Mindhunter: 5 motivi per vedere la nuova serie Netflix

Con Mindhunter Netflix ha fatto di nuovo centro. La nuova serie tv prodotta e diretta da David Fincher ha tutte le carte in regola per conquistare un vasto pubblico.

Mindhunter è ambientato negli anni ’70 e segue la storia di Holden Ford, un giovane negoziatore dell’FBI che inizia ad interessarsi alla psicologia criminale. Insieme allo specialista comportamentale Bill Tench, comincerà ad approfondire l’analisi e scoprire l’esistenza dei serial killer.

Difficile non dare fiducia ad un prodotto ideato da David Fincher, ma vi diamo almeno 5 motivi per guardarvela tutta d’un fiato:

5. È ispirata ad una storia vera molto interessante…

La trama si basa sul libro Mind Hunter: Inside FBI’s Elite Serial Crime Unit, scritto dall’ex agente FBI John E. Douglas insieme a Mark Olshaker. Il personaggio del protagonista si basa sullo stesso Douglas e anche gli altri comprimari si ispirano a personaggi realmente esistiti. Si tratta di fatti importanti, ovvero gli albori del profiling criminale (in pratica l’analisi e comprensione della psicologia di alcuni criminali per imparare a comprenderne altri), e le prime intuizioni sull’esistenza degli assassini seriali, ovvero i serial killer. Nella serie si parla anche di famosi serial killer come Charles Manson e David Berkowitz.

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4. Dietro un grande David Fincher c’è sempre una grande sceneggiatura

I temi dei serial killer sono sempre stati cari a Fincher. Si pensi a Seven e Zodiac. La confezione è curatissima e la regia è cinematografica. Siamo molto vicini allo stesso Zodiac. In questa stagione Fincher dirige i primi due episodi e gli ultimi due ed è produttore esecutivo della serie. Se siete suoi fan non potete perdervela. Dietro ad un grande Fincher c’è sempre una buona sceneggiatura e questa non manca neppure a Mindhunter. Gli episodi sono scritti divinamente e non solo ci sono moltissimi dialoghi, ma sono anche molto densi.

3. La libertà che dà Netflix non la dà nessuno

Come sempre, il fatto di essere distribuiti da Netflix pone ben pochi limiti. Il significato di pilot con Netflix si perde. I primi due episodi possono sembrare un’introduzione alla storia e alle tematiche, ma è in realtà un continuo divenire. I personaggi si sommano e alla fine sembra sempre di vedere un unicum. La struttura seriale è comunque mantenuta da un’introduzione che funge da trama “orizzontale” e dagli incontri con i serial killer, ovvero la trama “verticale”. Queste definizioni nel caso di Mindhunter vanno prese abbastanza con le pinze però.

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2. Per Mindhunter un ottimo cast

A cominciare dai protagonisti Jonathan Groff e Holt McCallany e la bella Anna Torv. Menzione d’onore va comunque all’interpretazione di Cameron Britton. Le scene con il suo personaggio sono magnetiche. Groff e McCallany alternano bene momenti di dramma a toni più leggeri e sembrano un po’ i Mulder e Scully degli omicidi seriali.

1. Serial killer serial: un argomento immortale

I serial killer hanno sempre reso bene sul grande o sul piccolo schermo. Ma Mindhunter osa molto di più e va a scavare agli albori di tutto. Come nasce il concetto di serial killer? Contro cosa si sono scontrati i primi che hanno ipotizzato la loro esistenza? La serie scava nella psiche umana e lo fa in modo davvero convincente. Ci parla anche di argomenti complessi, ma riesce a essere molto comprensibile. Nonostante sia una tematica già vista, la strada percorsa è davvero innovativa.

Consigliato a: tutti gli amanti del genere crime e del mondo dei serial killer. Agli appassionati di psicologia.

Poco consigliato a:  chi non ama i film e le serie in cui si parla molto.

Trailer:

Cosa dice la critica:

IMDb: 9,1/10
Rotten Tomatoes: 96%

  • Trama
  • Realizzazione
  • Impatto
9.2
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Aaron

Aaron

Laureato in Scienze storiche all'Alma Mater di Bologna e smanettone informatico, ma da sempre appassionato di cinema. È un vero onnivoro e non c'è genere che non apprezzi. Primo film visto al cinema: Jurassic Park. Film preferito: Harry ti presento Sally.