Spaghetti Indie & dintorni: il film Il dominio della lacrima

De Il dominio della lacrima sicuramente non avrete mai sentito parlare. È uno dei tanti casi di film realizzati fuori dai canali mainstream.

Il cinema emoziona ed ispira. In quanti hanno sognato di diventare registi guardando i film di Sergio Leone o Hitchcock, in quanti vorrebbero fare gli attori e prendere parte a quell’affascinante meccanismo che costruisce sogni? Scommettiamo tanti. Poi da sempre c’è stato un movimento separato dai circuiti mainstream. L’underground, l’indie. Il cinema indipendente che da sempre ha fatto nascere nuove idee e ha condizionato anche hollywood. E in Italia? Sappiamo che ci sono tantissimi giovani e non più giovani che ogni anno portano avanti le proprie idee, girano cortometraggi o film veri e propri. Questa rubrica nasce per dar spazio anche a loro, a voi.

L’Alto Adige è la mia terra e per iniziare a parlare di cinema indipendente ho voluto partire da qui. Abbiamo conosciuto un giovane regista di nome Manuel Koch, classe 1994, che ha appena finito di girare un lungometraggio, Il dominio della lacrima.

film il dominio della lacrima

La lavorazione del film è durata oltre un anno ed è appena stato terminato il montaggio. Ora si sta procedendo al doppiaggio e alla sonorizzazione. La durata complessiva del film Il dominio della lacrima dovrebbe essere di circa 120 minuti. Appena sarà pronto un trailer ve lo mostreremo senz’altro attraverso i nostri canali. Allo stesso modo vi informeremo su come riceverne una copia una volta pronto.
Abbiamo intervistato Manuel ed il suo collega e amico Mattia Merlini, che si occupa della colonna sonora.

Ciao Manuel, di cosa parla il film Il dominio della lacrima?

Fino ad ora abbiamo detto pochissimo e qui cercherò di non aggiungere troppo. Il protagonista si chiama Daniel Montenovo, detto Danny, uno studente universitario, un edonista timido. L’unico valore della sua vita è la ricerca del piacere o della felicità, ma si trova in una situazione di grande chiusura nei confronti di tutto ciò che è esterno. Trova delle facili soddisfazioni, che in realtà non sono tali. Nella droga sostanzialmente. Per una serie di circostanze si trova dinnanzi a un’entità che lo porta davanti a un dubbio esistenziale: ha la possibilità di scegliere se continuare a vivere una vita che è autentica, ma infelice, o iniziare a sognare perpetuamente, ma smettere di vivere autenticamente. Il film alterna filosofia e intrattenimento e mi auguro sia efficace.

L’idea da dove è venuta?

Ho scritto un racconto al liceo che si chiamava “Il dominio della lacrima”. Era molto diverso dalla sceneggiatura attuale. Sono rimasti pochi elementi in comune. Mattia Merlini l’aveva letto e gli era piaciuto, così l’abbiamo ripreso quando abbiamo deciso di fare questo progetto. L’abbiamo riscritto insieme e il soggetto attuale è una fusione delle sue e delle mie idee.

Mentre per la parte filosofica?

Per quanto riguarda il tema del desiderio il mio interesse è sorto leggendo la frase di un mistico zen chiamato Yoshu che ho citato nel film. Dice: “due draghi si contendono il possesso di una pietra preziosa. chi dei due prevarrà? a quello che perde non mancherà nulla. quello che vince invece avrà qualcosa in meno: non ne avrà più bisogno”. Mi ha fatto molto riflettere. Mattia invece studiava Pascal. Ci siamo particolarmente ispirati alla sua filosofia, per quanto riguarda la parte della psicologia dell’uomo proprio sul tema del desiderio. Cioè è più importante l’adempimento del desiderio, o invece la ricerca, la tensione che spinge l’uomo verso l’oggetto del desiderio? Questo è il tema fondamentale.

Il dominio della lacrima quindi è un film filosofico?

La dimensione filosofica non emerge esplicitamente, ma è una giustificazione implicita degli eventi che hanno luogo nel corso della storia. Un filo rosso. Il nostro desiderio è stato comunque di non realizzare un film pesante e didattico.

Il progetto quanto è costato? Siete riusciti a farvi finanziare?

