Black Sails: sui pirati, sul rum e sul finale

Black Sails, creata da Jonathan E. Steinberg e Robert Levine, è una serie televisiva composta da 4 stagioni, ambientata nel 1715, nell’epoca d’oro della pirateria, e sviluppata come antefatto al romanzo L’Isola del Tesoro di R.L. Stevenson.

Riprendendo temi, situazioni e personaggi tanto dal romanzo di Stevenson quanto dalla storia della pirateria più o meno accertata, Black Sails risulta una serie ottimamente scritta e girata, con un incredibile lavoro di scenografie, costumi ed effetti speciali e visivi, sicuramente invidiabile per una serie televisiva, e con una colonna sonora veramente stupenda (non potrete non innamorarvi della sigla)

Black Sails

Ma la serie è più di questo: è un grande omaggio ad uno dei romanzi più importanti e conosciuti del 1800, nonchè una visione piuttosto fedele di un periodo storico confuso e affascinante.

Con la quarta stagione finalmente approdata su Netflix il nostro consiglio è di recuperare al più presto una delle serie televisive più meritevoli degli ultimi anni (appassionati di pirateria cosa ve la consiglio a fare?)

Black Sails non è una serie leggera o semplice da vedere. Il ritmo è lento (se mai noioso è a discrezione del gusto dei singoli), la narrazione sorprende non regalando mai allo spettatore ciò che si aspetterebbe. L’azione, presente e ben coreografata, è solo una minima parte di una serie che si concentra soprattutto sulle interazioni tra i suoi protagonisti e sulle loro motivazioni. Piccole azioni, meccanismi, che lo spettatore deve cogliere per ottenere un affresco potente e credibile delle personalità in scena.

Il James Flint di Toby Stephens (per il quale si consiglia la visione della serie in lingua originale) non è più solo un nome, un effimero spauracchio per coloro che l’hanno conosciuto e lo nominano (come accade nel romanzo di Stevenson), ma un personaggio vivo, pulsante e pensante, la cui storia personale è più complessa di quanto si possa pensare.

Black Sails

Discorso simile per il John Silver interpretato da Luke Arnold, una figura che non sarà di immediata comprensione e con la quale lo spettatore non entrerà subito in empatia.
Questi due personaggi, due facce della stessa medaglia, potrebbero essere visti come protagonisti delle vicende, ma la realtà è che Black Sails è una serie corale, racconta delle storie, delle vite, un periodo storico.

Da qui in poi l’articolo potrebbe contenere spoiler sulle prime 3 stagioni con riferimenti all’Isola del Tesoro di Stevenson, per terminare con un commento sulla quarta ed ultima stagione, sempre con spoiler

 

Yo-oh-oh, e una bottiglia di rum

All’Admiral Benbow (nel romanzo) la mite quotidianità di Jim Hawkings viene smossa dalla presenza di un “vero lupo di mare”, Billy Bones. Il vecchio racconta dei suoi trascorsi, delle incredibili avventure e delle indicibili scelleratezze viste e compiute. Ubriaco, malato, ma ancora risoluto. Un colpo sul bancone, uno sguardo storto agli avventori, tradiscono l’incredibile forza che quell’uomo doveva avere in gioventù. Tricheco, così lo chiameranno alla locanda.

Poche righe di Stevenson, ed ecco che gli autori ci donano a inizio serie un giovane Billy Bones. Un uomo che deve ancora capire il proprio posto nell’equipaggio della Walrus (proprio il Tricheco), la nave del celebre James Flint, una leggenda dei mari intorno alla colonia di Nassau sull’isola di New Providence.

Il quartermastro di Flint, Hal Gates guida noi e il giovane Bones nei fini meccanismi che reggono gli equilibri di una nave pirata. Elemento cardine in Black Sails, solitamente inusuale in altre produzioni a tema piratesco è l’idea, autentica e storica, di un capitano quale simbolo della nave, ma privo del controllo sull’equipaggio. Il quartermastro è il vero legante di una nave pirata. E su questo Billy, e poi Silver, vengono messi alla prova.

