Louis C.K. 2017 (2017): l’allievo riparte dalle orme del maestro

by Rosario
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louis c.k.

Tra le caratteristiche che gli assegna Netflix, se spulciate fra i dettagli, ce n’è una che affiancata a Louis C.K. pare un eufemismo bello e buono: irriverente. Pare. Irriverente è un aggettivo che evidenzia un comportamento negativo, che sottolinea un difetto. La verità è che a guardare una sua performance si fa fatica a trovarne, di difetti. L’aggettivo che forse meglio si presta al comico è provocatorio. Dalla prima all’ultima battuta, 2017 è uno show saturo di provocazione, ma parlando di Louis C.K. non è di certo una novità. Vediamo allora quali sono, le novità, e perché secondo noi valgono un’ora e quattordici minuti del vostro tempo.

Voi credete che tutte le religioni siano uguali? Che i cristiani non abbiano vinto tutto? Qualcuno gridi in che anno siamo…

La prima sensazione che si avverte, a vedere i minuti iniziali di questo nuovo stand-up, è che il comico si sia definitivamente evoluto dai suoi contenuti di routine. Un esempio. Spolverando i suoi vecchi show, non c’è alcuna traccia di un inizio così socialmente schierato e provocatorio. In un approccio carliniano alla comicità, Louis C.K. esordisce a Washington D.C. parlando dell’aborto. “The sanctity of life is a bullshit“, commenterebbe George Carlin dalla platea, lasciandosi trasportare da un lungo applauso. Se fosse ancora in vita, di certo apprezzerebbe l’eredità che ha saputo trasmettere al mondo della stand-up comedy. Se fosse ancora in vita, una risata se la sarebbe fatta.


7 anni fa, Louis C.K. ricordava così George Carlin:

Il modo in cui Louie sia riuscito ad evolvere da una stringa di contenuti incentrati su se stesso è sorprendente. Per dirne una, quel Chewed Up del 2008 era totalmente incentrato sul disagio fisico ed emotivo. Qui, invece, acquista quella lucidità in più, forse addirittura saggezza, per portare la sceneggiatura ad un livello superiore.

Partendo dall’aborto, l’approdo al tema della religione non si lascia attendere. Anche qui lo stampo carliniano è evidente. La freschezza che riesce ad attribuire a tale impronta, riadattando al 2017 queste routine del più nobile stand-up comedy passato – nel quale non possiamo non collocare anche Bill Hicks (LEGGI DI PIU’: Revelations, le ultime parole di Bill Hicks) – , lascia esterrefatti. Non c’è più alcun dubbio che, per questi motivi, Louis C.K. sia uno dei migliori comici in vita, se non addirittura il migliore. Non ci è nato, con quel titolo, e nemmeno ci si è avvicinato tanto in fretta, ma se per alcuni non lo ha ancora acquisito, di certo i più converranno sul fatto che abbia imboccato la strada giusta. A seguire, troviamo battute sul mito di Achille, sull’ISIS, sui cani presi in adozione, sugli insegnati e sul suo “amore segreto” per Matthew McConaughey e Channing Tatum.

…”2017!”
Esatto! A partire da cosa? Qualcuno lo gridi.
…”Cristo!”

Più profondo. Con uno scritto evoluto. Più provocatorio. Più divertente. Il nuovo Louis C.K. è tutto questo e ha dell’incredibile. Uno spettacolo, 2017, da gustarsi dalla prima all’ultima battuta. Un’ora e quattordici minuti che vanno oltre al mero intrattenimento e che, finalmente, proiettano il comico nell’arduo sentiero che conduce all’Olimpo, lungo il quale George Carlin ha lasciato delle molliche di pane, o meglio, di Cinnabon.

Titolo italiano: Louis C.K. 2017

Totale
8.7/10
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  • Contenuti - 8.5/10
    8.5/10
  • Realizzazione - 8.5/10
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  • Impatto - 9.2/10
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