Mister Felicità: una gioia per chi lo comprenderà a pieno

Martino è uno spiantato parcheggiato ” ‘n coppa ‘o divano” della sorella Caterina, che fa la domestica in Svizzera presso Guglielmo Gioia, una sorta di guru specializzato nel restituire la fiducia in se stessi. Martino dovrà vincere la sua apatia per soccorrere la sorella, ci riuscirà?
Non nascondo di aver atteso il secondo mercoledì del mese per andare a vedere l’ultima pellicola (nonchè terza da regista) di Alessandro Siani.
Non nascondo nemmeno di essermi sentito quasi in dovere di andarla a vedere, visti i precedenti tra Siani e me…professionali (l’8 settembre scorso ero andato alla conferenza stampa di presentazione del film a Merano – paraculo).
Terzo ed ultimo preambolo che non nascondo; il film è stato girato in gran parte in Alto Adige, con spezzoni persino a Bolzano.

E per un bolzanino d’adozione e napoletano d’origine come me un film del genere…s’adda verè (=bisogna vederlo).

In ordine: una pattinatrice depressa e un inguaribile scansafatiche. E poi un improbabile «mental coach», una madre sospettosa, una sorella infortunata e un fisioterapista troppo assiduo. I loro intrecci porteranno a scoprire che cosa sia la felicità?

Mister Felicità offre spunti di comicità genuina e quotidiana che però, a giudicare dalle reazioni dei miei compagni di sala al momento della visione, verranno colti solo in parte, da chi purtroppo non comprende il napoletano, un dialetto che tende ad esser lingua.
Ben riuscito il tentativo di Siani di percorrere le orme di uno dei più grandi attori napoletani di sempre (M.T. – non aggiungo altro), forse per via del capello, forse delle origini comuni.
Non mi fraintendete; se Siani fosse il nuovo M.T…allora non ci resterebbe che piangere…dalla felicità!
Discreto il “duetto” con Diego Abatantuono, notevole Cristina Dell’Anna, nel ruolo della sorella di Martino (Siani).
In generale una pellicola spassosa e leggera, con i soliti intenti morali tipici di questo regista.

Voto:
7.4 (per i paesani)
6.3 (per gli altri)

Alessandro

Alessandro

Bolzanino di adozione, cresciuto a pane e Guerre Stellari, lo studio di Psicologia pare essere solo una copertura. Ama il genere biografico. Bambinone come Robin Williams in Jack, convinto come Ben Stiller in Zoolander e caparbio come Emile Hirsch in Into The Wild.