Ma fin dove deve spingersi questa fedeltà? Chiunque si avvicini troppo a Flint si brucia. Billy lo capisce con la morte di Gates e la propria “espulsione” dalla ciurma. Silver lo scoprirà sulla propria pelle.

Black Sails

spoiler sulla 4a stagione
Billy Bones, suo malgrado, si troverà sempre più a venire a patti con la sua coscienza, sporcandosi sempre più pur di sopravvivere, in balia delle azioni degli altri. Perché nonostante tutto, Billy resta il primo personaggio con cui lo spettatore viene in contatto e empatizza. E alla fine un Billy irriconoscibile è mosso dalla propria ideologia contro tutti. Non solo Flint, ma anche Silver. Il Long John Silver che lui ha contribuito a costruire con la paura instaurata nei nemici grazie al mito della macchia nera, il presagio di morte per coloro che solcano i mari.

Billy è forse il personaggio più affascinante della serie proprio per questa incredibile sfortuna che lo rende umano e lo trasforma in una bestia rancorosa, che finirà per leccarsi le ferite sulle deserte sponde di Skeleton Island. Qui la serie si congeda da lui. Il suo ruolo nel grande schema degli eventi non è finito. Per quanto non fosse esattamente la scena finale che speravo di vedere per lui, il collegamento all’opera di Stevenson non può lasciare insoddisfatti.

Il suo destino si compirà dieci anni dopo, per crepacuore, all’Admiral Benbow. La causa: una macchia nera, firmata Long John Silver. Ironia.

 

Altro elemento che contraddistingue la serie è il modo con cui le morti vengono mostrate. Sia per personaggi positivi che negativi (per la sensibilità del pubblico, in fondo son pur sempre assassini) la morte è raccontata con cruda realtà e freddezza

Black Sails mette poi in gran rilievo personaggi femminili complessi di grandissima rilevanza per gli eventi della serie

Donne che si elevano dalla bassa condizione in cui si trovano. Loro e tutti gli altri personaggi qualsiasi sia il loro sesso e l’estrazione sociale, per le loro doti. La loro fermezza, la loro risolutezza. Che non sempre è vista positivamente agli occhi del pubblico. E questo gli autori lo sanno bene.

Black Sails

Eleanor Guthrie in questo senso è l’archetipo della risolutezza femminile che si scontra con le ideologie altrui, e per scelte a volte discutibili si trova suo malgrado a risultare la pedina cattiva, la pecora nera. Un personaggio odioso perché ben delineato nella sua umana forza e contraddizione.

spoiler sulla 4a stagione
Ma gli autori hanno saputo donarci un episodio catartico col suo personaggio: la sua morte infatti colpisce. Colpisce perché dura, cattiva. Vera. E colpisce perché nonostante l’antipatia il personaggio ha saputo dimostrare il proprio spessore. E con quella morte lo spettatore crolla. Non può, non riesce a gioire per la morte di un personaggio odiato. E questa è grande scrittura

Un altro personaggio forte che evolverà fino ad ottenere una posizione di grande potere è Max, la prostituta del bordello di Nassau. Lei incrocerà la strada con molti personaggi lungo la sua storia, e i più importanti sono sicuramente Jack RackhamAnne Bonny.

Quello che sembra essere il fulcro di Black Sails, la ricerca di un favoloso tesoro, diventa il semplice pretesto per raccontare una storia di sopraffazione e redenzione, e al centro di tutto c’è Nassau, l’ex colonia inglese simbolo di una libertà dalla Corona che la pirateria eleva a proprio credo…

 

Da qui commento (con spoiler) sul finale della serie..

Nessuna vittoria senza sacrificio

C’era un gatto randagio nei boschi dietro la nostra casa. Mio figlio gli dava da mangiare, mio marito la vedeva come debolezza e lo picchiava. Ma ogni notte il gatto tornava e tutto si ripeteva. Nessuno riusciva a cambiare” (Episodio XXXV)

“Le sofferenze non finiranno finchè qualcuno non avrà il coraggio di andare nel bosco e affogare quel dannato gatto”

Così Max spiega a Madame Guthrie (la nonna di Eleanor) l’unico modo di interrompere il circolo vizioso, l’uroboros che è l’esistenza stessa della Nassau che loro stessi vogliono estirpare. Questi personaggi, questi “non buoni”, questi reietti della società cercano di sollevarsi in qualche modo dal mare di putridume (morale e fisico) della loro condizione per ottenere la possibilità di avere una vita vera e la libertà.

