Guadagnino: da Melissa P. all’Oscar!

Quando nel 2005 uscì il famigerato Melissa P., film dall’aurea scabrosa che parla dell’evoluzione della vita sessuale\sentimentale di una giovane ragazza, di Luca Guadagnino pochi avevano sentito parlare. Tutti coloro che poi videro il film, probabilmente non ne avrebbero più voluto sentir parlare, ne di lui ne di quel pruriginoso filmetto.

Ed invece il buon Luca da Palermo tirò fuori dal cappello un coniglio magico che lo porterà tra 2009 e 2017 a realizzare 3 ottimi film, e di questi, udite udite, il peggiore (se si può dire) è proprio il premiato “Chiamami col tuo nome“. Candidato a miglior film, miglior attore, miglior canzone originale e miglior sceneggiatura non originale ha vinto quest’ultima. Meglio sarebbe dire che a vincere è stato l’ormai novantenne James Ivory,. che ha composto la sceneggiatura tratta dal romanzo di André Acinam, ma anche il nostro Luca Guadagnino ha fatto la sua bella parte.

Da Melissa P. alla “Trilogia del desiderio” il salto è notevole

Guadagnino

Ma dovete vedere gli altri due film. Il primo, datato 2009, porta il nome di “Io sono l’amore”, un ritratto di una classica, noiosissima, e drammatica vita da famiglia borghese nella grigia Milano degli anni ’90. È l’eleganza che fa da colonna portante a questo film,. un’eleganza struggente che sa coinvolgere e far male, pure quando si parla di amore. Un pezzo di cinema italiano sconosciuto quanto splendido. Un (quasi) capolavoro, anch’esso candidato agli oscar, ma per i costumi.

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Secondo film, A bigger splash del 2015. Con la stessa protagonista del precedente (l’inarrivabile Tilda Swinton che affianca il sempre verde Ralph Fiennes e la futura icona sexy Dakota Johnson (che tra l’altro fa la stessa parte in 50 sfumature)). Anche in questo caso solito quadro borghese, questa volta ambientato nella splendida Sicilia,. racconta di due famiglie che trascorrono un po’ di tempo assieme, condividendo storie e passione. Per quanto mi riguarda, se il meglio del cinema di Guadagnino lo ritrovo in “Io sono l’amore”,. in questo lungometraggio possiamo più facilmente lasciarci trasportare dalle emozioni e dai dialoghi brillanti tra due attori splendidi.

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E finalmente l’Oscar, seppur a James Ivory

Arriviamo al 2017 con “Chiamami col tuo nome“, film “italiano” nel senso che il regista è italiano, ma di nazionale abbiamo ben poco (se non l’ambientazione). Per chi ancora non lo sapesse si parla dell’amore estivo tra un giovanissimo ragazzo e un dottorando americano invitato in Italia dai genitori dello studente, nella loro villona lombarda.
Per quanto riguarda trama e sensazioni mi pare di ritornare verso lo splendido film del 2009,. ma da esso Guadagnino ha rimosso il tormento che lo caratterizzava, in cambio di una più soave ambientazione (che ricorda di più A bigger splash). Bel film anche questo, anche grazie all’astro nascente Timothée Chalamet, ma che forse non ha osato fin dove poteva.

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Curioso come ora nel nostro Belpaese si porti in trionfo (un po’ come era capitato con La grande bellezza di Sorrentino) un film complesso, lungo e che parla di omosessualità. Un paese che ha ancora pericolose mancanze culturali non solo verso “il tema del diverso”, ma anche verso un cinema elegante e ricercato.

I miei film escono sempre in Italia, ma senza successo” ha dichiarato il regista non troppo tempo fa. “Tant’è che io come regista in Italia non esisto”. Speriamo che da oggi possa esistere un po’ di più..

 

Dove recuperarlo?

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Cosa dice la critica:

8,1/10
96%

Il trailer

  • Trama
  • Realizzazione
  • Impatto
8.3
Max

Max

Vivere in un epoca dove i mestieri migliori (archeologo alla Schliemann, filosofo di corte e famoso pirata), non ci sono più, in favore di ben pagate noie, non ci resta altro che sognare. Socrate ed Erodoto ci insegnano che un ottimo metodo sta nel viaggiare, ridere e nutrire l'anima. Il cinema in parte risponde a tutte e tre le necessità in un mix travolgente che sa unire storie, sensazioni, colori ed illusioni in maniera assolutamente dirompente. Penso alla spacconeria negli occhi di Clint, al nichilismo di Allen, alle provocazioni di von Trier ed all'incanto dell'anima di Troisi.