Non è un paese per giovani: un film che guarda avanti

In Non è un paese per giovani, Sandro e Luciano, spinti da un’Italia che non dà spazio o futuro ai giovani, partono alla volta di Cuba a caccia di un semplice e redditizio affare. Qui, una volta che l’affare sembra non prendere piede, troveranno un modo di reinventarsi e di affrontare il proprio io rimasto troppo a lungo sopito.

Voglio partire con la premessa che sono andato al cinema esclusivamente perché sono stato a Cuba di recente (proprio mentre Fidel stirava le gli zoccoli) e volevo vedere come Giovanni Veronesi (che varia parecchio tra film cartolina a ventate di aria fresca) avrebbe portato quei paesaggi e quelle atmosfere sul grande schermo. E senza tanti giri, lo dico subito, il film è bello.

La storia parla di due giovani, uno con un’idea folle e ambiziosa, l’altro che non sa se c’è qualcosa di meglio oltre l’orizzonte, e ha solo bisogno di una spinta per tentare il tutto per tutto. I due protagonisti, Sandro (Filippo Scicchitano) e Luciano (Giovanni Ansaldo) arrivano a Cuba con l’intento di ottenere del terreno a poco e di trasformarlo in uno dei pochi punti di WiFi dell’isola. Qui conoscono Nora (Sara Serraiocco), una ragazza dall’umore instabile e la mente alquanto caotica a cui si affezionano e a cui fanno affidamento.

La forza del film risiede nella capacità di delineare i personaggi con pochissime battute e di riuscire ad approfondirli in maniera impe

Non è un paese per giovani

ccabile attraverso la narrazione e il susseguirsi delle vicende. Anche i personaggi minori hanno corpo e tridimensionalità nell’ambiente in cui si trovano. Non sono mai delle macchiette e non si scade nello stereotipo.
Purtroppo è la città de L’avana ad essere abbozzata e a tratti inventata e resa “credibile e appetibile” per il pubblico Italiano. La città fa infatti solo da sfondo e da pretesto per le vicende.

“Non è un paese per giovani risulta una bella sorpresa, un film che guarda avanti”

La sceneggiatura è abbastanza solida e in particolare ho trovato molto interessanti i contrasti e le sfaccettature dei tre protagonisti, e di come questi crescano nel confrontarsi e approcciarsi in maniera diversa alla realtà cubana.

La regia è elegante e perde forza solo nei (pochi) momenti più concitati, dove un montaggio veloce e inquadrature molto mosse fanno perdere il filo della sequenza d’azione. Il film riprende un po’ le emozioni e le prospettive di “Italians”. Porta le vicende fuori dall’Italia e racconta di quei sogni e quelle speranze che gli italiani si portano dietro. Una storia di ricerca sia di sé che delle proprie origini e dei sogni di chi vorrebbe il meglio per noi. Parla di amore e di famiglia, ma non dell’amore romantico tra le vie di Roma o della famiglia Italiana allargata. È un film Italiano di chi va fuori dall’Italia e l’amore è quella cosa un po’ strana che ti capita tra le mani quando ormai fai parte di quell’ambiente perché lo vivi con tutto te stesso, mentre la famiglia è quella a cui tu dai vita con le persone che ti circondano.

Non è un paese per giovani

E a parte forse delle brevi scivolate di commedia all’italiana (che porca vacca non riusciamo a toglierci di dosso!), il film è una bella sorpresa, perché guarda avanti. Guarda oltre il mediterraneo e si toglie di dosso gli orpelli di un cinema che non può continuare a vivere seguendo la strada che i “vecchi” hanno impostato. Veronesi ci prova di nuovo (o forse no?), ma in fondo, si sa, l’Italia, non è un paese per giovani.

  • Trama
  • Realizzazione
  • Impatto
7.3
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Lorenzo

Lorenzo

Cresciuto come tanti bambini degli anni '90 a pane e film di Bud Spencer, da sempre ama il cinema in tutte le sue forme. Programmatore di giorno e videoamatore a tempo perso, negli ultimi anni ha iniziato a detestare il cinema Americano da Blockbuster (salvo sporadiche eccezioni) e ad apprezzare i decisamente poco blasonati film orientali moderni. È finito che non ha più amici da invitare a casa per un film: preferiscono drogarsi.