Black Sails

La Libertà

Come afferma Jack, in questa guerra loro non cercano una vittoria effimera, ma una sincera. La Libertà. Non si tratta più di uccidere Woodes Rogers, catturare Flint, o salvarsi la pelle come Jack ha sempre cercato di fare, in modo anche poco coraggioso. Jack ha ora la possibilità di chiudere con le persecuzioni dettate dall’immagine che il mondo ha della figura del pirata. E ad un pirata come lui con un certa caratura morale, non va certo ripetuta un’opportunità del genere.

 

C’è poi un personaggio che gioca il ruolo di incognita fino alla fine, Madi. La sua presenza rende però incompleto il personaggio di Silver per la costruzione del personaggio in vista dell’Isola del Tesoro. Certo, Stevenson stesso accennava nel romanzo alla moglie di colore di Silver che ne gestiva la locanda. Ma sul finale di Black Sails, John è una persona nuova. Integra, grazie a Madi. L’influenza di Flint è sparita. L’ombra della guerra è ora un ricordo, e può vivere finalmente con la donna che ama. Ma sappiamo invece che non dovrebbe essere così..

Dieci anni dopo, nell’Isola del Tesoro, Long J. Silver sarà un personaggio a pezzi, consumato dal desiderio di ottenere la ricchezza del suo capitano. Un fantasma che lo tormenterà per sempre, e che non potrà dimenticare al punto da addomesticare un pappagallo pur di riempire il vuoto lasciato da Flint. L’altro lato della sua medaglia.

Quello a cui credi, alla fine, è la verità

Hanno dipinto il mondo pieno di ombre, e poi hanno detto ai bambini di stare vicino alla luce. La loro luce, il loro giudizio. Perchè nelle ombre ci sono i draghi. Ma non è così. Nell’ombra c’è possibilità, c’è libertà” (Episodio XXXVIII)

L’esito dell’ultimo potente confronto verbale tra Flint e Silver è costruito in modo ambiguo: un inquadratura muta con il gruppo di pirati che si spostano nella radura verso il punto in cui i due stavano parlando fa pensare ci sia stato un rumore (un colpo di pistola?)

Che Flint possa essere stato ucciso (o comunque ferito e lasciato agonizzante sull’isola) e che quindi il racconto di Silver sul ricongiungimento con Thomas Hamilton sia solo una storia, o che si sia davvero ritirato a Savannah non è importante. Comunque sia andata, James Flint è morto, James McGrow ha ritrovato la strada di casa..

Con il suo addio, Nassau ottiene un finale molto gattopardesco. La legge è finalmente rispettata in un isola che fa della libertà un suo vanto. Max ha finalmente il ruolo che sapeva di meritare. Ma la pirateria non è veramente morta.

Per Jack e Annie (e Mark, pardon, Mary Read) gli autori hanno lasciato che a parlare della loro storia fosse la Storia, preferendo concludere la loro storia fittizia con una “vittoria” su Rogers, sconfitto dalle sue colpe davanti alla Legge che lui stesso professava. Woodes Rogers darà la caccia a Rackham e lo farà impiccare, “..ma questa è un’altra Storia”

Black Sails

Ma Black Sails voleva raccontare qualcosa. Un grande arazzo di piccole storie personali, vite di persone ritrovatesi in uno schema più grande di loro..
Ricordo, invenzione, verità, o forse solo una storia…

È l’arte che lascia il segno. Ma per lasciarlo deve spingersi oltre e parlare per sé. Deve essere autentica

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Luke

Luke

Solitamente si fa chiamare Luke (ha proprio fantasia da vendere eh). La passione per il cinema lo accompagna dall'adolescenza, da quando curioso su cosa ci fosse oltre lo schermo si è appassionato anche di scrittura