Le Iene (1992): l’esplosivo debutto di Tarantino

Approcciarsi a recensire un film come Le Iene, o un qualsiasi film che ad oggi venga generalmente riconosciuto come ‘cult’, è sempre un azzardo. Principalmente perché ci si getta in un ginepraio di recensioni, pareri e critiche che hanno tutte lo stesso sapore. Che uno ne “sappia” tanto o poco sono tutte opinioni fine a se stesse. Si può dire quel che si vuole, bello o brutto, ma la realtà è che non eravamo noi dietro la macchina da presa. Noi che scriviamo seduti a una scrivania (o più recentemente dietro una tastiera) e diamo sfogo ai pensieri, ci trasformiamo in vili iene. E nonostante (o soprattutto con) questa consapevolezza, forse possiamo permetterci di aggiungere una voce alle molte che ormai si sono espresse.

Le Iene è il primo film di Tarantino, un film che al debutto è stato “un vero disastro”, a detta del regista stesso. Ma come si presenta oggi il film? A 25 anni di distanza (e in retrospettiva) possiamo trovare tutto ciò che ancora oggi è la cifra stilistica dell’autore. Ma procediamo per gradi.

“Tarantino non parte da una storia, ma da una serie di scene e situazioni”

La trama de Le Iene

Una rapina che avrebbe potuto dare un ottimo bottino si trasforma in una sparatoria che costringe i malviventi a una fuga disordinata. Ognuno degli appartenenti alla banda ha finora conosciuto gli altri solo con il nome di un colore per evitare eventuali delazioni. Ma è proprio il dubbio che al loro interno si nasconda un infiltrato della polizia che comincia a tormentare i soggetti che, progressivamente, raggiungeranno il punto di raccolta.

le iene

La sceneggiatura

Tarantino lavora a modo suo. Le Iene la struttura a flashback e la mancanza della rapina stessa dimostra quanto la parte importante sia la vicenda nel presente. Di come sia debole il gruppo all’interno e di come possono degenerare le vicende quando tutto ciò che li lega è l’avidità e il malloppo finale. Le scene sono ambientate in un magazzino spoglio con nulla più di un lavandino e delle sedie. La storia è tutta sulle spalle di quei dialoghi che da prima hanno la forma delle chiacchiere da bar, senza capo ne coda, nonostante si cerchi di dargliene uno, per trasformarsi man mano nelle elucubrazioni e nei dubbi dei protagonisti su cosa sia davvero successo. Tarantino ricorre a dei flashback per dare una tridimensionalità ai  personaggi, per dileguare man mano la nebbia che li avvolge. Lo spettatore, come i membri della banda, non conosce niente di nessuno di loro, se non quello che loro dicono, sia esso verità o menzogna. I dialoghi sono scarni e realistici perché quando sei preso dall’adrenalina, non badi a come ti escono le parole. Tiri fuori tutto, si cerca di far chiarezza.

Il cast

Il cast oggi farebbe impallidire qualsiasi film ad alto budget e bisogna dare merito a Tarantino di essere stato in grado di far risaltare le capacità recitative di ognuno grazie a una sceneggiatura con dialogi graffianti e ben articolati. Nessuno spicca più degli altri, grazie anche a una presenza su schermo equilibrata e ben distribuita. Oltre a Harvey Keitel (che fa anche da co-produttore), emergono i meno noti o al tempo emergenti Tim Roth, Steve Buscemi, Michael Madsen e Chris Penn.

Nell’occhio del regista

Tarantino al tempo era solo un cinefilo accanito che sapeva quello che voleva dalla sua storia. Tolti gli orpelli della narrazione visiva e conscio dei limiti di budget, sfrutta ogni mezzo scenico e fotografico per accrescere la tensione. Gli attori danno vita ai propri personaggi con naturalezza senza cadere mai nelle maschere o diventare delle macchiette. La struttura narrativa e la sceneggiatura sostengono già bene l’intreccio o la presentazione delle varie sfaccettature dei personaggi e gli attori a loro volta riescono a sostenere i propri ruoli nonostante le i forti cambi di location e di tensione che si hanno tra un flashback e il presente narrativo.

Non è da meno la fotografia, dove Tarantino ci introduce alla sua firma, con inquadrature memorabili e, per il tempo, fresche, sfruttando tecniche cinematografiche e artifici ottici che tuttora usa. Molta forza risiede però anche nella realisticità della vicenda. Prima ancora di firmare ogni pellicola con la violenza pulp, grottesca ed esagerata, la violenza de Le Iene è soprattutto psicologica. E il “poco” sangue (per gli attuali standard tarantiniani) che si vede in scena è del tutto plausibile. Tarantino mostra un gangster-movie sporco e senza onore, un western delle strade di periferia delle metropoli americane.

“Le Iene è un film che è “invecchiato” bene”

Oggi

Nonostante siano trascorsi 25 anni, ad oggi il montaggio e i tempi per creare la tensione sono ancora perfetti. Il ritmo e l’azione legata alla rapina appaiono forse un po’ ingessate, considerando gli standard frenetici dei film di oggi, ma non è una colpa questa.

Inevitabile un confronto diretto che le altre pellicole del regista. Personalmente è il miglior film che abbia mai fatto Tarantino. Lo scontro più diretto forse è con Hateful Eight, dove troviamo un gruppo di persone stipate in una singola location e ognuna di loro con diversi segreti. All’osso non ci sono molte differenze (addirittura il traditore è sempre Tim Roth), ma trovo meno plausibile e più forzate le vicende in Hateful Eight, dove la casualità e il Deus Ex Machina per lo più spingono avanti la narrazione.

Trailer

Dove recuperarlo:

just watch

Cosa dice la critica:

imdb 8,9/10
rotten tomatoes 90%

  • Trama
  • Realizzazione
  • Impatto
8.7
Lorenzo

Lorenzo

Cresciuto come tanti bambini degli anni '90 a pane e film di Bud Spencer, da sempre ama il cinema in tutte le sue forme. Programmatore di giorno e videoamatore a tempo perso, negli ultimi anni ha iniziato a detestare il cinema Americano da Blockbuster (salvo sporadiche eccezioni) e ad apprezzare i decisamente poco blasonati film orientali moderni. È finito che non ha più amici da invitare a casa per un film: preferiscono drogarsi.