Direi circa 10.000 euro. Ci sono state tante spese effettuate da noi, ma per la maggior parte siamo riusciti ad ottenere un finanziamento dalla Provincia autonoma di Bolzano.

Avevate una storia e avete deciso di fare un film. Avevate delle basi tecniche o avete imparato durante la lavorazione?

Per quanto riguarda le competenze più generali (come costruire sceneggiatura, dirigere, ecc.) abbiamo imparato da qualche progettino precedente. Osservare rimane comunque una buona scuola. È necessario guardare i film con occhio analitico. Per quanto riguarda l’aspetto tecnico ci siamo ovviamente divisi le mansioni. Il progetto stesso è stata una grandissima scuola. I primi 3 mesi di riprese sono stati quasi totalmente buttati. Forse è rimasta solo la prima inquadratura. Non avevamo neanche degli storyboard, ma idee precise sulle inquadrature da fare. Io e i responsabili della fotografia discutevamo spesso. Abbiamo cercato di curare inquadratura per inquadratura come fossero singoli quadri.

Che attrezzatura avete usato?

Avevamo 2 telecamere, delle Reflex Canon Eos 5d Mark II. Ne abbiamo utilizzata quasi sempre una soltanto per concentrarci sulla singola ripresa. Nelle scene di dialogo invece era spesso necessario usarle entrambe. Poi c’erano i microfoni con registratore (uno Zoom). Avevamo una flycam. Pilotfly, un dolly, fari (i responsabili della fotografia sono stati molto bravi ad illuminare un bosco di notte).

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Cosa utilizzerete per il montaggio e in che formato avete girato?

Con Adobe Premiere. Il film è un 2,35:1. in 4k.

Parliamo delle musiche. Mattia, come ti sei mosso?

Mi sono basato su suggestioni, perché fino ad ora c’era poco altro di concreto. In gran parte ho usato strumenti virtuali per creare brani molto diversi fra loro. È un film con una certa varietà di atmosfere e volevo mantenerle anche dal punto di vista musicale. Abbiamo brani jazz, dance, anni ‘80, ma anche brani orchestrali e pezzi più elettronici. Ci sono diversi orientamenti e li andiamo anche a mescolare. Sono tutti pezzi inediti ovviamente. Tutti i brani realizzati fino ad ora sono parte delle sequenze (passaggi in radio, musica in discoteca), ora dovrà lavorare sul materiale montato e creare un parallelismo più preciso con le immagini.

Nel film Il dominio della lacrima c’è un filo rosso nella trama. C’è anche nella musica?

C’è proprio un leitmotiv che è legato all’entità di cui si parla.

Con gli attori il rapporto come è stato?

Una cosa che ho chiesto agli attori è stata quella di pensare ad una caratterizzazione personale. Ho chiesto di specializzarsi. Non dovevano essere dei meri esecutori, ma costruire il personaggio. La persona con cui ho lavorato meglio è stato sicuramente il protagonista, Gabriele Mazzoni, che ha avuto proprio uno sviluppo nel tempo. Forse proprio perchè all’inizio avevamo visioni diverse. Ora però siamo in grandissima sintonia. Tra l’altro ha recitato anche nel film “I’m” di Anne Ritta Ciccone, che verrà presentato quest’anno alla Mostra del Cinema di Venezia. Personalmente non sono stato sicuramente un dittatore. Non era una democrazia, ma quando c’erano proposte le ho sempre ascoltate. Il dialogo tra le varie componenti artistiche è stato fondamentale. Ogni membro del cast ha portato il suo contributo.

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Nel film siete riusciti a coinvolgere anche Mino Caprio, il noto doppiatore italiano (voce di Peter Griffin, di C3PO in Star Wars, di Kermit dei Muppets, e di molti altri ancora…). Che ruolo fa?

Non si vede mai sullo schermo. È una voce dal passato che racconta una vicenda inquietante e al contempo sublime, che si incrocia con quella del protagonista Daniel nel presente.

Come siete riusciti a coinvolgerlo nel progetto?

