Il Film

Tutto comincia con quella colonna sonora, di Elmer Bernstein, che in coppia con il regista John Sturges aveva lavorato anche ai Magnifici Sette, altro capolavoro di inizio anni ’60.

Il camion con i prigionieri si avvicina alla prigione di Stalag Luft in Slesia, oggi Polonia, ma all’epoca nel cuore del Terzo Reich. Circondati dal nulla e sotto il controllo di oltre un reggimento tedesco,. Steve McQueen, ma anche James Garner, Richard Attenborough, Charles Bronson e James Coburn sono prigionieri di in un campo inviolabile.

Veniamo subito a conoscenza però, che non si tratta di detenuti “tradizionali”, ma di tutti coloro che in passato hanno provato (spesso riuscendoci) a fuggire da altri campi. Il genio dell’amministrazione baffetta decide di metterli tutti insieme nel buon paniere..

La grande fuga

Due film in uno

Il film si divide in due parti ben distinte: la prima vede i detenuti conoscersi e preparare quella che passerà alla storia come. “la grande fuga” e la seconda ciò che accadrà dopo, non meno affascinante.

Se la prima parte è molto made in Usa, in quanto spaccona e divertente, la seconda invece si tramuta nella tensione, quasi nel thriller, per la situazione nella quale si trovano i fuggitivi, che non solo devono stare attenti a non farsi scoprire, ma hanno un intero battaglione nazista alle spalle. Considerando che poi il piano sta nel tentare di raggiungere la Svizzera o la Spagna (paesi neutrali) dalla Polonia, la cosa si rivela piuttosto complicata.

La prima parte è la mia preferita, non solo per la preparazione alla fuga, ma per il livello di dettaglio messo in piedi dalla sapiente regia di John Sturges. Dalla realizzazione degli strumenti di lavoro, alla creazione professionale dei documenti falsi, dai piani per il “poi”. allo scavare ben tre tunnel distinti. In più il nemico non sta certo a guardare, conscio di avere a che fare con dei professionisti della fuga.

La grande fuga

Certi momenti rimangono impressi, in particolare la paura di essere scoperti e la notte della fuga. Per non parlare della caratterizzazione dei personaggi, anche degli ufficiali tedeschi, a loro modo ben descritti e lontani dai classici cliché.

Le oltre tre ore di film non devono dunque spaventare, si tratta di un Kolossal vecchio stile ma con interpreti freschi che sanno tenere la scena per tutto il tempo necessario.

Perchè vederlo?
Semplicemente perché è il più bel film di fughe di sempre, supera alla grande pure il Papillon con Hoffman e McQueen e Fuga da Alcatraz con Clint Eastwood, anch’essi grandi film. E se vi piacciono i film di guerra e fuga leggetevi la nostra recensione sul “Dove osano le aquile” con Clint Eastwood.

 

Trailer: (non è proprio il trailer ma all’epoca si sa, bastava il nome..)

Dove recuperarlo?

just watch

Cosa dice la critica:

8,2/10
93% (Tomatometer); 95% (Audience Score)

  • Trama
  • Realizzazione
  • Impatto
9.3
Max

Max

Vivere in un epoca dove i mestieri migliori (archeologo alla Schliemann, filosofo di corte e famoso pirata), non ci sono più, in favore di ben pagate noie, non ci resta altro che sognare. Socrate ed Erodoto ci insegnano che un ottimo metodo sta nel viaggiare, ridere e nutrire l'anima. Il cinema in parte risponde a tutte e tre le necessità in un mix travolgente che sa unire storie, sensazioni, colori ed illusioni in maniera assolutamente dirompente. Penso alla spacconeria negli occhi di Clint, al nichilismo di Allen, alle provocazioni di von Trier ed all'incanto dell'anima di Troisi.