Jackie: il film con la Portman non centra il bersaglio

Nei momenti successivi all’assassinio di JFK, la First Lady Jacqueline Kennedy deve combattere contro lo shock e le sue emozioni per preservare l’ideale del marito e la sua vita

Jackie si concentra attimi successivi all’omicidio pubblico del presidente Kennedy avvenuto nel 1963 a Dallas in Texas con un montaggio non lineare che alterna passato e presente. La regia di Pablo Larrain crea una cornice angosciante in cui narra i giorni successivi alla morte di uno dei presidenti americani più famosi di sempre.

L’ambiguità di Jackie è evidente nel contrasto tra fragilità e ostinazione, il continuo raccontare, la negazione delle proprie affermazioni raccontate al giornalista chiamato da lei per riportare la sua visione degli avvenimenti.
La recitazione di Natalie Portman in questo è ottima, riesce a rendere Jackie fragile e forte a tempo stesso. Il terrore di perdere il benefici ricevuti alla Casa Bianca, la vanità, ma anche la lucidità di non fare dimenticare suo marito alla Storia. Meritatata la canditura all’Oscar, si, ma forse non abbastanza meritata sarebbe anche la vittoria. Jackie diventa quasi un’imitazione, manca una vera impronta personale e alla fine sembra di vedere un documentario girato alla Casa Bianca.

Le altre due nomination agli Oscar sono per i costumi e la colonna sonora. La prima meritata poiché obbliga lo sguardo a concentrarsi sulla protagonista vestita di colore pastello vivace che staglia contro inquadrature cupe. La seconda nomination meritata perché accompagna le scene creando un’atmosfera dura e cruda.

Nonostante questi fattori positivi il film non centra il bersaglio, poiché rilegge la storia finendo per esaltare un matrimonio perfetto che tanto perfetto non era.

Da notare la recitazione del defunto, e grandissimo, John Hurt, ne ruolo del prete. I suoi dialoghi con Jackie sono la cosa migliore del film.
Voto: 6,5

 

Ayyoub

Ayyoub

Pazzo come Jack in Qualcuno volò sul nido del cuculo, scemo come le battute di Dodgeball, polymetis come Al Pacino ne Il padrino