Genius: la vita e le opere di Thomas Wolfe

Premessa: una storia vera sviluppata interamente a New York, fine anni 20.

Thomas Wolfe, personalità esuberante, instabile ed egocentrica, scrittore indefinibile e incontenibile. Il 2 gennaio 1929 incontra per la prima volta Max Perkins, colto e sensibile editor, che lavora con grandissimi scrittori, quali Hemingway, F. Scott Fitzgeral… 

Il film è focalizzato sulla relazione tra Perkins e il giovane Thomas Wolfe ed è basato sulla biografia scritta da A. Scott Berg, Max Perkins: Editor of Genius.
La spettacolarità dell’opera è merito senz’altro della letteratura e delle parole dei libri di Wolfe, che non possono non emozionare mentre vibrano nell’aria. In questa cornice si muove il protagonista (Jude Law) che è costantemente in contrasto con i problemi della sua vita privata. Tuttavia il film non riesce a decollare e prosegue con una narrazione abbastanza piatta. È probabile che questo sia dovuto alla formazione teatrale del regista Michael Grandage (al suo debutto sul grande schermo) che dirige, ma non riesce a penetrare film.
La sceneggiatura di John Logan è perfetta, pur presentando qualche debolezza nel disegnare le figure femminili (sbiadita la Alina Bernstein, amante e musa di Wolfe, impersonata da Nicole Kidman).
Tanti poi i simbolismi nel film, a partire dal titolo, che rimanda ad una antica divinità che influiva sulle decisioni delle persone, come Pekins faceva con i suoi scrittori. Un altro simbolo importante è il cappello di Pekins che lo stesso non lo toglie mai fino all’ultima scena nel suo ufficio, nel mitico Charles Scribner’s Sons, dove rende reverenza come se fosse in un luogo di culto.

Voto: 6,4

Ayyoub

Ayyoub

Pazzo come Jack in Qualcuno volò sul nido del cuculo, scemo come le battute di Dodgeball, polymetis come Al Pacino ne Il padrino