Spider-Man: Homecoming e la gioia di tornare teenager

Spider-Man: Homecoming di Jon Watts ci ha incuriositi talmente tanto da metterci paura. Un primo assaggio in Civil War, una lunga campagna promozionale, il rischio di pompare troppo, poi alla fine la rivelazione.

In questo nuovo Spiderman vediamo il giovane Peter Parker ritornare alla routine quotidiana dopo i fatti di Civil War. Purtroppo un pericoloso criminale si metterà sulla sua strada e gli darà del filo da torcere.

Dal 2001 al 2014 abbiamo visto 5 film sul mitico Spider-Man, una trilogia abbastanza riuscita ed una doppietta decisamente dimenticabile. L’ultimo tentativo risale a soli tre anni fa e sembrava prematuro rispolverare la tutina da uomo ragno e regalarla ad un altro attore. Eppure il rischio è stato ripagato e questo nuovo inizio non solo è convincente, ma risulta anche il più compatto tra i film di Spiderman.

spider man homecoming recensione spider-man

Spider-Man: Homecoming sembra uscito da un laboratorio. È un perfetto mix dei migliori elementi dei vecchi film unito a quell’ingrediente segreto chiamato “casa Marvel”. Dalla trilogia di Raimi prende il senso di sacrificio e responsabilità, mentre dagli Amazing prende soprattutto il carattere di Peter. Il nuovo Spider-Man risulta molto più iperattivo (e per questo più simile a quello di Andrew Garfield) e meno nerd sfigato alla Tobey Maguire. Scelta vincente poichè giustamente molto contemporanea.

Poi quell’ingrediente quale sarà? Boh. Senz’altro un tocco di leggerezza che davvero non guasta. Questo, unito al modello da film per teenager (senza abusare dei cliché), ci riporta indietro all’adolescenza, con un po’ di nostalgia.

Spider-Man: Homecoming ha anche quell’ingrediente Marvel che rende tutto “appetibile”

Sarà il traino di un MCU ormai solidissimo, sarà che già ci aveva convinti “al ciao”. Rimane il fatto che questo nuovo Spiderman risulta davvero sorprendente. Non lasciatevi ingannare da una campagna pubblicitaria che ha puntato molto sulla presenza di Tony Stark (ma come faremo quando il vecchio Robert ci abbandonerà??). In Homecoming la presenza di Tony è ridotta al minimo essenziale. Non sarebbe stato necessario concedergli un solo istante in più poichè restiamo rapiti dal Peter Parker di Tom Holland. La giovane new entry dell’universo Marvel brilla di luce propria. Il nuovo Peter/Spiderman è un personaggio carismatico con un entusiasmo contagioso. Azzarderemmo un’ipotesi… È forse possibile che al ritiro di Iron Man conseguirà una leadership proprio di Spider- Man per la nuova fase Avengers?

Altre parole vanno spese per Michael Keaton che ci regala finalmente (non si vedeva dal Doc Ock di Molina) un solido villain per Spider-Man. Il suo Vulture è coerente con il film e si inserisce bene nella continuity dell’Universo Marvel. Brava anche Marisa Tomei nei panni della più bella Zia May di sempre. Ottimo anche il cast di contorno.

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La trama in realtà si muove su un modello abbastanza classico, con alcuni passaggi anche banali, ma che non nuociono al film. Non ci sono cali di ritmo e il divertimento è assicurato anche grazie ad una sceneggiatura ricca di ironia. Il punto di forza rimane un altro…

Una origin story senza origin story e Spiderman centra il bersaglio

Le origin story piacciono a tutti. Una persona comune diventa improvvisamente un supereroe e blablabla, da grandi poteri derivano grandi responsabilità. Due cicli cinematografici ci avevano raccontato le origini di Spiderman, non serviva ripetercelo. Sapevamo che in Homecoming non avremmo trovato l’ennesima scena del morso del ragno. Questo nuovo Spider-Man non era un’origin story, d’altra parte avevamo fatto la sua conoscenza in un altro film.

Nonostante queste premesse, la forza di Homecoming sta proprio nel riuscire ad essere una origin story sfuggendo alla meccanica: uomo comune-evento straordinario-poteri-supereoe. Il nuovo Peter Parker si caratterizza per la sua consapevolezza di poter essere utile al mondo. L’esperienza con gli Avengers ha allargato il suo universo e casa sua comincia a stargli stretta. Così risulta schiacciato tra il desiderio di unirsi agli Avengers e quella voglia di leggerezza e spensieratezza tipica dell’adolescenza. La vera origin story in questo caso è quella di un ragazzo con dei superpoteri che deve finalmente imparare ad essere un supereroe.

Consigliato a: praticamente a tutti, grandi e piccini. A chi ha voglia di divertirsi per due ore.

Trailer:

 

Cosa dice la critica:

IMDb: 8,3/10
Rotten Tomatoes: 93%

 

  • Trama
  • Realizzazione
  • Impatto
8.5
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Aaron

Aaron

Laureato in Scienze storiche all'Alma Mater di Bologna e smanettone informatico, ma da sempre appassionato di cinema. È un vero onnivoro e non c'è genere che non apprezzi. Primo film visto al cinema: Jurassic Park. Film preferito: Harry ti presento Sally.