Slow West (2015) [Acchiappa sto film]

Slow West, una storia d’amore di sangue e di pistole, un western che vede Fassbender come protagonista. Una storia figlia dell’amore malato ma in mezzo ci sono interessi più grandi, compresi sacrifici e pistole.

Far, slow, west

Come le scarpe inglesi e la carne in scatola, il western è destinato a non morire mai. Il western è un genere estremamente codificato, con le sue regole di azione e reazione ma con l’incredibile capacità di poter essere declinato in maniere diverse e ogni volta essere contaminato da altri generi tipicamente cinematografici e non solo. Il western sta risorgendo potente in questi ultimi anni, soprattutto western moderni grazie a Taylor Sheridan per film come Hell or High Water o Wind River oppure possiamo riferirci all’ultima impresa di Netflix, la miniserie Godless, dove possiamo vedere un Jeff Daniels in pieno rispolvero dopo la fine di quel capolavoro che è The Newsroom.

Aristocrazia friendzonata

Un altro esempio calzante è quello di cui ci occupiamo qui, un film del 2015 andato nelle sale solo per un giorno e poi distribuito su Netflix. Stiamo parlando di Slow West, scritto e diretto da John Maclean e presentato al Sundance Film Festival, il festival del cinema indipendente. Infatti Slow West è un film piccolo ma non un piccolo film, è una pellicola estremamente potente e dalla capacità di trasmettere un determinato immaginario solo come i migliori narratori riescono a fare.

La storia è semplice: un ragazzino inglese aristocratico viaggia verso Ovest negli Stati Uniti per raggiungere la ragazza che ama ma che non se lo fila di striscio. Lei e suo padre, Joe, sono fuggiti dal Regno Unito perché ricercati. Il ragazzino incontra un cacciatore di taglie che diventerà il suo mentore, mentre proprio il cacciatore, interpretato da uno fantastico Michael Fassbender, scopre che sui due fuggitivi c’è una somma in gioco niente male.

Un fatto di sangue e di carne

Il film appartiene a quel tipo di western esistenzialisti e crepuscolari ma è allo stesso tempo il contrario della solfa retorica o del sentimentalismo più romantico, mostra il mondo per quello che è, con la crudezza necessaria che ogni giorno graffia la pelle di chi vive ingiustizie e subisce soprusi.

Slow West non si perde in fronzoli e racconti d’appendice, sottotrame o dettagli troppo particolari.

Il nostro cacciatore di taglie ha un nome, si chiama Silas, ma assomiglia di più al Pistolero senza nome della Trilogia del Dollaro di Sergio Leone ma con meno scrupoli, senso del dovere e molto più insicuro. L’antieroe per eccellenza, un essere umano che cerca la stabilità ma che non sa come raggiungere. Silas la raggiungerà ma a caro prezzo, perché richiederà un sacrificio di sangue.

slow west

Nice shot

Slow West, il crepuscolare e fastidioso racconto che attanaglia le viscere dello spettatore a ogni fotogramma, un film dalle innumerevoli sfumature tra bene e male, tra giusto e sbagliato, oltre ogni possibile dicotomia del più becero puritanesimo americano. John Maclean alla sua prima prova con un lungometraggio ha preso il suo revolver e ha centrato il bersaglio con un colpo solo. Se fossimo in un western, si sarebbe abbassato lievemente il cappello sulla fronte e sarebbe scomparso verso l’orizzonte.

 

Consigliato a: gli amanti del western in generale e attenti al cinema indipendente americano.

Trailer:

Dove trovarlo:

Cosa dice la critica:

  6,9/10

93%

  • Trama
  • Realizzazione
  • Impatto
9.0
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Domenico

Domenico

Nato a San Gennaro Vesuviano - diciamo sopra a Vipiteno - e abita a Bolzano. Studia Giurisprudenza a Trento, avrebbe voluto fare Fisica, ma non sa contare. La narrazione per immagini di cinema e fumetti è la cosa che gli interessa di più, intanto scrive per le riviste, tra cui Salto.bz