Acchiappa sto film: Once We Were Strangers (1997)

Once We Were Strangers

Lo scoglio più difficile per un ragazzo che “da grande vuole fare il regista” è in realtà quello immediatamente successivo alla scuola di cinema. Il periodo durante il quale si studia la propria passione e si mette in pratica la propria passione senza la pressione del compito più arduo per ogni artista: monetizzare, trasformare l’opera in un mezzo per guadagnarsi da vivere e quindi collegare il mondo dei sognatori con quello reale. È una sfida che si può rimandare di studio in studio fino ai trent’anni più o meno, ma non per sempre. Incombe la “minaccia” di dover passare la vita a realizzare spot pubblicitari o video di matrimoni e altre feste. Per carità, rispettabilissima professione, ma non certo l’obiettivo iniziale di uno laureato in cinema alla New York University.

Emanuele Crialese è un regista Siciliano, trasferitosi nella “Grande Mela” proprio per la passione cinematografica. Permettersi l’affitto a New York non è cosa da poco, quindi come molti emigrati italiani sceglie un’appartamento che è poco più di una stanza nella periferia della città. Fortuna vuole che a fianco a lui sia sistemato Vincenzo Amato, un altro giovane italiano che aveva trovato lavoro come fabbro che diventerà protagonista del suo primo film. Sul balconcino in comune tra gli appartamenti i due si incontravano spesso, e tra una sigaretta e l’altra si raccontavano la loro New York. Così Crialese decide di vendere gli orecchini ereditati dalla bisnonna e di farsi aiutare da un produttore conosciuto durante l’apprendistato per realizzare la sua opera prima, Once We Were Strangers.

once we were strangers

Once We Were Strangers è un titolo che sembra rappresentare al tempo stesso la vita del giovane regista e la pellicola, che si conqusita la partecipazione al Sundance Film Festival rendendo così Crialese il primo regista Italiano scelto dalla competizione americana.

Apu e Antonio, storie di Newyorkesi in Once We Were Strangers

Once We Were Strangers è una storia di immigrazione, i protagonisti sono Antonio (Vincenzo Amato) e Apu, un italiano che si rifiuta di mettere l’aglio sulla carbonara e un indiano che fa la cavia di laboratorio, pur di poter continuare a vivere a New York. Sono storie di immigrati, di ultimi. La tecnica narrativa è estremamente semplice, ma c’è un qualcosa di indefinibile, sorretto da un montaggio invisibile molto ben curato, che trasmette allo spettatore una sensazione di incertezza, e lo porta ad interrogarsi sulle vite straordinariamente verosimili dei protagonisti, e sulle loro complicate storie d’amore.
La New York di Crialese è completamente diversa da come siamo abituati a vederla, è una città molto più silenziosa, che riesce a tenere le distanze da Manhattan e raccontare la metà della città che non è abituata a stare sotto i riflettori.

once we were strangers

Emanuele Crialese

È il film che ha avviato le carriere di Vincenzo Amato ed Emanuele Crialese, un attore e un regista italiano di modesto successo, particolarmente apprezzati dalla critica. L’evoluzione di Crialese sulle tematiche degli “ultimi”, dell’immigrazione e dei sognatori si manifesta in maniera esplicita lungo tutta la sua carriera, portandolo a numerose candidature ai David, un premio della critica a Cannes e svariati riconoscimenti al Festival di Venezia, tra cui un Leone d’Argento. È scontato che in Once We Were Strangers si possa apprezzare solo una parte del talento di Crialese, ma è comunque un film che vale la pena vedere, un lungometraggio d’esordio ben riuscito che dimostra come due orecchini della bisnonna siano sufficienti per ritagliarsi un posto nel mondo del cinema.

Trailer:

Dove recuperarlo:

Acquisto/Noleggio: DVDChili, TimVision.

Cosa dice la critica:

IMDb: 6,7/10
Rotten Tomatoes: –

  • Trama
  • Realizzazione
  • Impatto
7.0
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