L’isola dei cani – Isle of Dogs (2018): il piccolo principe in stile Wes Anderson

L’isola dei cani (Isle of Dogs) è il nuovo film di Wes Anderson, atteso con ansia dai suoi fan. La poetica della narrazione ricorda Il Piccolo Principe di Antoine de Saint-Exupéry, mentre l’estetica è quella tipica di Anderson.

La trama de L’isola dei cani

La diffusione di una pericolosa influenza canina induce il sindaco della città giapponese di Megasaki a deportare tutti i cani su un’isola destinata all’accumulo dei rifiuti. Suo nipote, un ragazzo di dodici anni, non accettando la separazione forzata dal proprio cane, intraprende un viaggio per riportarlo a casa.

Il film

Wes Anderson ritorna alla stop motion, stile nel quale si era già cimentato nel film Fantastic Mr. Fox. Con L’isola dei cani, però, aggiusta senz’altro il tiro, realizzando un’opera originale ed emotivamente intensa. Tanti i temi trattati: il rapporto uomo-cane, l’importanza di combattere per ciò in cui si crede, la necessità di una comunicazione emotiva oltre quella verbale.

Non si può non fare un parallelismo col Piccolo Principe. Anche ne L’isola dei cani, difatti, il protagonista è un ragazzino il cui viaggio porterà alla scoperta di una serie di conquiste emotivamente preziose.

“Non si vede bene che col cuore”

È proprio questa citazione del Piccolo Principe ad indicare il nucleo tematico del film. Wes Anderson sceglie opportunamente di non tradurre alcuni dialoghi principali, lasciandoli in giapponese. In questo modo lo spettatore è obbligato a prestare attenzione a qualcosa che non sia il linguaggio verbale.

isola dei cani isle of dogs

Un legame diventa indissolubile quando ci si apre all’altro, ma non tutti sono disposti ad accogliere quello che abbiamo dentro. Ciò che quindi rappresenta il punto debole per l’uomo, diventa invece il punto di forza del cane, il quale ci sente senza bisogno che gli spieghiamo niente.

Nonostante i cani siano stati deportati e abbandonati su quell’isola di rifiuti, non smettono di ricordare con affetto il tempo in cui vivevano con i loro padroni. Discutono su quale fosse il loro cibo preferito e descrivono le case nelle quali vivevano senza mostrare rancori di alcun tipo. Lungo l’intero film sembra che i cani guardino sempre al di là delle azioni che commettono gli uomini, senza fermarsi a ciò che appare.

È importante capire che il cane non è un piacevole passatempo di cui il bambino non vuole essere privato. Il legame per il quale il nostro giovane protagonista combatte è un qualcosa di necessario. Il suo cane rappresenta quel rapporto fondato sulla fiducia senza cui non si può sperare di vivere sereni.

L’imprevedibilità del viaggio

Come in ogni viaggio che si rispetti, anche in questo partiamo convinti di cercare una cosa, ma poi finiamo per trovarne un’altra.

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Con questa banda di cani affronteremo pericoli, conquisteremo le nostre vittorie, accetteremo alcune perdite, ma soprattutto troveremo qualcuno che ci insegnerà a lasciare da parte le parole per poter parlare con le emozioni.

L’opinione

Cosa dire dell’ultimo film di Wes Anderson? Beh, questo regista conferma che la sua originalità è autentica; non si tratta semplicemente di qualcosa che “appare bello” ma che poi si rivela essere senza sostanza. Nelle sue opere troviamo la fantasia dell’infanzia, lo strappo dell’adolescenza e il riscatto della età adulta. Riesce a commuoverci, a divertirci e a sorprenderci grazie alla sua attenzione per i dettagli, che ci conducono in un mondo magico senza farci perdere il legame con la realtà.

Consigliato a: agli amanti di Wes Anderson, dei cani, del Piccolo Principe

Trailer:

Cosa dice la critica:

8,2/10

90%

  • Trama
  • Realizzazione
  • Impatto
9.3
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Jacopo

Jacopo

Amante della filosofia e del cinema. Specialmente dei drammi in cui nascondi il singhiozzo ma poi ti esce col rinculo e si sente il doppio. Registi preferiti: Alexander Payne, Wes Anderson e Noah Baumbach. Film preferito: Will Hunting.