Sette anni fa ero molto appassionato di doppiaggio. Ho aperto una pagina su di lui in rete e sono riuscito a mettermi in contatto. Da quel momento ci siamo sentiti spesso e lui mi ha invitato ad assistere ad alcuni turni di doppiaggio nello studio dove lavora a Roma. Lì ho avuto il piacere di conoscerlo personalmente. Qualche anno dopo gli ho semplicemente proposto questa partecipazione e lui ha accettato con grande disponibilità. Negli ultimi anni, per una ragione o per l’altra, sono stato spesso a Roma e in occasione dell’ultimo viaggio sono stato a casa di Mino con Mattia e Andy Odierno. Così abbiamo registrato il suo intervento per il film.

Qualcuno è stato pagato?

No.

Arriverete ad un prodotto finito e dovrete distribuirlo. Avete già delle idee su come fare?

È una fase alla quale non abbiamo ancora pensato concretamente. Conosciamo persone fuori sede che possono attivarsi. Poi ci sono i Festival e ovviamente iscriveremo il film a vari festival cinematografici a livello nazionale e internazionale. Tutti mi chiedono cosa succederà di questo film, ma ancora non so dare risposte precise.

Avete mai pensato che girare in italiano potesse essere un ostacolo nella distribuzione?

Pensato si. Però l’obiettivo principale era fare il film che volevamo fare noi. Una delle grandi fortune di non avere un produttore è di essere stati completamente liberi di fare quello che volevamo. Sicuramente verranno messi i sottotitoli in inglese e tedesco.

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A quali registi ti sei ispirato?

In assoluto l’autore che mi ha fatto innamorare del cinema è Alfred Hitchcock. Ma in questo film c’è pochissimo di lui. Un altro autore fondamentale è Kubrick. Da Tarkovskij ho preso temi e atmosfere. Soprattutto le parti più contemplative. Infine c’è Pokanski, un altro autore che sento molto vicino. L’inquilino del terzo piano è uno dei film che ha saputo stimolarmi e suggestionarmi maggiormente.

Qualche autore italiano?

Amo molto Fellini. Più lui che i suoi film. Di lui ho amato il suo essere autore, fregarsene del pubblico. C’è l’aspetto pittoresco di Fellini. Amo molto anche l’estetica di Sorrentino, ma solo l’estetica. Lui giustamente dice che i film non sono solo storie. Nel nostro caso però la struttura narrativa è importante.

L’ultimo film che ti ha colpito?

Ho amato tantissimo Grand Budapest Hotel.

Stai già pensando ad un nuovo progetto?

Ho una sorta di Zibaldone dei pensieri, un raccoglitore di idee che continua ad arricchirsi. Ma ancora non sto scrivendo un nuovo film.

Ci sarà mai un Il dominio della lacrima 2?

Assolutamente no.

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Il dominio della lacrima: Cast & Crew

Soggetto originale: Manuel Koch e Mattia Merlini
Sceneggiatura: Manuel Koch
Regia: Manuel Koch
Montaggio: Manuel Koch, Mattia Merlini, Thomas Marciano
Produttore esecutivo: Manuel Koch
Colonna sonora: Mattia Merlini
Fotografia: Asia De Lorenzi e Thomas Marciano
Collaboratori tecnico-artistici: Mattia Merlini e Andy Odierno
Operatori: Thomas Marciano, Asia De Lorenzi, Fabio Rubini
Aiutante in fase di riprese: Davide Camuffo
Trucco: Ornella Hasa, Estelle Sanna, Barbara Lotti

Attori:
Gabriele Mazzoni
Andy Odierno
Martina Tontaro
Giordano Di Stasio
Stefano Usmari
Daniele Unterfrauner
Amedeo Sartori
Greta Rizzi
Gilberto Torromeo
Leonardo Cantieri
Annarita Montemaggiore
Mino Caprio (solo voce)
Serena De Carli (solo voce)
Flora Sarrubbo (solo voce)

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Potete rimanere costantemente aggiornati sullo sviluppo del film seguendo la pagina Facebook ufficiale.

Se invece siete voi in prima linea e state girando un film o un cortometraggio scriveteci e vi prenderemo in considerazione per il nostro prossimo articolo.

Aaron

Aaron

Laureato in Scienze storiche all'Alma Mater di Bologna e smanettone informatico, ma da sempre appassionato di cinema. È un vero onnivoro e non c'è genere che non apprezzi. Primo film visto al cinema: Jurassic Park. Film preferito: Harry ti presento Sally.