Arrival: un piacere per gli occhi, per la mente e per il cuore

Il film Arrival di Denis Villenueve è qualcosa di diverso dalla solita pellicola di contatti alieni. Un’opera filosofica davvero soprendente.

 
L’intero pianeta è sotto shock per l’arrivo di dodici astronavi aliene. Ogni nazione tenta di capire quali siano le intenzioni degli alieni e una linguista è incaricata di scoprire come comunicare con loro.
 
Di questo film fantascientifico si è parlato tanto e molto bene da parecchi mesi. L’attesa era alta e se c’è una che possiamo dire con grande piacere è che Arrival non solo non delude per niente le aspettative, ma si rivela ancora più sorprendente di quello che sembrava essere.
Abbandoniamo tutta la fantascienza spicciola e frastornante, per carità ogni tanto è bello lasciarsi intrattenere da un buon blockbuster, e immergiamoci in questo film che porta un passo in avanti l’intero genere. Guardando il nuovo lavoro di Denis Villenueve (regista che ha già regalato grandi film e di cui scommettiamo sentiremo sempre di più parlare) ci vengono alla mente film come Contact o Interstellar. Una fantascienza che gioca molto su grandi idee e un contesto scientifico solido e realistico.
 
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Il punto di forza di Arrival è proprio quest’ultimo. La cura con cui sono rappresentati il contesto (il primo contatto con una razza aliena) e le reazioni dell’umanità è da capogiro. È senza alcun dubbio il film di fantascienza che tutti gli amanti del genere “incontri ravvicinati” aspettavano da sempre. Le spiegazioni scientifiche, i metodi di comunicazione, il design di astronavi ed alieni sono incredibilmente reali e proprio per questo ci proiettano in una storia che ci travolge e ci angoscia. Lo capiamo fin da subito e continuiamo a ripetercelo ad ogni sequenza: “Se dovesse accadere, probabilmente accadrebbe proprio così”.
La grande angoscia che ci attanaglia per due ore è determinata non solo dalla curiosità di capire le intenzioni dei visitatori, ma anche dalla minaccia della cessazione dei rapporti diplomatici tra i vari paesi che ospitano un’astronave. (Qui stendiamo un velo pietoso su ciò che i trailer rivelano e diciamo che chi li confeziona dovrebbe essere fustigato sulla pubblica piazza). Anche in questo le reazioni internazionali sono paurosamente realistiche in barba ad un’affascinante teoria economico-sociale conosciuta come “dilemma del prigioniero”.

Arrival è un lampo nel buio di tanta fantascienza contemporanea

 L’altro grande punto di forza di Arrival sono senz’altro i suoi personaggi e soprattutto la protagonista. Praticamente nei primi cinque minuti il film riesce a presentarcela e a farcela comprendere profondamente. Cosa essenziale visto che sarà insieme a lei che scopriremo pian piano tutto quanto. Amy Adams è bravissima e il livello di empatia è davvero alto. Anche dei comprimari, da Jeremy Renner a Forest Whitaker, possiamo essere pienamente soddisfatti.
Villenueve lavora su una grande sceneggiatura, ma ci mette grande talento. Alcune sequenze sono una gioia per gli occhi e la sua regia è sinuosa con l’immagine, prendendo per mano lo spettatore e accompagnandolo alla scoperta di questa realtà. Da un micromondo iniziale, che nonostante sia stato spaccato da questo grande evento rimane una sicurezza, si passa alla rivelazione di un mondo più grande dove non c’è certezza e tutto è relativo. L’immagine è impattante ma, proprio per questo gioco di relatività, forse sono molto più importanti le parole. Ed è proprio questa la verità del film.
 
Come pochi altri prima di lui, Arrival è davvero un piacere per gli occhi, per la mente e per il cuore.
 
CRITICA:

Rotten Tomatoes: 94% (pubblico: 82%)
IMDb: 8,0/10

  • Trama
  • Realizzazione
  • Impatto
8.9
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Aaron

Aaron

Laureato in Scienze storiche all'Alma Mater di Bologna e smanettone informatico, ma da sempre appassionato di cinema. È un vero onnivoro e non c'è genere che non apprezzi. Primo film visto al cinema: Jurassic Park. Film preferito: Harry ti presento Sally.