Acchiappa sto film: Somewhere (2010)

Avendo appena vinto il premio per la miglior regia al festival di Cannes di quest’anno (con il remake cinematografico L’Inganno) – svoltosi dal 17 al 28 maggio – ripeschiamo oggi uno dei film più riflessivi della regista Sofia Coppola: Somewhere.

Innanzitutto – e contro il parere di qualche mio collega a cui ho già rigato la macchina per silenziosa vendetta – stiamo parlando di una regista figlia d’arte che è riuscita a trovare uno stile autonomo e personale pur venendo da uno degli autori più famosi del mondo del cinema, ovvero Francis Ford Coppola.

Il film tratta la storia di un attore senza grandi doti artistiche che nella vita, grazie al giro di soldi proprio dello show business, non deve preoccuparsi più o meno di niente. Questa apparente tranquillità d’animo (più che altro noia quotidiana) verrà scossa dalla visita inaspettata della figlia avuta da una relazione già chiusa. La richiesta della presenza paterna da parte della figlia darà l’occasione al protagonista di ascoltarsi davvero, realizzando che le cose che contano davvero nella vita si ottengono con fatica.

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“Somewhere” è un film molto semplice e allo stesso tempo estremamente complesso. Potreste guardarlo e non vederci nulla, oppure trovarci dentro tutto quello che cercavate. Questo è il pregio della regia autentica, che è in grado di dividere il pubblico perché sa quello che vuole, e quindi non può conquistare tutti. Si tratta di un’opera silenziosamente emotiva, perché nella sua apparente calma (dialoghi ridotti al minimo, lunghe scene di vita quotidiana) affronta temi quali la paternità, la solitudine, la disperazione, la desolazione, la speranza assieme al dolore.

Sofia Coppola ci invita a ricercare la magia nei piccoli gesti quotidiani, perché, anche se ormai ne siamo diventati insensibili, è in essi che troviamo i significati e le risposte che cerchiamo. Ci sono due scene molto commoventi nel film. La prima vede i protagonisti – padre e figlia – immersi in apnea in piscina mentre fingono di prendere il tè. Questo momento rappresenta il raggiungimento di un’intimità familiare prima assente.

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La seconda è girata in macchina, ed è uno dei momenti fondamentali della sceneggiatura. La figlia, stremata dall’assenza della madre, aggiunta a quella del padre, si lascia andare in un pianto che rivela tutta la fragilità di chi sta crescendo con le sole sue forze.

Secondo Somewhere la vita è interessante solo se vissuta

Siamo soliti pensare che le vite delle star siano estremamente eccitanti, addirittura imparagonabili a quelle di qualsiasi persona comune con un lavoro usuale. Invece quello che la Coppola ci suggerisce con questo capolavoro è che la vita è interessante solo se viene vissuta davvero.

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Qualsiasi esperienza, infatti, se vissuta passivamente dopo poco tempo è destinata a spegnersi. Ad esempio mentre  le spogliarelliste gemelle che si esibiscono privatamente per il protagonista – addirittura nella sua camera – a noi ispirano pensieri poco moderati, a lui conciliano il sonno. In pratica si addormenta mentre stanno ancora roteando sul palo da lap dance appositamente montato. Questo accade perché tutto quello che per noi spettatori è sorprendente, per lui è divenuto una noiosa abitudine.

Somewhere ci porta in un mondo in cui alla fine ci piacerà stare, ma non per i motivi che credevamo all’inizio. Se vi conquisterà lo amerete perché, non appena finirà, non vedrete l’ora di tornare alla vostra vita, senza perdere tempo a desiderare quella di qualcun altro.

Consigliato a: appassionati dei film riflessivi, amanti di Sofia Coppola, emotivi cronici

Trailer: 

Dove recuperarlo:

In abbonamento: Mediaset Premium Play

Acquisto/Noleggio: DVD, BD, Chili

Cosa dice la critica:

IMDb: 6,3/10
Rotten Tomatoes: 71%

  • Trama
  • Realizzazione
  • Impatto
9.0
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Jacopo

Jacopo

Amante della filosofia e del cinema. Specialmente dei drammi in cui nascondi il singhiozzo ma poi ti esce col rinculo e si sente il doppio. Registi preferiti: Alexander Payne, Wes Anderson e Noah Baumbach. Film preferito: Will Hunting.