Quel senso di irrealtà dei film americani

Ho deciso di parlare dell’irrealtà dei film americani. So che è un articolo un po’ lungo, ma se resisterete fino alla fine vincerete una foto di Lindsay Lohan in cui porta le mutande. Una cosa più unica che rara.

Inutile dire che, oltre ai meravigliosi paesaggi e personaggi, storie e colpi di scena, il cinema d’impronta americana ci ha riportato spesso una realtà un po’ distorta. Oggi dire cinema è diventato anche riduttivo, perché le stesse serie tv ne sono diventate un prolungamento e un mutamento. Quello che prima era un piacere occasionale, col tempo è diventato una vera a propria quotidianità.

Si guarda anche più di una serie al giorno e, complici lo streaming (legale o no) e i nuovi smartphone e tablet, anche la visione dei film è diventata itinerante, non più legata al lettore dvd o alla tv.

In una frase: ciò che una volta era circoscritto, ora è consuetudine

Quel senso di irrealtà dei film americani
del tipo “guardo una puntata giusto per rilassarmi…e poi si passa la notte insonne”

Era prevedibile che tutto questo avesse un’influenza sul nostro modo di vivere. In particolare è aumentato considerevolmente il fenomeno dell’identificazione. Intendo il sovrapporre alla propria vita quella di uno dei personaggi del film che si sta guardando.

La classica cosa del: “oh ti giuro, ho visto un film in cui il protagonista mi ha ricordato troppo te! Cioè tipo devi vederlo

Però non sempre si riesce a differenziare il “quel film mi ha rappresentato, ma la mia vita è un’altra roba” – dal – “quello sono io, e quel film è esattamente la mia vita”.

Quel senso di irrealtà dei film americani
come il giovane interpretato da Johnny Depp che crede di essere Don Juan De Marco

Il film di Sofia Coppola Bling Ring rappresenta proprio una gruppo di adolescenti che tenta fisicamente di appropriarsi della vita dei VIP rubando parti del loro guardaroba dalle loro stesse case. Quella storia, realmente accaduta, ritraeva il momento in cui il fascino dello spettatore per la vita delle star era diventato patologia.

Certo, a dirla così sembra un fenomeno lontano. Mica ci riguarda. Ma ci sono modi più subdoli per essere contagiati dall’idealizzazione cinematografica hollywoodiana. Ad esempio progettare il proprio suicidio come quel personaggio; oppure cominciare a parlare come quell’altro personaggio ecc…

In poche parole: spettacolarizzare la propria vita.

Quel senso di irrealtà dei film americani
I ragazzi protagonisti del film Bling Ring di Sofia Coppola, tra cui figura in posizione centrale Emma Watson

C’è un cinema che però rema fortemente contro questa tendenza. Non è una corrente vera e propria, ma le sue caratteristiche saltano subito all’occhio.

Siete a metà articolo, dai che ce la potete fare !!

Uno dei film appartenenti a questo cinema, che quest’anno ha vinto anche due Oscar, è Manchester By The Sea.

Mentre lo guardate, probabilmente avvertite un conflitto interiore. Da una parte difatti vi innervosisce perché i ritmi, i dialoghi e le vicende non hanno nulla di spettacolare. È perlopiù una noia deprimente, piena di silenzi e senza nessun evento che ribalti questo ritmo (tranne la scena che a un certo punto vi sorprende, ma in negativo).

Dall’altra parte però avete la strana sensazione di conoscerli già quei ritmi, quei dialoghi e quei personaggi.

Sì, perché in effetti le persone che vi circondano nella vostra vita, per quanto ci provino, non sono esattamente come i protagonisti dei vostri film preferiti.

Quel senso di irrealtà dei film americani
Kyle Chandler e Casey Affleck, ovvero due protagonisti del film Manchester By The Sea

Il più delle volte una persona timida ed introversa non nasconde particolari orifizi nei polsi da cui di notte spara ragnatele. Il ragazzo peloso, vostro compagno di banco o di lavoro, dall’odore simile ad un lupo selvatico, non ha lame pronte ad uscirgli dalle mani.

Probabilmente dovrebbe solo radersi e farsi una doccia e, per quanto riguarda la persona timida, dovreste prendervi il tempo per conoscerla a fondo, prima di scoprirne le qualità.

Intendo dire che c’è una furbizia non indifferente nel cinema, anche quando il regista o sceneggiatore possiede spiccate doti artistiche. La pillola viene addolcita di molto. Le cose che nella vita ci farebbero più che altro incazzare, soffrire o annoiare, viste al cinema diventano quasi desiderabili.

Ecco dai, è praticamente finito

Prendiamo ad esempio il regista Paul Thomas Anderson. Parliamo di un grande autore che, con Il Petroliere, ha portato a casa l’Oscar per il Migliore Protagonista e per la Migliore Fotografia.

Il suo film Magnolia è, a mio parere ovviamente, stupendo. Tratta tematiche molto delicate (la relazione d’amore, l’abuso sessuale ed emozionale nei confronti di minori, la dipendenza) e lo fa in maniera estremamente creativa. Resta il fatto che il film è assolutamente spettacolare. Intendo che ogni vicenda è incorniciata da ritmi, colonne sonore e dialoghi esteticamente irreali.

Non è certamente un’ingenuità del regista, anzi, Paul Thomas Anderson porta all’estremo proprio quell’approccio artificiosamente esistenziale con cui Hollywood ci ha insegnato a sognare.

Questo però crea una percezione sfasata delle tematiche affrontate. Vivere quelle cose nella quotidianità è tutt’altra cosa. Non dico che il cinema debba quindi diventare iper-realismo, ma dobbiamo essere consapevoli dei suoi trucchi, anche quando ci fa emozionare o quando li usa consapevolmente.

Giusto per fare un ultimo esempio, anche Il ponte delle spie di Steven Spielberg, sceneggiato dai fratelli Coen ed interpretato da Tom Hanks, pur essendo un film coinvolgente, ha in sé una stucchevole patina hollywoodiana che rende ogni scena eroicamente melodrammatica.

In questi film non si può non chiedersi: “ok, bello…ma sarà andata così veramente? Si sentivano davvero così quelle persone? Io al loro posto mi sarei sentito così?

Giuro che ora finisce davvero

Ecco quindi una breve lista di cinque film che ritraggono alcune situazioni che forse non avranno elementi spettacolari, ma che sono rappresentate per come si percepiscono nella quotidianità.

Ovviamente, al contrario dei film più comuni, non sentirete la voglia di riguardarli dopo poco tempo. Eppure potrebbero aprire una breccia nei vostri cuori proprio per la loro autenticità, aiutandovi a capire meglio chi siete già, invece che tentarvi con l’illusione di poter diventare qualcun altro.

La parte degli angeli (del 2012, diretto da Ken Loach)

La famiglia Savage (del 2007, diretto da Tamara Jenkins)

Manchester by the sea (del 2016, diretto da Kenneth Lonergan)

Io, Daniel Blake (del 2016, diretto da Ken Loach)

Padri e figlie (del 2015, diretto da Gabriele Muccino)

…non mi sono dimenticato della foto che vi ho promesso, che troverete qui

Jacopo

Jacopo

Amante della filosofia e del cinema. Specialmente dei drammi in cui nascondi il singhiozzo ma poi ti esce col rinculo e si sente il doppio. Registi preferiti: Alexander Payne, Wes Anderson e Noah Baumbach. Film preferito: Will Hunting.