Hell or High Water: un western postmoderno

Due fratelli si mettono a rapinare banche, finché un rude sceriffo non comincia a investigare.

Rude come le rocce texane al sole, desolante come palle di fieno al vento, freddo e senza speranza eppure carico di tensione, quasi esplosiva.
Hell or high water non è un film come altri e non è nella lista dei migliori lungometraggi 2017 a caso. Si parla di un pezzo di America, di un’America poco conosciuta (almeno a noi turisti), rurale che non cambia mai, un’America sola, schiacciata dalla crisi economica, dalle prospettive zero.

Ci sono due fratelli, uno è una testa calda (Ben Foster) appena uscito di galera, l’altro (Chris Pine) un bravo ragazzo con alle spalle un divorzio, che cerca di campare. Entrambi al verde decidono di rapinare banche, ma non banche a caso prendi e fuggi, solo quelle della compagnia che, con i soliti raggiri, li ha messi sul lastrico. L’idea è originale, con i soldi verrà tutto reinvestito nello stesso circuito bancario per pagare i debiti e riprendersi la fattoria. Nessuna banca andrà mai a fare tante domande se ti pagano i debiti.. no?

E infatti all’inizio le cose vanno anche bene, colpo mattutino, poca gente, pochi contanti e via. Ma poi naturalmente la realtà si affaccia crudele e rapida sui loro destini.Arriva Jeff Bridges, superlativo alla “non è un paese per vecchi” ma che ci capisce eccome.. un Texas Ranger vecchio stile, osannato dalla popolazione e dal collega indiano (un bravo Gil Birmingham) che non smette di ricordare come gli americani abbiano si conquistato le loro terre, ma che ora stanno subendo lo stesso fato da un nemico più subdolo, quel “sistema” al quale tutti guardiamo con disprezzo, ma che alla fine.. accettiamo.

 

Ottima la regia (David Mackenzie), le inquadrature e i tempi, un piccolo gioiello che probabilmente non otterrà ciò che merita. Intanto potete recuperarlo su Netflix.

Voto: 8,5

Max

Max

Vivere in un epoca dove i mestieri migliori (archeologo alla Schliemann, filosofo di corte e famoso pirata), non ci sono più, in favore di ben pagate noie, non ci resta altro che sognare. Socrate ed Erodoto ci insegnano che un ottimo metodo sta nel viaggiare, ridere e nutrire l'anima. Il cinema in parte risponde a tutte e tre le necessità in un mix travolgente che sa unire storie, sensazioni, colori ed illusioni in maniera assolutamente dirompente. Penso alla spacconeria negli occhi di Clint, al nichilismo di Allen, alle provocazioni di von Trier ed all'incanto dell'anima di Troisi.